Salviamo la cultura e gli artisti dagli effetti della pandemia.

Lettera aperta al Presidente del Consiglio, al Ministro per i Beni Culturali e le Attività Culturali, al Presidente delle Regioni d'Italia ed ai Sindaci dei Comuni italiani.

In questo periodo drammatico, fatto di limitazioni, divieti, costrizioni e chiusure di quasi tutti i settori, salta all’occhio, in occasione dei numerosi decreti di “contiana quotidianità”, meglio definiti DPCM, che alcuni settori, più di tutti gli altri, a causa di qualche ragione oscura da noi ignorata, non vengono mai neppure menzionati… Come se non fossero importanti, “utili”, anche vitali vorrei aggiungere, per molti di noi! Mi riferisco al settore dello spettacolo, del teatro, del cinema e dell’arte. Il 9 Marzo con l’imposizione della chiusura totale di tutte le attività non necessarie, è stato decretato, a mio parere, anche uno svilimento psicologico ed intellettuale per la maggior parte delle persone, una sensazione al limite del surreale. I mancati proventi, i guadagni che sfumano, il denaro che non circola più. Dati per nulla confortanti e la disperazione dei più fragili testimoniano che l’arte è un ambito complessivamente tribolato già di suo, dove sovente le attrici e gli attori, le danzatrici e i danzatori, hanno contratti intermittenti e salari al limite della soglia di povertà. Ed ora con questo lunghissimo lockdown come potrebbe migliorare qualcosa che già era “difettato”? Certo, la salute di tutti noi è l’unica cosa che conti davvero, ma certo si deve pur campare di qualcosa e con qualcosa. Gli artisti stanno vivendo fortissimi disagi, in primis psicologici, poi economici e morali. Un settore che sta soffrendo tantissimo con poche, o quasi nulle, “certezze” per il prossimo futuro! L’Italia che è tradizionalmente impegnata nella gestione e tutela del patrimonio culturale dovrebbe sollevare, invece, una necessità ed un rinnovato impegno per la protezione di quello che è un vero e proprio bene prezioso in queste situazioni di rischio.

Personalmente, senza teatro, cinema ed arti figurate mi sento persa, mi manca tutto…! L’entusiasmo di poter venire a conoscenza di differenti “punti di vista”, di colori, opere e “visioni” cromatiche originali… del teatro mi manca il rumore dei legni del palco, l’odore, il contatto “diretto” con gli artisti, la gioia, l’arricchimento interiore e quello dello spirito… del cinema, le emozioni, quel proiettarsi nello schermo, quasi, per vivere in prima persona le vicende raccontate, emozionarmi, esultare od anche, perchè no, commuovermi e piangere, e ancora la fotografia, la regia, le interpretazioni stesse… mi manca come l’ossigeno tutto questo! E se coloro che ci governano credono che tutto ciò sia superfluo, si sbagliano, non immaginando neppure quanto! Forse lo ritengono un bene “secondario”…!?! Sì, perchè l’attuale Governo, tristemente, non ha neppure speso una parola in favore di categorie che già “soffrivano” da tempo… Figurarsi ora! Vorrei solo ricordare loro che l‘arricchimento del cervello è uno dei beni più preziosi… si vive di cibo, di acqua, di aria, ma anche di cultura…!!! Vorrei che questo non si dimenticasse… MAI!!! Non sottovalutate questo aspetto per favore! L’arte è vita!

Il The Show must go off deve finire… assolutamente!!!

A tal proposito pubblico, con grande piacere, una lettera aperta, attraverso la quale, chiunque lo volesse, potrà firmare una petizione per sostenerla, scritta dal ” Movimento Artistico RiArtEco (Riutilizzo Artistico Ecologico) e la Fondazione Omiccioli”.

Dobbiamo dare voce e nuova vita a lavoratori del settore che spendono “sangue” e sacrifici, per darsi totalmente, con grande professionalità, ad un pubblico che li sostiene con grande passione ed interesse!

“Presidente del Consiglio, Ministro per i Beni Culturali e le Attività Culturali, Presidente delle Regioni d’Italia e Sindaci dei Comuni italiani.

Il Movimento Artistico RiArtEco (Riutilizzo Artistico Ecologico) e la Fondazione Omiccioli, realtà impegnate nel promuovere la cultura e diffondere i valori dell’arte, richiamando i cittadini e le istituzioni ad un impegno etico-sociale sulle scelte collettive che hanno impatto sul benessere e stato di salute della collettività, raccolgono l’allarme lanciato da artisti, lavoratori della cultura e dello spettacolo e si fanno portavoce delle loro istanze con questa petizione.

