Piero Mazzocchetti: l’eccelso ‘ambasciatore’ della musica lirica.

LF ha incontrato il grande tenore abruzzese di fama internazionale, che si è raccontato a tutto tondo in questa chiacchierata 'lunga' decenni.

L’Italia, si sà, è sempre stata considerata il paese del ‘bel canto’… espressione che si è imposta in tutto il mondo per indicare l’arte drammatica del canto nell’opera lirica, che con Gioacchino Rossini raggiunse i livelli più alti.
Nelle opere di Rossini, come già in quelle del suo maestro Wolfgang Amadeus Mozart, la drammatizzazione dell’azione coinvolgeva non solo il soprano o il tenore, che già nella tradizione dell’arte canora del Seicento e del Settecento avevano il ruolo recitativo principale, ma anche il basso, il contralto e tutte le altre voci. Nell’interpretazione di ruoli “buffi” o drammatici, Rossini richiedeva ai cantanti un altissimo grado di professionismo e partecipazione intellettuale, realizzati nella perfezione tecnica oltre che nella cura del “colore”, ovvero delle sfumature espressive della voce.

Essenzialmente la tecnica vocale italiana è una tecnica classica volta a mettere in luce la natura profonda del cantante, facendo in modo che questo si fondi con un gusto estetico classico mediterraneo dell’equilibrio, dell’armonia, della serenità.

Sovente ci si basa molto sulla formula di Pacchiarotti (n.d.r. celebre cantante) che chi sa ben respirare e ben sillabare conosce alla perfezione!
Il canto all’italiana è proprio basato su una fusione tra il lavoro di sintonizzazione acustica svolto dalla corretta dizione ed il fiato.
Ma lungi da me voler fare, quì, una disquisizione musicale, ma certo è che la vera musica, le radici di tutta la musica, partono sicuramente dalla lirica.

L’artista che LF ha incontrato oggi per voi, parte da una ampia preparazione classica che, abbinata ad una voce strepitosa, lo hanno portato sulla strada del succeso, dapprima all’estero, e, in seguito, anche in Italia. Sto parlando del tenore Piero Mazzocchetti.

Nato a Pescara, ma residente a Montesilvano, dove ha fondato la “Crossover Academy”, Accademia di alto perfezionamento in canto lirico e leggero, a 7 anni inizia a studiare pianoforte al Conservatorio di Pescara ed a 13 anni a studiare canto lirico a Pesaro.
A 16 anni inizia la sua attività di pianobar. Terminati gli studi, non si iscrive all’Università e, contro il volere dei genitori, accetta un contratto in un pianobar di Monaco di Baviera. Il locale dove si esibisce, è frequentato dai più importanti giocatori del Bayern Monaco e dai dirigenti della stessa Società, Karl Heinz Rumenigge e Franz Beckenbauer.
In breve tempo Piero Mazzocchetti diventa un idolo, una autentica ‘mascotte’ della squadra: il locale è sempre esaurito, e proprio il più importante manager tedesco di grandi calciatori, Roger Wittmann, lo scrittura in esclusiva. In pochi mesi registra il suo primo album in Germania, con la Universal: L’Eternità.
Registra quindi il secondo album, sempre con la Universal, “Parole Nuove”, poi un terzo, questa volta con la EMI, dal titolo “Amore Mio”, arrivando ad esibirsi negli stadi tedeschi.
Nel 2007 il ritorno in patria, grazie al desiderio di Pippo Baudo di averlo in gara tra i “campioni”. Il Pippo nazionale, con grande lungimiranza, per quella edizione del Festival, volle dare una apertura musicale all’europa, in particolare ad artisti che all’estero cantavano ed incidevano dischi in italiano. Maurizio Fabrizio gli propose così una canzone, scritta come sempre insieme a Guido Morra, da presentare proprio a quel Festival di Sanremo 2007: Mazzocchetti partecipa così alla gara con “Schiavo d’amore”. La canzone si classificò terza nella graduatoria finale della sezione “big”. Questo successo fu l’occasione per lui di tornare a vivere in Italia nella sua terra d’origine, l’Abruzzo.

I successi di Mazzocchetti toccano non solo l’Europa, ma anche Cina, Stati Uniti, America del sud… un all around man per dirla tutta!

