Samuela Salvotti, la scrittrice dallo stile molto particolare.

Bisogna avere orecchio per comprendere la buona Letteratura.

E’ fermamente convinta che la lettura sia un’attività ben più profonda di quello che generalmente si crede. Grande amica e allieva del compianto maestro Emilio Tadini, ammette, in questa chiacchierata a cuore aperto, l’importanza della stima di quest’ultimo per la sua realizzazione come scrittrice. Modesta, amante della lettura e della Letteratura, per lo più dei classici, ammette di notare, quando si accinge alla lettura di un testo, immediatamente uno stile. Uno stile che lei possiede indubbiamente e che trova una della sue massime espressioni nel suo romanzo Senza Sensi Di Colpa, uscito da un paio di mesi e disponibile nelle migliori librerie di tutta Italia, oltre che su Amazon e sugli altri principali store online.

Samuela Salvotti, una brava scrittrice, e cos’altro sei?

“Non devo essere io a dire che sono una brava scrittrice. Sono una che usa la penna/tastiera da sempre. Ricordo che a cinque anni avevo scritto una poesia sulla neve quando gli altri bambini non sanno ancora scrivere. E avevo usato il termine spiumazzare perché mia nonna diceva che bisognava spiumazzare i cuscini. Posso garantire solo la mia passione e la mia grande esperienza di lettura della Letteratura. Questi due elementi possono far pensare che una persona sia brava a scrivere, ma non è assolutamente certo.”

Sei stata un’allieva, nonché grande amica, di Emilio Tadini… A livello, non solo professionale e artistico, ma anche umano, che cosa ti ha lasciato il grande maestro?

“Tadini mi ha salvato la vita artistica. Sapevo di possedere uno stile non comune e la necessità di raccontare qualcosa di diverso, rispetto alle classiche storie d’amore, e quindi, a trent’anni, ero convinta che non sarei mai piaciuta a nessuno, che avrei scritto solo per me stessa e che non avrei mai avuto un seguito. Invece lui mi adorava. Lui mi chiedeva di leggergli delle parti per telefono. Leggeva davvero tutto quello che scrivevo e me ne parlava sempre con entusiasmo. Quindi ho iniziato a pensare: un grande scrittore e artista come lui mi apprezza, allora non è incomunicabile la mia scrittura così particolare.”

Leggendo la tua biografia si può appurare che la tua formazione letteraria è cominciata con le favole di Italo Calvino. Che cosa ami particolarmente di questo autore e dei suoi testi?

“Le favole sono i nostri miti e i nostri archetipi. C’è dentro tanta vita inconscia: il Bene e il Male. Forse ai miei figli leggerei i miti greci, perché oltre alla magia che c’è nelle favole, non c’è mai il giudizio: il destino è il vero protagonista. Invece nelle favole, per esempio, Cenerentola è buona, e le sorellastre cattive. Ma allora avevo a disposizione solo due grossi tomi, fortunatamente senza figure, di favole antiche raccolte da Italo Calvino, i cui romanzi, secondo me, sono altre favole. Il bello di questa lettura è lo stile. Tutti conoscono l’eleganza e la parola sempre precisa, mai ridondante di questo autore. Mi sono fatta l’orecchio. Come in campo musicale: se si fa ascoltare musica buona, il bambino impara a capire ciò che vale da ciò che non vale.”

Quali sono gli altri autori che apprezzi particolarmente e perché?

“Ho scoperto di recente Michel Houellebecq, che parla della sua distimia (depressione non patologica) in tutti i suoi romanzi. Parla della solitudine, della disperazione che procura la società moderna, quello che un tempo si chiamava alienazione. Ma la profondità di Dostoevskij è impareggiabile, la preferisco alla minuziosa descrizione dell’animo femminile di Tolstoj. Adoro Flaubert. Marquez e Goethe.”

Credi che sia importante, se non addirittura fondamentale, per una scrittrice, leggere molto e studiare altri autori, prima di accingersi alla stesura di un romanzo?

“Leggere dà la carica. Leggere è ciò che ci fa vivere parecchie vite. Ho delle realtà ben vivide più di quello che ho letto rispetto a quello che ho vissuto. Sono abbastanza smemorata, ma se prendo in mano un libro di letteratura che ho già letto, mi accorgo subito, anche se sono passati decine di anni. Ora esistono delle trasposizioni in film di libri: ebbene io riconosco subito il libro se l’ho già letto anche se il film non è molto fedele al libro. Insomma, voglio far capire che la lettura è un’attività più profonda di quello che uno crede.”

Sei una donna molto profonda, perché hai scelto la Narrativa e non la Poetica?

“La poesia mi fa paura tanto è bella. È un gran piacere leggerla. Certe volte l’emozione che dà un romanzo è uguale alla lettura di una poesia particolarmente bella. Negli autori contemporanei preferisco i poeti agli scrittori e tra i classici preferisco gli scrittori ai poeti, ad esclusione di Leopardi, Pascoli, Shakespeare e pochi altri.”

La Poesia non ti appartiene?

“Ogni scrittore sa qual è la forma migliore per esprimere la sua poetica: c’è chi preferisce la poesia, i racconti o i romanzi. Istintivamente provano più piacere a fare una cosa invece che un’altra. Io amo la forma ampia e lenta di raccontare le mie emozioni come il romanzo. Ed è anche ciò che amo di più leggere.”

Quale è l’emozione principale, o meglio la scintilla, che fa nascere l’idea di un tuo romanzo? Vuoi raccontarci, visto che siamo molto curiosi, la genesi di ogni tua opera?

“Tutto parte da un’emozione, da una fiammella e si arriva alla bomba, l’emozione si coltiva e si cova finché prende forma in un racconto che si arricchisce sempre di più. Ogni scrittore ha i suoi argomenti preferiti: io amo parlare di eroi del nostro tempo e di personalità forti che lottano contro destini avversi.”

Senza Sensi Di Colpa, il tuo nuovo romanzo, è certamente molto particolare, ma tu con quali parole lo descriveresti?

“Romanzo deciso, senza paura di non piacere e senza compromessi. Lo stile va direttamente al centro del discorso, molto umorismo e poetica, due aspetti che amo molto nella Letteratura e una trama inaudita nel senso letterale della parola. Un autore che ha i miei stessi argomenti è O’ Connor, una scrittrice cattolica che adoro. In particolare apprezzo i suoi: “Sola a presidiare la fortezza” e “Il cielo è dei violenti”. Oppure Roman Gary: un mix di umorismo e poesia, volto a raccontare l’eroismo dei disperati.”

E quali sono state le critiche o complimenti che hai ricevuto per esso che ti hanno particolarmente colpita?

“Ciò che mi ha colpito di più tra tutti è stato un editor di una grande casa editrice che mi ha telefonato una notte e mi ha detto che il mio romanzo era bello, ma non poteva farlo passare come un’opera da pubblicare, perché non era quello che stavano cercando. Tuttavia mi ha spiegato cosa gli piaceva della mia scrittura. Un’altra piccola cosa che posso raccontare e che un mio editore sovente mi dice è la seguente: “Scrivi, ti prego scrivi!”. E me lo dice perché sa che in fondo preferisco leggere che scrivere: del resto quest’ultima attività è secondo me una gran faticaccia. Okay, bella, ma davvero stancante!”

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