La pandemia Covid-19 ha travolto la nostra normalità e limitato la libertà, lo sappiamo. Ora che l’emergenza sanitaria sembra attenuarsi per effetto delle misure adottate dal Governo, iniziano a sentirsi le conseguenze del lockdown e ad avanzare è la crisi sociale ed economica. Le vittime sono famiglie, imprese, aziende, singoli lavoratori a rischio sopravvivenza che in questa situazione drammatica ed imprevista, subiscono perdite ingenti. Tra i settori che pagano un prezzo enorme il quello della cultura e della creatività, reso ancora più insostenibile perché molti dei suoi lavoratori sono privi, o quasi, di tutele e precauzioni nello svolgimento del loro operato. Mai come oggi il virus ci insegna il valore della reciprocità e della solidarietà, ci riporta all’attenzione il principio di precauzione e di sussidiarietà ma, soprattutto, il concetto di sostenibilità che deve essere alla base di ogni umano fare, senza sfruttamento delle risorse umane ed ambientali. Come sarebbero trascorse le giornate in questi mesi di confinamento senza l’arte e la sua miriade di protagonisti, i lavoratori della cultura con doveri ai quali mai si sottraggono, titolari di diritti quasi sempre penalizzati, negati o messi in secondo piano, per lo spirito di dedizione con il quale prestano la loro opera, patrimonio immateriale dell’umanità così fondamentale e determinante per l’essere umano da potersi considerare la cultura, ovvero l’arte nella sua accezione più ampia, “presidio medico-sanitario” per la cura e il benessere della mente, del corpo, dello spirito e dell’anima.

Un vero e proprio esercito di persone, uomini e donne, che, per convenzione, genericamente definiamo artisti, per meglio dire gli “invisibili”, perché al di là dei nomi famosi ed altisonanti, ci ricordiamo di coloro solo quando ci regalano emozioni. Una categoria, gli artisti, sempre dimenticata eppure anch’essi vivono, mangiano, hanno spese e diritti, e in questa pandemia saranno gli ultimi “forse” a poter ripartire. Gli artisti che per creare la magia che ci affascina offrono il loro sacrificio, impegno costante, sofferenza, sudore, lacrime, conoscenza, insegnamenti; gli artisti costretti ad accettare compensi e condizioni penalizzanti e degradanti la loro dignità, a sopportare riconoscimenti mancati, a sostenersi con scarsissime risorse senza precauzioni ed ausili statali o ammortizzatori sociali, addirittura a caricarsi dei costi organizzativi dall’acquisto di attrezzature, talvolta molto dispendiose, all’allestimento e di orari di lavoro significativamente più lunghi ed estenuanti di un lavoratore medio. Sono in centinaia di migliaia appartenenti al variegato universo dello spettacolo dal vivo (musicisti, cantanti, solisti, lirici, coristi, orchestranti, compositori, suonatori, attori di teatro, performer, artisti di strada, costumisti, d.j, ballerini, figuranti, mimi, comparse, scenografici), al mondo dell’arte (pittori, scultori, artisti visivi, disegnatori, scrittori, curatori, galleristi, critici, storici), alla costellazione del cinema (cineasti, registi, attori, truccatori, fotografi, sceneggiatori, designer), senza considerare l’enorme numero di competenze di maestranze e professionisti (tecnici dello spettacolo, operatori video ed audio, sound engineering, light designer, tecnici, palchisti, operai, collaudatori, produttori, distributori, direttori di scena, organizzatori, promotori, addetti alla comunicazione).

Molte di queste figure svolgono la loro attività a chiamata o a tempo determinato, in modo stagionale od occasionale, senza statuto né una regolamentazione di legge chiara e definita, per lo più a “nero” e, allo stato attuale, non vedono prospettive di uscita dalla pandemia. Il contesto situazionale con l’adozione delle norme di cui il Decreto Legge n.18/2020, che ha previsto la chiusura di tutti i servizi ed attività non essenziali, nonché la limitazione di circolazione e di spostamenti delle persone se non motivati, ha peggiorato ed acuito le problematiche già preesistenti, deterioriate, per una parte dei medesimi lavoratori, anche dalla recente riforma di ordine fiscale e dall’abolizione dei cosiddetti voucher INPS. In pratica, all’improvviso da un giorno all’altro e senza colpa, le restrizioni disposte dal lockdown per contenere il contagio da Covid-19 hanno reso impossibile agli artisti di svolgere la propria attività, trovandosi senza reddito ed esclusi dagli interventi di sostegno al reddito spettanti, invece, per altre categorie. Con il mantra “andrà tutto bene” non si mangia e non ci si pagano le bollette, non serve per acquistare generi alimentari e beni di prima necessità, non allevia le ricadute fortemente negative e i danni incalcolabili, unitamente alle conseguenze di natura psicologica e sociale, tali da rendere la vita dell’artista estremamente difficile, sotto la soglia della sopravvivenza.

