Pronto? “Quì parla “Zia” Caterina con il suo Taxi Milano 25″.

La toscana Caterina Bellandi, detta "Zia" Caterina, ha una missione importante: rendere il tragitto, casa/ospedale, dei bambini malati di cancro, il più gioioso possibile.

Una sera freddina ed umida, all’uscita da uno spettacolo teatrale, esattamente in Via delle Fornaci, ho notato un’auto che immediatamente mi ha colpita, suscitando in me grande allegria…! Avvicinandomi ad essa, ho scoperto un Taxi che, per i suoi colori e disegni molto particolari, mi ha incuriosita. Ma a suscitare ancor di più il mio interesse, è stata una signora dall’aria sbarazzina, abbigliata in maniera singolare ed eccentrica che immediatamente mi ha regalato un giornalino da colorare (che ho scoperto, poi, possedere all’interno, le singole storie di tantissimi bambini conosciuti dalla suddetta)… Chi mi legge, potrà ben immaginare che, curiosa come un gatto che va alla scoperta del mondo, io non potessi sottrarmi dall’avvicinarmi per saperne di più! Non ne ero sicura, ma mi sembrava di averla già vista, e, in effetti, ho scoperto che la signora in questione ha una gran bella storia (seppur triste) alle spalle…!

Caterina Bellandi, questo il suo nome, originaria di Prato, si fa chiamare Zia Caterina ed è l’autista del taxi Milano 25. Il mezzo, come citato sopra, è molto curioso: colorato e pieno di personaggi per bambini. E c’è un motivo: dal 2002 offre gratuitamente le corse per l’ospedale ai bambini malati di cancro. Ma non solo. Per rendere il tragitto più piacevole per i bambini, Zia Caterina si veste anche in maniera allegra e contagia di felicità i suoi passeggeri. Inoltre, dopo le visite e le sedute di chemioterapia, prima di riaccompagnare a casa i bambini, li porta a prendere un gelato o a fare altro.

Nell’Agosto del 2001, il suo compagno, Stefano, muore, a causa di un tumore ai polmoni, lasciandole il taxi in eredità. La donna dapprima prosegue il lavoro dell’uomo. Un giorno, però, sale a bordo del mezzo una famiglia: la figlia della coppia racconta che il fratello era morto per un cancro al cervello e la madre aggiunse che aveva istituito una fondazione per aiutare i bambini gravemente malati e la ricerca contro il cancro. Quella fu la molla che scatenò in Caterina l’idea di fare qualcosa per quei bambini.

Di recente, oltre al taxi, si è aggiunto anche il Camper dei supereroi Milano 25 Taxi Home.

Come vedete, la sua è una bellissima storia d’amore; l’amore vero e profondo che l’ha legata per sempre al suo compagno Stefano, morto di cancro ai polmoni, parecchi anni fa. Per amore e con amore, ha così trasformato il taxi che era appartenuto al suo caro Stefano in qualcosa di magico, una piccola astronave fantastica dedicata a tutti i bambini che hanno bisogno di zia Caterina. Lei, quei bambini meno fortunati di altri, lì ha ribattezzati I Nuovi SuperEroi di questo tempo. Li possiamo ammirare dipinti sulla carrozzeria di Milano 25, figure dalle sembianze umane ma con i volti di animaletti, che sembrano appena sbucate fuori da un fumetto a colori: dei piccoli SuperEroi  a cui è stato fatto dono di grandi e incredibili SuperPoteri, affinché possano combattere la loro battaglia, risultando invulnerabili e forti anche di fronte al peggiore dei nemici: la morte.

Del resto, i SuperEroi di Caterina sono davvero tutti dei ragazzi speciali; bambini e bambine straordinari che ogni giorno sfidano un male crudele e affrontano, senza starsi troppo a piangere addosso, insopportabili dolori, pur di vincere la più perfida delle guerre.

Tutti la chiamano Zia Caterina, perché la Zia è la persona più prossima alla figura della mamma, ma, differentemente da una madre, la zia può viziare i propri nipoti a dismisura, perché, di fatto, non ha il compito di educare, bensì meglio le si addice quello di intrattenere, divertire, e fantasticare insieme a loro!

Caterina avrebbe tanto desiderato di poter essere una mamma, chioccia e protettiva; non riuscendo ad avere figli suoi, è voluta divenire la ZIA di tutti i bambini .

