“Quando un uomo” arriva anche a Roma.

E' stato presentato nella capitale, nel suggestivo Teatro del Pepe, il libro di Elena D'Ambrogio Navone, dedicato al suocero, l'imprenditore Giuseppe Navone.

Simona Izzo, Elena D'Ambrogio, Ricky Tognazzi

Elena D’Ambrogio Navone non si è smentita neppure questa volta! Per la sua “tappa” capitolina, ha scelto un luogo davvero bello in cui presentare, per i numerosi amici romani, il suo libro “Quando un uomo”, dedicato all’amato suocero Giuseppe Navone. Un ulteriore ringraziamento, quasi dovuto, a sugello di un immenso affetto reciproco e la grande stima che lega queste due persone… quasi un padre per Elena.

La vita di Giuseppe Navone, imprenditore edile e dirigente del Torino Calcio, che contribuì allo storico scudetto del Toro del 1976: la parabola di un uomo che ha affrontato successi lavorativi e drammi umani come il sequestro di persona. E, sullo sfondo, l’Italia del secondo dopoguerra, dello sport italiano degli anni Settanta e degli anni di piombo.

Quando si tratta di sentimenti forti, profondi, di personalità predominanti, di storie di vita concrete, Elena è autrice apprezzabilissima e di grande talento! Un libro che trasmette grande curiosità e voglia di conoscere meglio questo uomo di successo.

Nella prefazione del libro, Vittorio Feltri parla dell’opera della D’Ambrogio descrivendola come una biografia di delicatezza poetica e rigore documentario.  La biografia di Giuseppe Navone parla di un uomo che in pochi conoscono, ma che è una figura del passato unica, un pilastro torinista.

Tanti gli amici intervenuti al vivace aperitivo: l’attrice e regista Simona Izzo, il giornalista Roberto Alessi, Chiara Del Gaudio, Carlotta Bolognini, l’attrice Eleonora Manara, il giallista Massimo Lugli, Gianni Mazza, Paola Bosca Presidente Fondatrice dell’Associazione Culturale no-profit “I rumori dell’Anima”, l’attore Corrado Solari, l’astrologo Jupiter, LF e molti molti altri…

E’ così intervenuto Roberto Alessi: “Ci sono degli elementi che hanno creato la ricchezza di questo libro dedicato ad un uomo che ha permesso di lavorare e crescere a tante persone…uomini come Giuseppe Navone, grandi, che talvolta non vengono celebrati. Elena è la nuora, moglie di Giorgio Navone, che ci spiega chiaramente come si arrivi in un momento in cui si deve ringraziare chi ha dato, ma non solo alla sua famiglia…! In questo racconto c’è anche la cattiveria, però…così come esiste la bontà, ci sono un paio di capitoli che vedono in difficoltà il protagonista, che è stato rapito nel 1977 ed ha subito anche un attentato nel suo ufficio, in seguito…. da un punto di vista umano è importante, perchè Giuseppe è stato generoso con le persone che ha amato al punto che nel momento in cui si è trovato rapito, chiuso al buio e incatenato, ha trovato il modo per alleggerire la famiglia dal peso di doverlo liberare, riuscendo persino ad organizzare la sua liberazione e tornare dai suoi cari….”

“E’ la prima volta che riesci a commuovermi Roberto!” – ha replicato Simona Izzo – “Ti conosco come sagace giornalista, intrattenitore, scrittore, ma è la prima volta che mi emozioni. Io vorrei partire dal discorso di Roberto che parla del ringraziamento, del riconoscimento: esiste, purtroppo, il rancore del beneficiato, che si scatena in chi ha ricevuto, perchè c’è una specie di peso per aver ricevuto… Io sono quì, in particolare, perchè, come nuora, sono orgogliosa dei miei due suoceri, il primo, Vincenzo Venditti, il padre di Antonello e Ugo Tognazzi, papà di Ricky, due grandissime personalità di cui sono stata veramente follemente innamorata, ho voluto quasi più bene a loro che ai miei mariti (ride n.d.r.). Io ho avuto tanto anche da mio padre, quasi a volermi preparare all’incontro con quelli che considero, a tutti gli effetti, altri due padri! Elena con questo libro ha creato un soggetto che sembra quasi da film.”

Elena D’Ambrogio ha così concluso: “E’ cominciato tutto perchè ritengo che l’amore vada manifestato. La prima cosa che scrivo e che ribadisco è la mia motivazione: io ho voluto ricordare mio suocero e ringraziarlo, per due motivi, uno, ovviamente, strettamente personale, i miei figli, già da piccoli mi chiedevano di scrivere qualcosa sul nonno… Secondo, per celebrarlo, ringraziarlo… Non ricordo di averlo mai visto arrabbiato, nè alzare la voce, era un imprenditore che ha seguito le impronte paterne… per lui era importante il senso del dovere, il sacrificio, l’obbedienza e la dedizione assoluta, lui ha sempre vissuto con questi principi. La cosa bella di tutto questo è che lui non le ha vissute come un peso, bensì come una cosa meravigliosa da cui poteva solo apprendere il meglio della vita. Lui il dovere lo ha vissuto come un atto d’amore che la vita gli ha restituito… Giuseppe Navone aveva piacere nel raccontarsi, aveva iniziato a scrivere la sua autobiografia ….ha lasciato dietro di sè un grande bagaglio di cui tutti dovremmo dotarci. Giuseppe Navone è stato prima di tutto padre di sè stesso, ha imparato a capire come affrontare quello che la vita gli poneva davanti e non ha mai dimenticato di dire: “io sono un uomo fortunato e proprio per questo devo darmi da fare più degli altri perchè me la devo meritare questa fortuna”.

Elena è la voce narrante di una grandiosa esistenza, di esperienze variegate per questa storia reale, oggi più che mai necessaria per farci credere ancora che qualcosa di buono esiste sempre, in ciascuno di noi!

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