Raimondo Rossi: “Per creare qualcosa di bello c’è solo bisogno di armonie”.

Raimondo Rossi, in arte Ray Morrison, è un personaggio eclettico del fashion system Mondiale, un fiore all’occhiello per la creatività targata Made in Italy. Fotografo e art director vive fra l’Italia e Los Angeles.

Foto. Alex Dani

Raimondo Rossi, personaggio versatile e vivace che LF ha avuto il piacere di intervistare oggi, perugino di nascita, attualmente vive fra l’Italia e Los Angeles, può essere considerato, a tutti gli effetti, un self made man con uno sguardo che strizza l’occhio alla moda, al bello, a tutto ciò che è di qualità ed armonia. Non importa che sia un capo elegante od un libro, un’intervista ad una star o ad un clochard, quello che per lui conta è restare sempre sè stessi. Fotografo, stylist e art director, spinto dalla famiglia ad approfondire gli studi scientifici, invece che letteratura o lingue come avrebbe desiderato, riesce persino a laurearsi in Matematica, con una tesi che, guarda caso, verteva su una traduzione, dal latino all’italiano, di un testo di algebra araba. Un piccolo ritorno, si potrebbe dire, alle tanto amate lingue e letteratura.

Raimondo Rossi, alias Ray Morrison, si è dato questo nome d’arte in omaggio a Jim Morrison, artista drammaticamente autentico. Considerato che Raimondo trova l’Italia, sotto vari aspetti, piuttosto chiusa, questo nickname, iniazialmente, riusciva a fargli “toccare”, almeno virtualmente, terre straniere. Ora, Raimondo Rossi e Ray Morrison si sono perfettamente fusi uno nell’altro.

Ad un certo punto della sua vita, Raimondo inizia a coltivare nuovi interessi, quali corsi di teatro, danza contemporanea, fotografia e nel 2012 viene chiamato, nel ruolo di modello, per dei video, dei festival ed in seguito, per indossare gli abiti di un designer emergente per alcuni eventi di moda. Notato da alcuni addetti ai lavori, viene accreditato e invitato, come blogger e fotografo di reportage, in tutte le fashion weeks italiane, e poi, allo stesso modo, a Parigi e Los Angeles. Maturata un’esperienza di numerosissime sfilate e backstages, si dedica ora, o in maniera indipendente o con FABUK Magazine e Sir-K magazine, a lavori di styling, direzioni creative o fotogiornalismo. Cura nello stesso tempo la sua website personale, dove pone attenzione su viaggi, arte, moda, personaggi.

Fra le note più importanti vorrei ricordare la cover su GQ.com.cn, le numerose menzioni su Getty Images, selezionato per lo styling personale, e l’inserimento fra le “10 icone di stile” su NZZ Magazine, e, fra i lavori più interessanti, una direzione artistica e styling per l’Accademia di Costume e Moda di Roma (ora nona al mondo e seconda in Italia), uno styling per un video di un artista americano, subito oltre 100K views nei primi giorni di pubblicazione, e una scrittura e direzione, tutta Made in Italy, di un editoriale per la londinese FABUK, in collaborazione con alcuni stilisti italiani.

Su Vogue Italia è presente qualche suo esempio di fotografia di still life, fashion, documentary e architetture, a dimostrarne la versatilità ed il senso di armonia che accompagnano Raimondo in ogni suo lavoro.

E’ proprio il caso di dire che Raimondo Rossi non si è fatto cogliere impreparato per affrontare alla grandissima le nuove opportunità professionali che la vita ha avuto in serbo per lui.

Benvenuto su LF MAGAZINE Raimondo! Lei è laureato in Matematica, ma ad un certo punto della sua vita ha iniziato a coltivare nuovi interessi, come corsi di teatro, danza contemporanea, fotografia ed anche modello… un passaggio dovuto a cosa?

“Buongiorno e innanzitutto grazie a voi, è un mio grande piacere essere quì con voi. Potrei dire che nessun passaggio era stato programmato. Teatro e danza sono stati dei corsi a cui mi sono iscritto soprattutto per l’interesse che provo per la forza terapeutica e vitale che quelle discipline portano in sé. La stessa matematica mi interessava molto, anche dal lato umano, nelle vicende e nelle passioni di molti che ne avevano fatto la storia. Poi per caso mi è stato chiesto di fare da modello per dei brevi video di una regista milanese, e tutto si è unito, passando per la fotografia, in una ricerca di un qualcosa di interessante a livello emozionale anche nel mondo della moda e dell’entertainment.”

