Quando il prete…si innamora!

Tratta dal film "La moglie del prete" (1971) con Marcello Mastroianni e Sofia Loren

“Con questa Domenica si conclude il mio servizio di parroco a San Pantalon. D’accordo col Patriarca, da domani vivrò un tempo di sospensione dal servizio di prete, per poter proseguire in un cammino di verifica sulla mia vita e su aspetti importanti delle mie scelte, soprattutto nell’ambito dell’affettività, cammino che ho intrapreso da tempo e che ora mi porta davanti al Signore a questo nuovo passo.”

Questo, in sintesi, il discorso di commiato rivolto ai suoi fedeli, da Don Marco Scarpa, parroco 49enne di San Pantalon, innamoratosi di una donna. Decisione coraggiosa quanto “clamorosa” per le modalità con cui è stato dato l’annuncio. Non sono quì, stamane, per dare un giudizio su una questione del tutto “normale”, che ciascuno può leggere come più ritiene consono. Che un prete si possa prima o poi innamorare, è normale, che una donna si possa innamorare del prete è normale. Piuttosto vorrei dibattere su quanto possa essere giusto, “sensato”, legittimo, il voto di castità imposto a degli uomini, perchè questo sono, dalla Chiesa Cattolica. E’ un argomento per il quale ho sempre nutrito una certa “avversità”. Non credo che il fatto di potersi sposare, avere dei figli, farebbe di un “servo d Dio” un “cattivo” prete o meno valido di uno dedito al celibato. Del resto i primi sacerdoti cristiani si sposavano, la Chiesa Protestante, quella Anglicana, la Ortodossa, consentono di poter formare una famiglia! Non penso che avere moglie “distoglierebbe” il sacerdote da quelli che sono i suoi compiti primari come aiutare i propri fedeli, dedicarsi all’amore per Gesù, fare opere caritatevoli. Anzi…ritengo che, avendo delle esperienze strettamente personali con un rapporto matrimoniale e tutto ciò che ne deriva, potrebbero rendere più facile la “comprensione” verso le altrui debolezze! Sarò considerata una miscredente ma credo che la Chiesa Cattolica con le sue rigide quanto, talvolta singolari imposizioni, crei dei “mostri”! Pensare di comprimere la “sessualità” e normali pulsioni, ne crea! Genera una struttura massiccia con dei grossi muri, una vita di compromessi non molto esaltante…anche se, ovviamente, non per tutti! Credo che una moglie, od anche un marito per le suore, potrebbe aiutare maggiormente i 135mila religiosi che operano per i propri fedeli. Penso che la repressione, non produca mai nulla di buono e concreto. Sono convinta che se un prete ha dei buoni rapporti con un suo consigliere spirituale, con gli amici con cui confidarsi, possa benissimo svolgere il suo compito da “missionario”. Certo non deve essere un prete che “vivacchia” negli altri aspetti fondamentali della sua vita: deve essere un prete che sa pregare, che sa appassionarsi alla sua attività pastorale, che ama la sua gente, queste sono le cose che contano! Se queste non ci sono, a che cosa serve il celibato? Preti…sempre uomini restano! Con le loro debolezze, i momenti di sconforto, la solitudine….E allora…è meglio un prete infelice o un buon prete?

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