Sono certa che molti di voi, anche solo una volta, avranno notato in mezzo al traffico ingolfato della città, il suo taxi; allegro ed inconfondibile, pieno di pupazzi, chitarrine, braccialetti, collanine  e palloncini di ogni forma e colore.

Alla guida, zia Caterina, un personaggio che pare uscito dai migliori film di animazione di Walt Disney, vestita sempre con abiti lunghi e mantelle dal gusto un po’ retrò, un arcobaleno di colori e, in testa, un enorme cappello, pieno di fiori: i suoi passi sono accompagnati dal suono di decine e decine di campanellini, appesi al suo collo, come una ghirlanda. Soprattutto, Caterina indossa sempre un  sorriso, bello e sincero.

Chi si siede sul sedile posteriore del suo taxi, non può non rendersi immediatamente  conto della sua stravaganza ma la sua personalità  è molto più efficace di qualsiasi servizio sociale, ben organizzato. Dal suo entusiasmo è nato il progetto Taxi per Amico, che addirittura vede coinvolti tutti i tassisti fiorentini per la realizzazione di corse gratuite a favore non più soltanto dei bambini ma anche degli anziani.

Ma preferisco che sia Zia Caterina in persona a parlarci del suo grande amore per i suoi “SuperEroi”….

Da dove nasce questa idea del Taxi colorato?

“Ti descrivo un po’ la mia vita, quella, poi che più o meno, conduce ciascuno di noi. La mattina, prima di uscire di casa, scelgo l’abito che mi si addice, a seconda del mio umore… Cosa succede invece quando la morte entra repentinamente nella tua vita? Non c’è alcun abito nel quale tu riesca a vivere, solo quello del dolore, della tristezza, della sofferenza… Per morte, intendo il percorso che conduce ad essa… Ora, ad esempio, sto andando a trovare Giovanni, un ragazzo di 27 anni, che vive in Puglia, con una dubbia guarigione… lui, ogni giorno, deve indossare un abito nuovo, un sorriso, un colore differente, perchè questa consapevolezza, lo deve comunque far relazionare agli altri… E’ difficile tutto questo… anche raccontare e gestire le relazioni umane. Questo è quanto accade anche a me ogni giorno. La consapevolezza che la vita e la morte si intersecano, che sono quotidiane, la abbiamo un po’ tutti, ma finchè non ci si ammala, non se ne prende coscienza veramente. Quando hai questa consapevolezza vivi tutto in modo diverso… La vita non è quasi mai quello che ti aspetti! E’ comunque bella, ma imprevedibile. Io ho iniziato così, davanti alla mia situazione difficile, ho indossato un abito nuovo, giocato con i colori… colorando anche il taxi, facendolo fare, poi, anche ai bambini che incontravo… raccontati in maniera che ciascuno di loro potesse immaginarsi un principe, una principessa, un cavaliere alato od anche un calciatore… un avatar vincente, per uscire fuori dal proprio dolore in un modo diverso. E’ da quì che nasce la “zia”, il super eroe, il taxi colorato. La mia è una storia d’amore, quella per il mio compagno Stefano, morto nell’Agosto del 2001 per un tumore ai polmoni. Era lui, in realtà, il taxista, io facevo l’impiegata in un ufficio commerciale a Prato. Stefano prima di morire mi disse “tu sarai Milano 25”, che era la sigla del suo taxi, e così è stato. Ho lasciato il mio lavoro e ho iniziato un servizio di ascolto e di scambio attraverso ciò che Stefano mi aveva lasciato, dando vita, con Milano 25, a una risposta d’amore al dolore per la sua perdita. Nel taxi di Stefano vedevo il rifugio al mio dolore.”

Perché “zia”?

“Perché la zia è la persona più vicina alla mamma, quella che può viziare e non ha il compito di educare. Ho sempre desiderato essere una mamma chioccia e protettiva. E oggi sento che tutti i bambini del mondo sono miei figli, perché sono i bambini che non ho mai avuto, i nuovi SuperEroi di questo tempo.”

Chi sono questi SuperEroi che fai dipingere sul tuo taxi?

