Proiettarsi nel futuro ma con i piedi per terra… La propria terra!

Oggi desidero presentarvi Luigi Adinolfi e la sua storia, la storia della sua famiglia e della sua terra, ovvero il punto di partenza sul quale Luigi ha fatto leva e creato un'impresa di valore...

Luigi Adinolfi

Qualche anno fa ho avuto la fortuna d’incontrare un giovane collega, fresco di studi in comunicazione aziendale, che mi ha colpito fin da subito per le sue capacità “visionarie”. Chi mi conosce sa bene che per me il concetto di “visionario” possiede qualità assolutamente positive, soprattutto in ambito professionale e d’impresa.

Il mio giovane collega, non aveva solo idee ed intuizioni brillanti, ma anche la capacità e la caparbietà di trasformarle in sostanza, nel suo caso… liquida!

Oggi desidero presentarvi Luigi Adinolfi e la sua storia, la storia della sua famiglia e della sua terra, ovvero il punto di partenza sul quale Luigi ha fatto leva e creato un’impresa di valore; valore economico e valore culturale che a sua volta rispecchia l’enorme potenziale che in Italia, a qualsiasi latitudine, possediamo e che, a mio avviso, rappresenta la vera risposta alla stagnazione in cui riversa il paese. Un paese che sembra ormai aver dimenticato l’essenza più profonda della propria storia e cultura come elemento competitivo e di differenziazione.

Lascio quindi a Luigi l’incombenza di presentarsi:

“Sono un imprenditore agricolo calabrese che ha avuto una grande fortuna, crescere in una famiglia contadina da quattro generazioni, in una terra dalle tradizioni agroalimentari uniche. Titolare dell’azienda agricola biologica Santa Marina di Oriolo, in Calabria, al confine con la Basilicata. Porto al di fuori dei confini della mia azienda agricola le produzioni tipiche della mia terra, i prodotti che i miei genitori hanno dato per vent’anni ai clienti del nostro agriturismo di famiglia; nello specifico: Il liquore alle Olive di Calabria Ulivar, la confettura di Mela Agostina, una mela profumatissima e in via di estinzione che i nonni usavano come originario “deodorante per ambienti” e l’origano biologico varietà Vulgare sottospecie Viride del Pollino. Fino al 2015, grazie al lavoro dei miei genitori e dei miei nonni, abbiamo potuto far conoscere i nostri prodotti e le nostre ricette ai clienti che per 20 anni sono venuti in agriturismo a soggiornare da noi. Abbiamo iniziato a fare ricettività nel lontano 1995, anno della fondazione dell’Agriturismo Santa Marina. All’epoca, per chi iniziava questo lavoro, erano diffusi soltanto il telefono fisso e la guida cartacea di Terranostra e i clienti ti telefonavano a Maggio e arrivavano ad Agosto nella data concordata, senza mappe, mail, internet, smartphone e recensioni varie. Io sono cresciuto vedendo i miei genitori offrire ai clienti dell’azienda i nostri prodotti e sono rimasto sempre colpito dallo stupore che avevano nell’assaggiare il liquore alle olive che facevano i nonni. Abbiamo clienti che, da quando lo abbiamo etichettato ufficialmente, conservano ancora in casa le bottiglie comprate da noi negli anni ‘90, senza un nome e un’etichetta “ufficiali”..! L’esigenza di promuovere i nostri prodotti al di fuori dei confini della nostra azienda è aumentata considerevolmente nel 2015, quando a causa delle frane sull’unica Strada Provinciale che conduce nella nostra azienda abbiamo dovuto sospendere l’attività ricettiva. Dopo due anni dalle prime frane la situazione è ancora precaria e gli interventi degli Enti pressoché inconsistenti.”

La valorizzazione del territorio, rappresenta sicuramente una delle chiavi di volta per rilanciare l’economia nel contesto attuale. Secondo la tua esperienza, in termini generali, quali sono gli elementi e le caratteristiche fondamentali di un certo territorio da analizzare per poi arrivare a sviluppare un’idea vincente?

“Il territorio è il Dna dei nostri prodotti e la grande fortuna dell’essere italiani è che l’Italia è la prima nazione al mondo per varietà di territori e prodotti agroalimentari. I clienti che venivano in agriturismo dall’estero sottolineavano sempre che ammiravano particolarmente la grande varietà di paesaggi e di cibi che potevano trovare solo in Italia, nel raggio anche di pochi chilometri di spostamento…caratteristica unica del Belpaese. La Calabria poi è la regione d’Italia con la maggiore percentuale di superficie agricola a coltivazione biologica (rispetto alla superficie totale coltivata), oltre ad avere tre parchi nazionali e oltre 700 km di coste, spesso incontaminate. Non stupisce che anche negli Stati Uniti d’America se ne siano resi conto e il New York Times di recente lo abbia ribadito pubblicamente. Questo è un grande punto di vantaggio per chiunque voglia dedicarsi alla valorizzazione dei nostri territori, ma serve che di pari passo con la promozione di ciò che viene dalla terra ci sia un apparato statale efficiente, che supporti le imprese aiutandole semplicemente a risolvere i problemi che quotidianamente hanno. Qualcosa da cui siamo lontani giusto pochi anni luce…il problema in Italia non è la burocrazia in se, ma la gente (per fortuna sempre meno) che la amministra senza capacità, studio e conoscenza della materia.”