Una musica raffinata, una voce intensa, fanno di Piero Mazzocchetti il vero musicista, colui che esprime le autentiche radici del ‘bel canto’, fin quasi a perfezionarle… perchè la musica non ha storpiature, non ha canzoni ‘parlate’, ‘tormentate’, o di dubbio gusto… la Musica è arte ed in quanto tale merita un sacro rispetto della tradizione!

Piero Mazzocchetti ci ha raccontato, senza ritrosie, tutti i suoi percorsi artistici, il suo modo di intendere la musica con molta chiarezza ed onestà.

Quando è nata la passione per la musica?

“La mia passione per la musica è nata sin da bambino quando, all’età di 7 anni, iniziai a muovere le dita su una tastiera … da lì presi a studiare pianoforte e mi avvicinai al canto a 10 anni, quando in chiesa, durante la messa, cantavo le canzoni. La musica è sempre stata protagonista della mia vita. In seguito sono entrato in Conservatorio, ho seguito un percorso di formazione pianistica per tantissimo tempo, fino ad appassionarmi alla lirica, in tarda adolescenza, a 16/17 anni, quando mi accorsi che avevo una vocalità che poteva spingersi oltre.”

Il suo successo è iniziato in Germania, prima nei piano bar, poi anche interpretando “Il fantasma dell’opera”, tra l’altro cantato interamente in tedesco, se non sbaglio… Ci racconta questi percorsi?

“Sì, la mia carriera è iniziata in Germania nel 1998 quando a 20 anni mi mossi dall’Abruzzo per andare a suonare nei piano-bar tedeschi, a Monaco di Baviera, dove arrivavano personaggi del mondo dello sport, come Karl Heinz Rumenigge e Franz Beckenbauer, che mi sposarono, a livello artistico, perchè diventai una sorta di mascotte del Bayern Monaco esibendomi anche allo stadio. Venni notato da alcuni manager discografici importanti della Universal ed iniziò, di fatto, la mia carriera in Germania che, nel 1999, sfociò con il mio primo album, “L’eternità”, che divenne disco d’oro nel giro di 20 giorni. Un successo a soli 21 anni sicuramente folgorante! Da lì è partita proprio la mia carriera a tutto tondo.”

Il suo essere, appunto, un artista a tutto tondo, pensa sia il motivo di un successo maggiore all’estero anzichè quì in Italia?

“Forse sì… Dal 1999 al 2007 ho vissuto in Germania, dove si sono svolti maggiormente i miei concerti: ho fatto musical, come dicevamo, “Il fantasma dell’opera”, in tedesco, un momento molto bello, perchè lì mi sono appassionato alla trasversalità della musica, non fossilizzandomi solo sul crossover ma affrontando il palcoscenico con un cast importante… è stata anche una sfida, fortunatamente vinta, con la lingua tedesca, che è una lingua molto difficile, soprattutto per noi italiani, e quindi cercare di renderla musicale, è stato particolarmente complicato. Detto ciò, fortunatamente, nel 2007, Pippo Baudo mi volle a Sanremo tra i campioni, arrivai terzo, così partì anche la mia carriera in Italia, dopo 13 anni. Il successo avuto all’estero, si è fortunatamente aperto anche nel mio paese, dove riesco a lavorare bene. Probabilmente l’Italia, nella musica classica è meno forte dei paesi esteri, come Germania, Canada, America e sud America, dove, ad esempio, un gruppo come Il Volo, o lo stesso Bocelli, hanno più potenzialità e forza. E’ proprio il nostro genere musicale, il crossover, che ci porta ad essere più apprezzati all’estero che in Italia.”

Cosa ricorda dell’esperienza vissuta a Sanremo con Pippo Baudo?

