Progetto Paulownia: botanici per un giorno.

Paulemia 1113, un progetto di green economy ecosostenibile, è stato presentato a Montopoli in Sabina, a giornalisti e blogger, dal Perito agrario Alessandro Iannone.

Foto: Francesca Nanni

La città con i suoi ritmi frenetici, vorticosi, stressanti, per un giorno, ha lasciato il posto al relax, alla tranquillità del verde e dei “rumori” della natura.

In un’oasi di pace in terra Sabina, provincia di Rieti, a pochi chilometri dalla capitale, grazie al gentilissimo invito della giornalista Roberta Maresci, si è svolta una giornata diversa, divertente, all’insegna di un progetto di green economy: la piantagione di un alberello di Paulownia, o meglio di Paulemia 1113, unica selezione genetica con certificazione e registro in Europa CPVO (Comunity Plant Variety Office), come ci ha spiegato il Perito agrario Alessandro Iannone, che ha presentato il progetto anche al Comune di Roma: “la nostra proposta è quella di mettere a dimora le piante in terreni in disuso e poi con il legno creare una minifiliera artigianale dando lavoro anche a realtà associative territoriali. L’università della Tuscia e di Perugia ci hanno creduto ed hanno già avviato la coltivazione in via sperimentale…”  (continua sotto…)

 

La Paulownia tomentosa è un albero tradizionalmente attribuito alla famiglia delle Scrophulariaceae, collocato dalla classificazione APG  tra le Paulowniaceae. Albero dal portamento maestoso e dalle fioriture molto decorative, con foglie cuoriformi, tomentose, a fine Primavera produce fiori di colore bianco o lilla, profumatissimi, riuniti in grandi corimbi, i frutti autunnali sono capsule ovali, ricoperte da una peluria dorata.

Le peculiari caratteristiche botaniche ed ecologiche del genere Paulownia ne fanno un tipico albero “multifunzionale”, in grado di fornire contemporaneamente diversi tipi di prodotti e di servizi.

La specie fu importata in Europa intorno al 1800 dalla Compagnia olandese delle Indie orientali e nel corso dei secoli seguenti, in particolare nel XIX secolo, fu impiegata come pianta ornamentale nei giardini, nei parchi e nei viali di tutta l’Europa meridionale.

La leggerezza è tra le doti di spicco del suo legno, come delle altre specie del genere. Ha elevata flessibilità e durabilità, ma bassa rigidità. I giapponesi lo apprezzano molto per questo ed anche perché ha una struttura uniforme che lo rende molto adatto per lavorazioni di precisione e non lascia passare l’umidità, e non viene neppure attaccato dalle tarme. Per queste caratteristiche, viene usato per costruire mobili, come cassettoni e bauli, per gli strumenti musicali come il Sō (arpa orizzontale), per le scarpe e le maschere. Il legno di Paulownia tomentosa ha il suo impiego anche nel settore dell’edilizia per rivestimenti interni e serramenti, ma anche per la fabbricazione di mobili, pannelli truciolati e multistrato, tranciati, sfogliati, pasta da carta, arnie per le api, tavole da surf ed oggettistica varia.

Si tratta di una pianta che cresce molto velocemente ed ha il suo picco di sviluppo proprio nei primi tre anni di vita. Si adatta molto bene per questo alla produzione di biomassa per fini energetici. Le grandi quantità di materiale sono però penalizzate dal grande contenuto di acqua.

Al di fuori delle tre grandi categorie citiamo l’uso di foglie e fiori, con i quali si possono ricavare medicinali e pure mangime per il bestiame. Non di meno la fioritura è grande fonte di nettare per le api, le quali possono produrre miele esclusivamente da questa pianta. E ancora la funzione frangivento (data dall’ampia e folta chioma), le capacità fitodepurative (elevato prelievo di azoto dal terreno), l’estrazione di biossido di carbonio dall’aria (in quantità molto importanti data la velocità di crescita) ed infine l’intercettazione delle polveri grossolane grazie alla peluria che caratterizza le foglie di questa specie.

Tornando alla giornata “bucolica” che ha avuto luogo Lunedì scorso, e che ha visto la partecipazione di giornalisti e blogger, è stata davvero un’esperienza appassionante e coinvolgente. A ciascuno di noi è stata affidata una piantina di Paulownia da trapiantare su una vasta estensione di terreno. Sotto le scrupolose direttive di Alessandro Iannone, abbiamo proceduto all’operazione, al termine della quale, ad ogni alberello abbiamo apposto una targa di legno o di altro materiale, con su scritto il nome da noi scelto.

Al termine di questa “avventura” ci siamo riuniti tutti, piacevolmente, all’ombra di un patio per stuzzicare varie leccornie, dolci e salate, e brindare a queste nuove vite con i lieti calici di Grechetto di Montefalco della cantina Di Filippo, realtà biologica e biodinamica che pratica l’utilizzo di sostanze esclusivamente di derivazione organica, recuperando il giusto equilibrio tra terra, pianta e produttività.

Dopo questa gran bella esperienza siamo tornati a Roma più carichi, certi di aver dato origine a qualcosa di grandioso e “salutare”.

Ovviamente, man mano, vi aggiorneremo sulle condizioni e la crescita dei nostri alberelli di Paulownia.

A presto per nuove…coltivazioni!

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