ULIVAR, in particolare,  rappresenta indubbiamente un caso di successo e quindi di studio. Raccontaci brevemente la storia di questa avventura imprenditoriale e non solo.

“Ulivar dieci anni fa non era altro che il liquore che i miei genitori davano in agriturismo, Ulivar ai primi del ‘900 era solo un infuso alcolico come tanti ce ne sono nella tradizione contadina calabrese, ma unico nei suoi ingredienti principali. Il mio bisnonno materno per primo lo faceva e lo portava al mercato del paese e lo regalava ai parenti. La testimonianza pubblica più antica sulla sua degustazione in campagna che finora abbiamo raccolto da persone al di fuori della famiglia risale al 1965. Sin dai primi anni del 2000, quando sono stato fuori regione prima per studio e poi per lavoro, rispettando la tradizione più antica dei fuorisede calabresi, ho sempre portato con me i prodotti tipici della mia terra. Non mancavano mai nella mia valigia alcune bottiglie di liquore alle olive. L’apprezzamento che vedevo anche negli amici a cui lo offrivo solleticava in me l’idea di produrlo in quantità maggiori. Grazie ad alcuni amici ristoratori nel Lazio e in Abruzzo ho avuto modo di farlo assaggiare anche ai loro clienti. Intorno al 2009, quando ai pareri favorevoli dei clienti del nostro agriturismo potevamo aggiungere quelli degli amici ristoratori e dei loro clienti, ho pensato che fosse giunto il momento di dedicarmi a tempo pieno ai prodotti della mia famiglia. In questo devo dire che anche il terremoto dell’Aquila, dal quale sono sopravvissuto con mia sorella e mio cognato nel 2009 ha dato un’accellerata ai miei progetti “personali”. Nel 2011, una volta tornato a casa ho iniziato a lavorare alla ricetta del mio bisnonno, insieme con un esperto di laboratorio abbiamo affinato la produzione e migliorato alcuni dettagli, restando sempre fedeli nel procedimento che seguivano anche i miei familiari nel farlo in casa. Nell’aprile 2012 siamo arrivati alla prima produzione imbottigliata di 500 bottiglie.  Oggi ne produciamo circa 2000 l’anno. Quindi oggi Ulivar è il liquore alle olive di Calabria, prodotto artigianale dell’azienda agricola biologica Santa Marina di Oriolo, che nasce da una ricetta contadina dell’Alto Jonio Cosentino, ai piedi del Parco Nazionale del Pollino. Un prodotto innovativo, unico al mondo, ideale per chi cerca qualcosa di originale, naturale ed esclusivo. Le sue proprietà organolettiche ne fanno un liquore molto utilizzato sia in miscelazione che in ricette di alta cucina. Da qui, precisamente in Contrada Santa Marina del comune di Oriolo (Cs), viene spedito a enoteche, wine bar, ristoranti di nicchia e negozi di prodotti tipici di alto segmento, in Italia e all’estero.”

 

Immagino che, considerate le peculiarità di questo prodotto, avete provato a presentarlo in numerose manifestazioni di settore. Come è andata?

“La particolarità dei suoi ingredienti, l’originalità del prodotto e la sua qualità hanno portato il Liquore alle Olive Ulivar a vincere nel 2012 il 1° Premio Nazionale “Oscar Green” di Coldiretti, al quale partecipano ogni anno più di 1000 aziende in tutta Italia e il Premio Nazionale Nuovi Fattori di Successo del Mipaaf. Per le stesse ragioni Ulivar è stato ospite di Geo&Geo, Linea Verde e oggetto di numerose pubblicazioni e reportage su riviste specializzate nel settore enogastronomico. Nel mese di Giugno 2014 Ulivar è stato inoltre selezionato tra le 50 eccellenze italiane che ISMEA ha esibito a New York al Summer Fancy Food Show 2014 all’interno del Jacob Javits Center di Manhattan e nel 2016 tra le 10 eccellenze italiane che Ismea ha esibito al Salone del Gusto di Torino. Siamo stati anche a EXPO con Coldiretti Calabria e al Vinitaly con l’Accademia del Peperoncino di Diamante. Le manifestazioni di settore sono la linfa vitale che ti permette di confrontarti con esperti e addetti ai lavori e ti permettono di ampliare le tue conoscenze e di trovare nuovi clienti. Oggi a Torino fanno un cocktail, il Grecanico, con Ulivar, spremuta di Bergamotto e Gin, ma io sono di parte se vi dico che è straordinario…”

Quindi il connubio tradizione ed innovazione non solo è possibile, ma anche auspicabile. A tuo avviso quali competenze, tecniche e culturali, sono necessarie per ideare e sviluppare un’idea come questa?