“Baudo era un direttore artistico lungimirante, l’incontro con lui fu bellissimo! Io ero sconosciuto in Italia, ma lui volle aprire il Festival all’Europa. Residente in Germania, ovviamente cantavo ed incidevo dischi in italiano. Pippo Baudo rimase folgorato dalla mia voce… e infatti andò bene, arrivai terzo classificato. Aveva un coraggio che forse i direttori artistici di oggi non hanno più, ossia quello di proporre un cast trasversale davvero, che attraversi generazioni, toccando quasi tutti i generi musicali. Oggi si guarda molto al guadagno momentaneo. Sanremo è diventato un cioccolatino che si scarta e si mangia in un boccone e che non dura affatto nel tempo. Le canzoni di qualche anno fa, attraversavano decenni, come se fossero state scritte ogni anno nuovamente. La musica a tutti gli effetti è cambiata, la proposta degli artisti è oggi anche abbastanza grottesca, perchè il mercato musicale non investe più sulla qualità dell’artista, ma più su un discorso Social, sull’appeal che hanno gli artisti sui giovani, sul linguaggio completamente diverso del Rap, del Trap, che spesso è più diffamazione, rottura sociale, grido, talvolta anche volgare. Dieci anni fa, determinati artisti, sarebbero stati presi a calci, ma non voglio dire altro! Per me, che sono un artista classico, con una certa consapevolezza della musica, vedere a cosa si sia ridotto il Festival e la musica italiana, mi fa stare molto male. Però noi che siamo artisti affermati, possiamo essere un filtro tra questa musica, che, di fatto, non è musica, e la detenzione del patrimonio classico che è la culla culturale e tradizionale del nostro paese.”

C’è un artista dal quale si sente particolarmente ispirato?

“Beh, io avuto l’onore ed il piacere di essere amico, oltre che duettare varie volte, del maestro Josè Carreras, il grande tenore spagnolo, dal quale ho imparato quasi tutto, ma, soprattutto, come comportarsi, come vivere sul palcoscenico e come condurre una vita, seppur di successo, ma di rispetto… E la telefonata di Pavarotti all’indomani del mio festival di Sanremo, fu bellissima! Mi fece tanti complimenti, – lo dichiarò anche su La Stampa di Torino – disse che avevo una voce bellissima e che voleva incontrarmi. Il mio rammarico più grande è stato quello di non poterlo vedere, perchè da lì a qualche settimana morì! Però lo sentii varie volte e mi diede dei consigli che terrò segretamente nel mio cuore per tutta la vita.”

Quando ha deciso di tornare a vivere in Italia?

“Dopo il successo del Sanremo del 2007! Di necessità virtù… mi trasferii di nuovo in Italia dove iniziai con la televisione ed i concerti… Poi partii per la Cina, per il Canada, gli Stati Uniti, la Russia, e, ovviamente, ero felicissimo, perchè dopo tanti anni all’estero, organizzare il lavoro nel proprio paese era tutta un’altra cosa.”

Com’è cambiata la sua vita con la nascita, qualche anno fa, di un figlio?

“La vita è cambiata radicalmente, perchè quando diventi padre, ti proietti in una dimensione che prima neanche immaginavi. La vita, specialmente quella di un artista, è focalizzata su sè stessi, il proprio ego, sulla necessità di correggere, di nutrire le proprie fragilità … Quando nasce un figlio, ci si mette un po’ da parte e forse è lì che inizia la vita vera, perchè ti accorgi che anche se non proietti la vita su te stesso, ma ti occupi di un figlio, umanamente cresci, sia come artista, ma soprattutto come uomo, ed è quella condizione che dà la possibilità, agli artisti, di poter comunicare sul palcoscenico emozioni che sono ancora più grandi, perchè un uomo non è completo se non è padre.”

Lei è anche poco ‘mondano’ contrariamente a parecchi Vip…

“Più che essere un artista poco mondano, non ho tempo! 10 anni fa ho aperto un’Accademia in Abruzzo, dove vivo, la “Crossover Academy”, che mi impegna molto, al di fuori dei concerti, che, ovviamente, per il momento sono sospesi … Mi occupo di formazione, ho tanti allievi talentuosi, che vanno seguiti. Ho uno staff di professionisti straordinari, come il maestro Beppe Vessicchio, direttore artistico ad honorem della mia Accademia, che ogni tanto viene e si interfaccia con tanti colleghi… Sono molto impegnato, quindi, e quando rientro a casa mi occupo di mio figlio, cerco di essere un padre presente. Sono molto felice ed orgoglioso di tutto questo, a discapito della mondanità di cui, diciamoci la verità, oggi, grazie ai Social, si può anche fare a meno. Come d’incanto sei in vari posti allo stesso tempo, senza dover, per forza di cose, muoversi nei locali, nei ristoranti o alle serate di Gala. Alle volte c’è bisogno della presenza dell’artista, ma io preferisco farlo per occasioni di beneficenza.”

