Quando la natura ci dà una mano.

Quartiere Trieste: liberate 250 coccinelle per salvare gli alberi di Villa Leopardi. Gli “Amici di Villa Leopardi", preoccupati per il loro polmone verde, hanno acquistato delle coccinelle adalia a cui hanno costruito anche una casetta.

Un paio d’anni. Forse tre. I pini di Roma che “la vita non li spezza”, come cantava l’ex studente del Giulio Cesare, Antonello Venditti, sono destinati a morire.

Dopo i crolli dello scorso Inverno – emblematici quelli su corso Trieste e via di Villa Ada – i nostri pini devono fare i conti con un nemico quasi invisibile. La colpa stavolta non è dell’uomo, bensì di un parassita. Un insetto killer dal nome gentile: cocciniglia tartaruga, una specie che proviene dall’America del nord. Gli esperti sostengono che il suo atterraggio sui nostri pini, di cui la cocciniglia si ciba, sia dipeso dai mutamenti climatici.

E così gli abitanti del quartiere Trieste si sono ingegnati per aggredire il killer silenzioso! Non con sistemi chimici, tossici per l’uomo, bensì avvalendosi dell’aiuto prezioso della natura, di insetti salva-alberi. E così “Gli Amici di Villa Leopardi” cosa hanno pensato di fare…? Acquistare per liberare su un pino secolare infestato dal parassita, 250 coccinelle appartenenti a due specie diverse, l’adalia bipuntata (50) e la cryptolaemus montrouzieri (200). I preziosi esemplari hanno lo scopo di sconfiggere la cocciniglia farinosa, un parassita delle piante che ha fatto ammalare il suddetto pino situato all’ingresso della villa storica su via Cheren. La pianta in questione è stata irrorata delle nuove arrivate e potrà così salvarsi in modo naturale e pulito, senza l’uso dei classici pesticidi.

Le piccole predatrici di cocciniglie cotonose sono infatti utilizzate da molto tempo, in tutto il mondo, nei programmi di difesa biologica di agrumi, viti e diverse piante ornamentali.

“Dopo molte consultazioni con esperti del settore, abbiamo deciso di non utilizzare prodotti chimici tradizionali”, ha spiegato il presidente dell’associazione Massimo Proietti Rocchi, “ma di provare a cambiare le cose, dimostrando che il Covid-19 ci ha portato davvero a modificare il nostro stile di vita e di pensiero”.

Le coccinelle sono così state acquistate grazie a una raccolta fondi da una società specializzata in bio agricoltura: “Le abbiamo liberate nella villa”, prosegue Rocchi, “così, dopo essersi fatte una scorpacciata di cocciniglia sull’albero malato e all’interno della villa, potranno poi volare sulle piante e sui balconi intorno, continuando la loro benefica azione su tutto il quartiere”.

Già nel 2019, si erano verificati casi di infestazione della cocciniglia tartaruga a Corso Trieste. Secondo l’agronomo Bruno Santoro, il piccolo killer dal nome gentile, starebbe portando alla morte dei preziosi alberi della zona divorandoli inesorabilmente.

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*