Roma: provocazione trash delle femministe di “Non una di meno”.

Le femministe di “Non una di meno” hanno esibito, per protesta, una Madonna a forma di vagina, fino alla scalinata che porta al sagrato della parrocchia dei Santi Angeli Custodi di piazza Sempione. E dire che le proteste del parroco erano legittime.

Un accordo in extremis Peppone e don Camillo riuscirono trovarlo. Il Comune doveva costruire otto alloggi popolari su un terreno ceduto dalla parrocchia su cui insisteva l’antica edicola raffigurante la Madonna. Fallito ogni tentativo di disfarsene con la forza, il sindaco comunista si rassegnò a inglobarla nella nuova costruzione. Gli appartamenti si ridussero così a sette. E quì fu il parroco a far la sua parte: gli spettava assegnare la metà degli alloggi, ma ne considerò uno già occupato da un’ inquilina di suo gradimento. Questi erano i racconti della grande penna di Giovannino Guareschi in altri tempi e in un’altra Italia.

Ben diversa da quella di oggi, intossicata da ideologie di pseudo-liberazione, il cui unico obiettivo è quello di riportare l’uomo nel suo stato di natura. Non libero, ma primitivo.

Basta vedere quanto accaduto ieri, 8 Marzo, nel quartiere Montesacro di Roma, dove un gruppo di femministe di due centri sociali ha protestato contro il parroco dei Santi Angeli Custodi portando in processione una Madonna rosa shocking a forma di vagina.

Facciamo un passo indietro: l’oggetto della controversia è una statua della Madonna – quella vera – che secondo il nuovo progetto del Municipio, che prevede per la piazza la totale pedonalizzazione, andrebbe spostata. Padre Mario, parroco della Santi Angeli Custodi di piazza Sempione, non accetta questa decisione. La statua rappresenta un simbolo per il quartiere. I residenti hanno organizzato una raccolta firme ed è stato esposto uno striscione con la frase: “Giù le mani dalla statua”.

Sebbene questa iniziativa non sia partita dalla parrocchia, Padre Mario s’è comunque preso del “fascista”. Alcune sue frasi non proprio carezzevoli nei confronti del movimento Lgbt non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Ovviamente non è mancato l’intervento dell’assessore alla cultura del Municipio dove si trova la chiesa, Christian Raimo, che su Facebook accusa il prete di aver fatto tornare “nel 1930” il quartiere, di fatto appoggiando la contromanifestazione femminista.

Che cosa volessero dire con questa blasfema carnevalata è un mistero! Femminismo a parte – perchè quì poco c’entra – l’ho trovato un episodio ridicolo, oltraggioso, denigratorio, sia per le donne che per lesbiche e gay, oltre che blasfemo! Se è questo il modo di intendere, oggi, l’emancipazione femminile, direi che siamo messi male… Questo è quasi un rifiuto di tutte le battaglie attuate, per decenni, da donne che hanno anche dato la vita per i loro ideali!
No, non ci siamo! In un paese in cui la donna ancora guadagna meno rispetto ad un uomo, a parità di competenze, in cui dilaga il femminicidio, talvolta, la sottomissione, scene di questo genere sono un villipendio alla dignità ed alla morale! Devo confessare che ho provato anche un certo disgusto, non perchè io sia presa da un “bigottume” ipocrita o mi scandalizzi, ma esclusivamente per un senso estetico del vivere quotidiano e di rispetto per i nostri simboli sacri … Tutto questo, sembra rimandare ad una malcelata memoria nuveniana (pubblicità n.d.r.), – fastidiosa anche quella – perchè la donna non è solo vagina (spero!)… è molto altro, diverso da questo! Deve esserlo!
E così, una giornata che avrebbe dovuto vedere al centro delle migliori attenzioni le donne, si è trasformata in una giornata di vera e propria violenza.

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