“Race for the cure” ha fatto, negli anni, passi da gigante: nella prima edizione del 2000, le donne in rosa, cioè le donne colpite da tumore al seno che decidono di rendersi visibili per testimoniare e condividere la loro esperienza, erano 200. L’anno scorso erano 6.000, provenienti da tutta Italia. “Si è rotto il silenzio – ha detto Masetti – da donne malate, le stesse donne sono diventate ambasciatrici della prevenzione. Negli ultimi quattro anni le iscritte alla gara romana hanno superato quelle di tutte le partecipanti presenti negli eventi in Usa, dove pure Race for the cure è nata”.

“Quando ti succede vuoi fare qualcosa per le altre – ha raccontato Rosanna Banfi, testimonial della manifestazione – Questa malattia ti rende migliore, più forte, ti fa nascere il desiderio di essere utile. Qui c’è un grande movimento di persone, tutto volontariato. È questa la forza della manifestazione”.

Nel villaggio è stata allestita una grande parete con dei pennarelli appesi per lasciare un pensiero. La parete è piena. “Sono passati sei anni”. “Federica è nata principessa ed è diventata guerriera”. “Avevo quasi 30 anni, oggi 57. Grazie”. “Oggi è il compleanno di mia figlia (20 anni). Spero di poterla vedere crescere per ancora tanto tempo”. “Sono ancora qua per sostenere mia moglie”.

Foto: Luigi Giordani