Roberto Piana: un regista tra ironia e mostri sacri.

Nella sua vita sono transitate grandi collaborazioni con registi mito in ambiti di attività differenti: televisione, teatro, balletto.

Roberto Piana è uno dei personaggi dello spettacolo attualmente più trasversali in assoluto. Nato come ballerino, fonda un’agenzia di moda con i due soci Guido Caodaglio e Brune Cirederf, diventando poi regista teatrale di commedie di successo e di rottura, al contempo, come lo spettacolo Bigodini. Nella sua vita son transitate grandi collaborazioni con registi mito in ambiti di attività differenti: televisione, teatro, balletto. Nel contempo ha maturato un trentennio di moda alle spalle con Studio2fashion e ha anche collaborato alla sceneggiatura di Cover boy un film di Carmine Amoroso entrato nella cinquina degli Oscar nel 2009.

Dopo aver visto uno spettacolo come Lettere a Yves, si intuisce il ventaglio di ironia, tragedia, divertimento e mito in cui si è addentrato con sensibilità questo autore, rese da un Pino Ammendola in stato di grazia. Prima, per Bobo Piana (così lo chiamano tutti) c’era stato lo spettacolo Coco Chanel con Milena Vukotic che ha fatto, proprio con questo spettacolo, incetta di premi italiani (tra cui i prestigiosi Premio Flaiano e il Premio Duse) così come oggi c’è Il Carnevale degli animali che dal Regio di Torino volerà addirittura in Oman.

Incontrarlo non mette soggezione; affabile, spontaneo, nei suoi occhi turchesi brilla la luce vitale del bel professore di filosofia che fa innamorare le sue studentesse con le parole che nascono dall’anima senza filtri. Tra ironia e dialettica nell’incontro con Bobo elementi come il narcisismo, il divismo paiono lasciati ad altri personaggi dello spettacolo: grandi, grandissimi o piccoli? Dipende dalla gradazione di lente da cui si guardano. Bobo pare puntato sul lavoro come necessità vitale di esprimersi più che per farsi ammirare.

Roberto ci potresti dire due parole sul poker di  grandi artisti con cui hai lavorato Lindsay Kemp, Mario Missiroli, Roberto De Simone e Ken Russell?

“Kemp direi fanciullesco e seduttivo, Missiroli tortuoso ed enigmatico, De Simone fuori dagli schemi e poetico, Ken Russel un baronetto iconoclasta.”

La poliedricità aiuta o destabilizza gli addetti ai lavori?

“Io avrei potuto solo seguire il mio istinto ed essere coerente con me stesso. Può aver destabilizzato in alcuni percorsi alcuni registi o coreografi perchè non sapevano con chi avevano a che fare. Nella società si esalta la specificità, il mio percorso è il contrario. Ho vissuto più d’istinto che di approfondimento. Ma poi ho dovuto approfondire comunque. Spaziare mi ha permesso di incontrare tutti e forse mi ha premiato proprio questa scelta. Quando mi chiedevano ma tu cosa fai? Io rispondevo “ la moda … così pago  i mutui che con il Teatro accendo ….(ride)”.

Parliamo di Bigodini uno spettacolo, all’epoca, di rottura, delle collaborazioni con Platinette e Luxuria…con loro aria di libertà o aria di rivoluzione?

“Ma, era in un periodo in cui le Drag erano un esempio femminilità per le donne. Comunque sempre per me è aria di libertà, la rivoluzione è sempre seria. La libertà è divertimento, spettacolo, gioco.”

Ma è più crudele il mondo della moda o del teatro?

“Credo sia più crudele il mondo della moda. La moda non è arte, è legata a riferimenti commerciali, c’è un margine di umanità più presente negli attori.”

Ci parli dei tuoi lavori ultimi  in teatro prima con lo spettacolo su Coco Chanel e poi quello con Yves Saint Laurent ?

“Avevo il progetto su Chanel per unire moda e teatro, e chiamai l’autrice Valeria Moretti, mi dissi che l’avrei realizzato quando avrei trovato la migliore attrice per il ruolo. Con Milena Vukotic penso di aver avuto la migliore Chanel che potessi desiderare. L’amore nella moda è stato esplorato con Lettere a Yves, su Pierre Bergè e Saint Laurent. Dopo aver letto il libro, ho avuto una folgorazione e ho voluto rendere omaggio a questa grande storia. Tradotta magnificamente dal grande Pino Ammendola e con la magia di Eva Robin’s.”

Parliamo del tuo recentissimo debutto al Teatro Regio di Torino ne Il carnevale degli animali ?

“Iniziare come ballerino al Regio e tornare come regista dà una certa sensazione. Entrare e farsi dire “buongiorno maestro” e io rispondevo “buon giorno maestro? Ma se mi hai visto sculettare come ballerino  una vita …(ride).” Un progetto che ho proposto io e che si può leggere a più livelli, in questo mi ha sostenuto Paola Mastrocola con il suo testo, facendo entrare temi come la diversità e il bullismo. Adesso lo porteremo in Oman persino, gli emissari del Royal Opera House di Muscat dicono che il loro sceicco si innamorerà  del mio spettacolo…(sorride).”

Grazie Roberto davvero per lo spazio che ci hai concesso

“Grazie a voi Antonello.”

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