Del resto, per molti operatori della cultura l’assunzione della partita IVA, in qualità di lavoratori autonomi, non è consigliabile e anche per quelli che l’hanno aperta non ci sono precauzioni, o sufficienti clausole di salvaguardia, stante la mancanza di ogni certezza di percepire un minimo di reddito sicuro nell’arco dell’anno superiore ad una determinata entità, dovendo pure considerare la tassazione insostenibile per i datori di lavoro, e per gli stessi possessori, che hanno ritenuto opportuno ricorrere alle cooperative o soluzioni diverse che poco assicurano chi esercita la professione. A loro volta, le cooperative e/o associazioni culturali, si trovano nell’impossibilità materiale e/o giuridica di assumerci, o quantomeno assicurare una continuità lavorativa ostandovi motivazioni di carattere fiscale a causa della tipologia della prestazione richiesta, non previsto dai rispettivi statuti, se non in modo saltuario e comunque ad evento. Ma a gravare, soprattutto nell’immediato, per taluni di noi, è l’inesistenza su tutto il territorio nazionale di una partita IVA, o altre tipologie di inquadramento che afferisca in via esclusiva al “lavoratore spettacolo ed eventi”, da quando è venuto meno anche l’ENPALS. Ad esempio, per i musicisti l’assenza sia di una regolamentazione dei soggetti che svolgono la suddetta attività connessa allo spettacolo, sia di relativi enti o bandi di concorso pubblici che possano consentire l’acquisto di brani di musicisti, necessari per la pubblicità o per films, crea un danno enorme perché nelle suddette ipotesi, le imprese interessate si rivolgono a società di notevole importanza economica, che hanno già i loro fornitori “in materia “ musicale”, lasciandoci un mercato di scarsissima entità. Fuori da ogni definizione, ci sono pittori, scultori, artisti visivi, che, per il potenziale creativo di cui sono espressione e la loro funzione sociale, non possono essere di certo assoggettati ad un prestatore d’opera qualsiasi, rinchiusi nella gabbia di una partita Iva, al pari di un rappresentante di scarpe o di un agente di commercio.

Chiediamo, pertanto agli organi in indirizzo e agli enti istituzionali competenti, di ascoltare questo appello. È un dovere morale ed un obbligo istituzionale, nonché un segno di civiltà, restituire dignità a questi lavoratori, adottando urgenti provvedimenti per compensare il mancato guadagno e per destinare liquidità al settore tramite l’erogazione di aiuti economici a fondo perduto, dietro presentazione di autocertificazione della propria attività, da sottopporre ai dovuti controlli e, inoltre, si richiede di:

  • pianificare dei cronoprogrammi per la ripartenza di tutte le attività dello spettacolo, eventi, mostre ed esposizioni, proiezioni, aperte al pubblico, con rispetto delle misure di sicurezza. Al fine di tutelare la salute collettiva e la sicurezza di artisti, operatori e pubblico, senza nessuno escluso, si chiedono norme chiare nell’interpretazione senza l’aggravio di oneri aggiuntivi;
  • per quei casi in cui non sia possibile ripartire, in seguito ad autovalutazione della sostenibilità economico-finanziaria, prevedere la fruizione di ammortizzatori sociali e contributi, anche solo per taluni reparti o figure;
  • predisporre un’adeguata informazione al pubblico che indichi le modalità di comportamento, nonché del corretto uso e gestione dei DPI (dispositivi di protezione individuale);
  • prevedere incentivi per sostenere costi connessi all’accoglienza e la regolamentazione del pubblico, nonché per effettuare gli interventi straordinari e ordinari di igienizzazione e sanificazione;
  • predisporre aiuti economici per limitare i maggiori costi per investimenti in promozione, comunicazione, azione di audience ed engagement;
  • intraprendere un iter per regolamentare la precipitata materia ed inquadrare il ruolo dell’”artista” nella società, a seconda della tipologia di attività svolta, con normative volte a disciplinare i vari segmenti del settore della cultura e della creatività, incentivando il mecenatismo culturale e favorendo  l’applicazione delle disposizioni contenute nel Decreto Legge n.83 del 2014, cosiddetto “Art Bonus”, e delle norme per il terzo settore, in riferimento alle attività artistiche e culturali espletate in modalità continuativa, assimilando detti soggetti ai destinatari di erogazioni liberali, come accade in altri Paesi.

Auspichiamo una sollecita risposta dalle istituzioni politiche a cui ci rivolgiamo per non morire di burocrazia perché, appunto, l’Arte è vita.”

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