Pirelli: ‘La Pubblicità con la P maiuscola’.

Il profitto si fa con il prodotto. Ma è la pubblicità il modo migliore per veicolare il successo di un’azienda. Un diktat non solo per chi si occupa di marketing, ma pure una storia da raccontare.

Ottocento immagini per ripercorrere la storia della pubblicità Pirelli dagli anni Settanta agli anni Duemila.Dalla celeberrima maglia di Ronaldo, al gatto sornione addormentato sul pneumatico, fino ai bozzetti degli anni ’70-’80 e gli spot televisivi. Il volume “La Pubblicità con la P maiuscola” è un percorso di 800 immagini per ripercorrere 30 anni di comunicazione del marchio Pirelli.

Questo libro, edito da Corraini Edizioni e curato dalla Fondazione Pirelli, segue il volume “Una Musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto”, che raccontava il primo secolo di vita dell’azienda (1872-1972).

Presentato nel corso di un evento al Teatro Franco Parenti alla presenza di Marco Tronchetti Provera, Vice Presidente Esecutivo e Ceo di Pirelli e Presidente di Fondazione Pirelli, Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, Paola Dubini, Docente dell’Università Bocconi di Milano, Vicky Gitto, Chief Creative Officer di Young & Rubicam, Aldo Grasso, Docente dell’Università Cattolica di Milano e critico televisivo, e Antonio Calabrò, Consigliere Delegato e Direttore della Fondazione Pirelli,”La Pubblicità con la P maiuscola” è stato accompagnato da un’esposizione di materiali pubblicati nel volume che resteranno per alcuni giorni nel foyer del Teatro Franco Parenti di Milano.

Che cosa c’è dentro questo libro? C’è la storia delle immagini, la trasformazione dalla grande pubblicità d’autore degli anni Cinquanta e Sessanta, alla televisione, al cinema, ai testimonial, fino al digitale. Pirelli ha sempre lavorato nel segno dell’innovazione e l’innovazione è un linguaggio, è un rapporto, è un modo di usare le immagini, anche in movimento, per dire dei cambiamenti della società.

Cambiamenti che riguardano anche le strategia di comunicazione, l’approccio al mondo che sta al di fuori dell’azienda, e che determinano pure il modo in cui l’impresa ha modificato se stessa nel corso degli ultimi decenni, su un piano che alla fine è prettamente culturale, come ha spiegato anche il vicepresidente esecutivo e Ceo di Pirelli Marco Tronchetti Provera.

“La pubblicità è identità” – ci ha detto – “non è mai la ricerca banale della vendita del prodotto. E’ cercare di vedere il prodotto all’interno della società, di vedere l’azienda all’interno della società, perché poi il prodotto si evolve se si evolve l’azienda, se si evolvono le persone dell’azienda. E per farlo devono vivere nella società guardando al domani”.

Tra le campagne più note spicca quella con il Ronaldo interista in veste di messia del calcio sulla baia di Rio de Janeiro, associata allo slogan “Power is nothing without control”. Ma non solo. “Anche quella di Carl Lewis non era male”, ha aggiunto Tronchetti. E il “Figlio del vento” in tacchi a spillo, fotografato da Annie Leibovitz è forse davvero l’immagine più iconica del libro, capace di unire un eroe sportivo alla visione di un’artista di primissimo piano e di dare un senso concreto al concetto di “cultura popolare” che diventa comunicazione efficace.

“Il libro” – ha concluso Calabrò – “si apre con una citazione di Majakovskij che dice: non perdiamo tempo con i mali e le brutture della società, portiamo verso la pubblicità artisti e scrittori. E’ quello che ha sempre fatto Pirelli e che raccontiamo in questo libro e nelle immagini che stanno sul sito”.

Foto: Nick Zonna

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*