“I SuperEroi di Milano 25 sono ragazzi dalle capacità straordinarie, bambini e bambine che tutti i giorni sfidano mali crudeli e affrontano insopportabili dolori con la voglia di vivere e di vincere tipica delle più giovani età. Sono piccole anime che ogni giorno combattono la loro battaglia di diritto alla vita e a cui chiedo di rielaborare il dolore, creando una risposta alla malattia o alla morte come movimento alla vita, che dà coscienza e fa vivere intensamente ogni respiro. Il progetto dei SuperEroi di Milano 25 ha poco a che fare con la fantasia, è vita reale di tutti giorni. Il SuperEroe è la migliore parte di noi, che non muore mai e che sopravvive a tutto attraverso il dono di sé stesso agli altri, spendendosi verso l’altro, accogliendo il dolore altrui, facendolo proprio e, insieme, sconfiggendolo. Il SuperEroe di Milano 25 deve semplicemente rispondere a una chiamata alla vita, deve sentire il dolore come risveglio dell’anima, della mente e della proposta di vita nuova. Rispondere alla vita vuol dire rispondere alla paura della morte, avendo come unico strumento l’amore incondizionato verso sé e gli altri e la verità come autenticità e coerenza di sé stessi. Solo camminando insieme si riesce a creare una risposta sempre nuova, solo confrontandosi, ascoltandosi e creando emozioni nuove si può affrontare con leggerezza ciò che non si conosce e superare ogni paura. I SuperEroi sono persone normali che in un momento di difficoltà elevano la migliore parte di sé trasformandola in dono verso gli altri. Sono un gruppo di lavoro di autosoccorso che, come una famiglia, si sostiene, imparando ad affrontare le paure in un cammino di condivisione. Faccio dipingere sul mio taxi i miei SuperEroi, che diventano personaggi da fumetto dotati di superpoteri.”

Ti vesti con cappello, mantello e abiti colorati ogni giorno?

“Sì. Ogni dettaglio del mio abbigliamento è simbolo della mia rinascita dopo la morte. Niente, dopo un’esperienza simile può tornare come prima, ma tutto deve tendere al nuovo. Ho sempre avuto la passione per i cappelli e i colori, nel tempo mi sono pian piano vestita di ciò che incontravo attraverso i doni e le emozioni che mi facevano i bambini: un bracciale, un fiocco, un campanellino. Il mantello l’ho messo più tardi, durante il viaggio in Russia che ho fatto per raggiungere Patch Adams. Lui mi chiese di trovare un abito da clown. Io però, non sentendomi un clown ma semplicemente una tassista, mi feci cucire un mantello per coprirmi dal freddo. Poi nel tempo è diventato il mio emblema di “servizio”, il “sì” incondizionato verso l’altro.”

Cosa ti insegnano i bambini che incontri giorno dopo giorno?

“Loro sono fantasia, sono gioia, i bambini ti insegnano ad essere quello che devi in quel momento. Loro sono molto diretti, ti insegnano che le cose sono quelle e devi trovare il modo per uscirne. Devi imparare ad ascoltarli, a guardarli, a viverli, perchè se non lo fai, non potrai mai sapere di cosa hanno bisogno.”

Quanto è stato terapeutico, per te, il tuo percorso con loro?

“E’ stato importantissimo… ! Ho cercato i bambini proprio per uscire dalla mia situazione, perchè Stefano era grande, aveva 39 anni… Io avevo bisogno di viverli, perchè loro hanno un modo assolutamente diverso dal nostro di interpretare la sofferenza… cercano la soluzione attraverso il gioco e la leggerezza.”

Raccontaci una tua giornata tipo…

“Esco…vado a comprare qualcosa da portar loro in ospedale, o se devono sottoporsi ad una risonanza, attendo fino al termine di essa, o ancora, se devono fare chemio in DH, ci vado e tengo loro compagnia. Principalmente seguo i bambini in DH nella neurooncologia.”

Come vedi il tuo futuro?

“Il futuro non lo vedo, vedo solo il presente. Voglio seguire questi bambini, vederli crescere… è importante per me! La cosa fondamentale è l’amore che ti danno e le relazioni umane… stare accanto alle famiglie che ho incontrato.”

Tu che sei così energica e forte, cosa vorreti dire a quelle persone che si piangono addosso per delle futilità?

“Di aprire il cuore ed uscire di casa, andare a cercare qualcuno e chiedere aiuto.”

Concludendo?

“Vorrei dire che solo insieme potremo fare qualcosa di bello. Solo fondendoci, confrontandoci, ascoltandoci e creando emozioni nuove si può affrontare con leggerezza ciò che non si conosce e superare ogni paura. Assieme agli altri torneremo a casa sempre nuovi e capaci di fare altre cose.”

 

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