Come sta vivendo questo difficilissimo periodo di Pandemia?

“Riallacciandomi un po’ alla risposta precedente, quando sei un artista sano, dove per sano intendo anche nei principi e nei valori, non occorre vivere nella mondanità a tutti i costi. Con la pandemia, ovviamente, il mio lavoro, quello di tutti i musicisti, della mia equipe, lo staff di tecnici, service fonici, è particolarmente difficile. Io mi reputo fortunato, perchè avendo aperto, come dicevo, un’accademia, la formazione mi tiene impegnato e mi permette di vivere benissimo grazie alla musica. Dalla musica guadagno e nella musica investo, mi dà la possibilità di vivere bene anche se non ho numeri televisivi al momento, spettacoli e concerti, che per un artista sono il sostentamento maggiore. La vivo bene dopo che 10 anni fa ho investito nella formazione! Nella vita, bisogna sempre seguire le proprie emozioni e le proprie idee… Sono sempre stato abbastanza solitario dal punto di vista del management, e non sono mai sceso a compromessi, ma sono felice di questo… Ho una mente pensante, un cuore, e magari, a 42 anni, potevo avere molto di più, ma anche molto di meno… parlo anche in termini umani, perchè se ti sostiene la salute, a 42 anni, hai ancora molto da dire!”

Progetti futuri?
“Innanzitutto cerchiamo di uscire da questa situazione difficile che non è legata solo alla salute, ma anche alla disgregazione sociale che ha creato, purtroppo, dei compartimenti stagni molto preoccupanti nel nostro Paese, come un po’ in tutto il mondo. Vorrei che in Italia ci unissimo, che ci fosse un po’ più di spirito di appartenenza alla nostra bandiera, che non si gridasse sempre all’odio… anche la situazione politica è un po’ lo specchio di questi ultimi 20 anni. La storia non ha insegnato nulla, e questa è una grande sconfitta per me che mi occupo di formazione. Non rispettare la storia, così come la musica, quella classica, la culla di tutta la cultura musicale, significa non rispettare il presente e non potersi proiettare al futuro … e questo vale anche per la politica… sembra che le sofferenze del nostro paese, siano state dimenticate in un attimo. Da poco è stato il giorno della Memoria, – la liberazione di Auschwitz – sembra che tutte queste cose siano state dimeticate! L’Italia è un paese che ha sofferto molto ed ha saputo sempre rialzarsi dalle macerie … sono abruzzese quindi puoi immaginare che parlo de L’Aquila, ma un po’ tutta l’Italia è una terra terremotata. Si grida tanto al disagio sociale ed al disastro economico, ma poi gli Italiani sono quelli che stanno meglio di tutti nel mondo, al livello economico. Perchè quelli che stanno meglio, hanno voce per gridare, e coloro che non riescono neanche a mettere a tavola un pezzo di pane e una minestra calda per i propri figli, quella voce non ce l’hanno più … e questa è una cosa che mi fa molto male! Quindi, un artista come me, che ha avuto la possibilità di avere un po’ più di voce, forse è il caso che la usi anche per gridare socialmente a qualcosa che non ci sta più bene. Io vivo con poco e sono felice di essere così. Nonostante i miei milioni di difetti, uno dei pochi pregi che ho, è quello di essere un artista sicuro di sè, a volte anche autoritario, perchè comunque mi occupo di formazione, ma sicuramente non sono una persona esuberante, montata, che si erge su un piedistallo. Preferisco vivere umilmente di quello che ho, senza chiedere nulla a nessuno o dover scendere a compromessi. Se una cosa va, sono felice di esserci riuscito, ringrazio Dio che ogni giorno mi dona la forza di comunicare attraverso la musica! Fino a quando il pubblico verrà ad applaudirmi e, magari, gli scapperà anche una lacrima, sarò felice di questo lavoro. Questo è il mio stile di vita, con gli errori che, però, sono anche frutto di una crescita interiore che mi porta ad essere quello che sono oggi.”
Concludendo?
“Speriamo che il futuro ci riservi qualcosa di meglio. Credo che la pandemia tolglierà di mezzo i falsi artisti, coloro che vivono di espedienti e ci sarà un reset naturale, come nei postumi di una guerra … Un po’ di meritocrazia naturale, forse, in questo paese non guasterebbe.”
What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*