“Sicuramente crescere in campagna è un vantaggio. La tradizione la vivi sin da bambino, la mangi, la racconti, la senti visceralmente parte del tuo vissuto. L’innovazione la puoi portare a ciò che hai se stai al passo con i tempi, se ti tieni aggiornato, ti confronti con altri imprenditori, vivi le associazioni, non smetti mai di studiare e soprattutto impari a delegare ciò che non sai fare. Saper riconoscere i professionisti e affidarsi alle persone giuste è un’azione fondamentale per innovare ciò che viene dal nostro vissuto e dal nostro passato. Saper comunicare, inteso come saper stare sul mercato con le proprie attività per farle conoscere alle persone giuste è fondamentale.”

Quanto è importante creare un network attivo e partecipativo tra varie realtà aziendali ed enti territoriali e culturali per incentivare lo sviluppo di iniziative come questa? Ed inoltre, è sempre così facile creare “rete” con altri interlocutori potenzialmente interessanti ed interessati al fine di perseguire uno scopo comune?

“Fare rete è l’unica via che c’è per poter crescere e uscire dalla dimensione del piccolo coltivatore così come la intendevano i nostri nonni. Io mi occupo per la maggior parte del tempo delle mie coltivazioni e tutto ciò che comunico lo faccio con Startup Calabria, un’associazione no-profit che aggrega diverse esperienze imprenditoriali in Calabria, caratterizzate da innovazione e legame con il territorio. Per quello che riguarda le colture, da due anni stiamo portando avanti in Calabria, nell’Alto Jonio Cosentino come produttori associati un progetto che ci appassiona ogni giorno di più. Guidati da Francesco Ramundo, un maestro coltivatore di Origano biologico da dieci anni, e seguiti da un agronomo specializzato, il dott. Domenico Lanza, abbiamo intrapreso con un terzo socio, Rosy Manfredi, una coltura di Origano Biologico Vulgare sottospecie Viride del Pollino, una pianta officinale che da noi cresce spontanea dato che siamo sui contrafforti orientali del Parco nazionale del Pollino, la più grande area verde d’Europa. In totale (tre produttori) arriviamo a una massa critica produttiva consistente, su una superficie coltivata con metodo biologico (sarchiatura, raccolta e lavorazione a mano) di 5 ettari. Abbiamo già fatto due spedizioni negli Stati Uniti e in Canada, e il prodotto sta riscuotendo apprezzamento sia tra i ristoratori che nelle vendite al dettaglio. Siamo in contatto con due Università per l’analisi e la certificazione di questa biodiversità officinale. Sicuramente se non avessimo deciso di lavorare insieme al recupero del Vulgare Viride dell’Alto Jonio non avremmo ottenuto i primi risultati di cui stiamo parlando. Con questo prodotto siamo presenti anche tra gli sponsor della Calabria a Casa Sanremo, dove una talentuosa Chef Calabrese, Danila Forciniti, farà una ricetta con l’origano Vulgare Viride dell’Alto Jonio e con il Liquore alle olive di Calabria Ulivar, insieme con altri prodotti della tradizione culinaria calabrese.”

Chiudiamo con un desiderio… sarebbe bello se…?

“In Italia, d’improvviso, da un giorno all’altro, i raccomandati uscissero dagli uffici pubblici per lasciare il posto a giovani meritevoli e competenti, persone che saprebbero interfacciarsi con imprese e privati che altro non chiedono che la risoluzione dei problemi. Sarebbe bello se l’essere cugini, parenti, zii di nipoti di qualcuno diventasse, d’improvviso, fattore di maggiore responsabilità e impegno verso i cittadini, e non la via facile per avere stipendi a vita, facendo finta di lavorare nella cosa pubblica. Sarebbe bello se il familismo amorale (in tutte le sue deformazioni più estreme) divenisse improvvisamente la prima piaga da combattere. Il resto degli Italiani, quelli con le maniche rimboccate, per fortuna la maggior parte, sanno già farlo benissimo da soli.”

La storia che abbiamo raccontato è la palese dimostrazione che possediamo eccellenze straordinarie siano esse persone o territori. Quando questi elementi s’incontrano, e gli si concede la possibilità di operare ed osare, questi sono i risultati che si ottengono.

Ringrazio Luigi per il tempo che ci ha dedicato e per chi volesse approfondire o contattarlo (www.biosantamarina.it)

non esitate in quanto la disponibilità e l’entusiasmo sono i suoi tratti distintivi.

 

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