Se non sbaglio lei possiede un nome d’arte: Ray Morrison…

“Sì, esatto. Ray Morrison è un nickname che era nato per dare a me stesso quell’apertura e quel coraggio che Raimondo ancora non aveva. Una storia antica quella di creare un altro noi stesso che si avvicini di più a quello che vorremmo. Ora Ray e Raimondo sono la stessa persona, insieme e molto più sicuri di sé.”

Lei vive tra Perugia, Roma e Los Angeles… Quale tra queste, tanto diverse tra loro, la rispecchia maggiormente?

“Los Angeles è più vicina a quello che sono io, è più concentrata sul creare che sul fare pettegolezzo. Los Angeles non giudica, accoglie. Metaforicamente, o hai un tatuaggio o ne hai 100, per lei è lo stesso. Perugia e Roma sono simili, molto gossip e poca creatività.”

Quando ha capito che la Matematica non faceva più al suo caso?

“Quando mi sono appassionato alla vita di Cartesio, e alle sue “Meditazioni sulla filosofia prima”. Ho capito che seguendo la matematica superiore mi perdevo il cielo.”

Cos’è la ricerca della bellezza per lei e come riesce a trovarla e ad esprimerla, poi?

“La bellezza per me è ovunque ci sia purezza, verità e armonia. Può essere un suono, un sorriso, un vento. Può essere un colore o un animo. Esprimerla per me passa per sentirla dentro. Essere davvero convinti e avvertire che un suono può essere pura bellezza, può farti creare lo scatto o la scrittura giusta per poterlo e poterla rappresentare. Il problema negli editoriali di moda o arte è che spesso si prova a costruire quello che non si sente. E per questo non c’è rimedio: il risultato non sarà buono.”

Ha detto una volta “è tipicamente americano stimare chi parte dal nulla”… in Italia invece a cosa si guarda? Potremmo quasi dire che vi è una sorta di invidia per chi ce l’ha fatta con le proprie forze?

“Quì non aggiungo nulla. Sì confermo quello che avevo detto. In Italia più sei vero e più hai una vera creatività, e più sei una minaccia per gli addetti al settore. Allora si prova a svalutare o a denigrare: ed eccoci qua poi, spesso a copiare da altre nazioni.”

Ne ha visti di red carpet suppongo… Cosa si prova a “passare di lì”?

“Sono belli. Sia da fotografo sia da invitato. Il rosso non per nulla va di pari passo con amore, rabbia, passione, visi o guance che ci raccontano storie. E così, o fotografare o camminare nel red carpet è ogni volta una emozione, appassionata e calda.”

Lei passa con la medesima disinvoltura da un colloquio con una persona che dorme per strada ad uno con una celebrity… In cosa differisce il suo modo di porsi nei loro riguardi?

“In nessun modo. Sono me stesso e a mio agio in entrambe le situazioni. Sono così contento di andare ad ascoltare quello che mi diranno, che l’unico mio desiderio è metterli a proprio agio come se fossero con la loro persona più cara.”

Ha un aneddoto della sua carriera da raccontarci?

“Visto che sono apprezzato per lo styling personale, vi racconto questo aneddoto. Uno styling che avevo fatto e che poi è stato scelto per una cover su GQ nacque davvero per strada. Andavo a Milano, sono partito da Perugia con metà outfit. Alla stazione di Firenze ho comprato un’altra parte, un mantello di cashmere giallo, e arrivato a Milano, l’ultima parte, un cappello rosso bordeaux. Decidendo tutto nei treni. Perché per creare qualcosa di bello non c’è bisogno di chissà cosa, c’è solo bisogno di armonie.”

Dove vorrebbe ancora arrivare….?

“A poter sempre di più scegliere pochi lavori ma molto belli. Soprattutto dirigere degli shooting, per magazines o personaggi, che si possano ricordare come tipicamente miei. Spostandomi nella città o nazione dove sono richiesto.”

Progetti futuri?

“Oltre alle Fashion Weeks, un reportage a Istanbul e uno a Los Angeles. Da quei giorni poi nasceranno altre collaborazioni.”

Concludendo?

“Vi ringrazio per l’intervista e spero di risentirvi presto, perché è stato un vero piacere rispondere alle vostre domande.”

Grazie a lei Raimondo, è stato davvero un piacere reciproco!

 

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