Quando i killer sono i figli!

E’ drammaticamente accaduto ancora…! Un caso di cronaca che non vorremmo mai sentire…terribile, devastante, cruento, desolante…quasi…’contro natura’: un sedicenne in provincia di Ferrara ha ucciso con un’ascia, trovata abbandonata in un torrente, madre e padre, senza un apparente movente, supportato da un amico. Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, questi i nomi dei genitori, ristoratori di Pontelangorino (Ferrara) avevano il cranio fracassato e un sacchetto di plastica infilato sulla testa. Lui era in garage e lei in cucina. Nella notte sono emersi ulteriori particolari importanti per risolvere il caso. A trovare i cadaveri proprio il figlio della coppia, Martedì attorno alle 13.00, che ha dato l’allarme con una telefonata concitata al 118.

Salvatore Vincelli, 59 anni, e la moglie Nunzia Di Gianni, 45 erano titolari del ristorante ‘La Greppia di San Giuseppe’ di Comacchio. Avevano due figli, il più piccolo, di 16 anni, l’altro, di  25 anni che vive a Torino. I carabinieri intervenuti sul posto hanno prima di tutto esaminato la scena del delitto: la casa è stata trovata in ordine e non c’erano oggetti o soldi che mancavano. Non sono stati notati segni di scasso su porte o finestre, dunque chi ha ucciso la coppia era entrato in casa senza problemi. Il resto…si è drammaticamente dipanato attraverso il ‘crollo’ psicologico del ragazzo durante l’interrogatorio di questa notte.

Per soldi, per ribellione, per troppi no: nel corso degli anni sono stati tanti i casi di figli che hanno ucciso i genitori. Alcuni sono rimbalzati sulle pagine dei media e hanno sconvolto l’opinione pubblica per l’efferatezza e le motivazioni futili. Altri, meno noti ma non per questo meno dolorosi e scioccanti. Come l’omicidio di un’anziana signora di 82 anni avvenuto il 12 Novembre 2015 a Limbiate: il figlio, di 48 anni, disoccupato e con problemi psichici, l’ha colpita più volte con un coltello mentre era a letto. Dopo aver ucciso l’anziana madre, l’uomo ha cercato di dare fuoco all’appartamento: è stato trovato dai Carabinieri, immerso nel fumo, in stato catatonico.

Uno dei primissimi omicidi che sconvolsero l’opinione pubblica fu il caso Graneris. Siamo a Vercelli, nella notte tra il 13 e il 14 Novembre 1975 quando Doretta Graneris, 18 anni, e il fidanzato Guido Badini uccidono a colpi di pistola Italia Zambon (41 anni), Sergio Graneris (45 anni), Romolo Zambon (79 anni), Margherita Baucero (76 anni) e Paolo Graneris (13 anni), rispettivamente madre, padre, nonni materni e fratello della Graneris. Una vera e propria strage, scattata nella mente di Doretta per i continui litigi con i genitori, di cui criticava la ‘ristrettezza mentale’ (così testimoniarono amici e conoscenti al processo). Doretta era l’elemento dominante della coppia: le indagini fecero molto scalpore per le abitudini dei due fidanzati, tra sesso di gruppo, voyeurismo, scambi di coppia. Il caso si chiuse con la condanna all’ergastolo per entrambi: la Graneris ha ottenuto la libertà condizionale nel 1992.

Il caso Carretta continua a fare scalpore anche oggi, a distanza di anni. Nell’Agosto 1989 scompaiono dalla loro casa di Parma Giuseppe Carretta, sua moglie, Marta Chezzi, e i loro due figli Ferdinando, 26 anni, e il fratello Nicola di 23 anni. In realtà è stato Ferdinando Carretta a uccidere il padre, la madre e il fratello, sparandogli con una pistola Walther calibro 6.35 nella casa di famiglia. Dopo gli omicidi, Ferdinando passa giorni a pulire la casa e fa sparire i corpi nella discarica di Viarolo (frazione di Trecasali): non verranno mai trovati.

Il male ero io”... Così si intitola il libro in cui Pietro Maso ha raccontato la sua vicenda, dal duplice omicidio dei genitori alla fine della condanna (è stato rilasciato il 15 Aprile 2013). Il caso di Maso è tra quelli che più mi hanno colpita (ho letto molto su questa vicenda!) per la crudeltà con cui avvenne e i motivi futili. Pietro Maso uccide i suoi genitori Antonio Maso e Mariarosa Tessari il 17 Aprile 1991 nella sua casa di Montecchia di Crosara, provincia di Verona. Ad aiutarlo ci sono gli amici Giorgio Carbognin e Paolo Cavazza, 18 anni, e Damiano Burato, che li compirà due mesi dopo. I quattro massacrano la coppia con tubi di ferro e altri oggetti che trovano in casa per simulare una rapina; dopo averli uccisi, passano la serata in discoteca. In precedenza, Pietro aveva già tentato di uccidere i genitori due volte, senza riuscirci. Il movente? Incassare la sua parte di eredità. Durante il processo, colpisce la freddezza con cui racconta dell’omicidio e spiega le motivazioni. Condannato a 30 anni (evita l’ergastolo dopo aver rinunciato a intascare l’eredità), nel 2008 ottiene la semilibertà: nel 2013 ha scontato la pena e ora vive in Spagna, a Valencia.

Uccidere i genitori per “essere libero di gestire il patrimonio”. Con queste parole Giovanni Rozzi al processo spiegò perché uccise il padre Paolo Rozzi e la madre Filomena Terra, mentre dormivano nel letto della casa di famiglia a Cerveteri, Roma, la notte di Santo Stefano del 1992. Con lui anche Filippo Meli, suo amico di 28 anni tossicodipendente e malato di Aids, pronto a tutto pur di comprarsi una dose. All’epoca dei fatti, Giovanni ha 26 anni: convince l’amico a sparare alla nuca ai genitori mentre dormono, dopo aver messo a letto il fratello con gravi problemi di handicap. Le indagini si chiudono in breve tempo e i due vengono portati a processo: il figlio omicida viene condannato all’ergastolo, mentre al complice vengono riconosciute le attenuanti e una pena di 26 anni. Meli muore nel 1995.

Sono le 19.50 del 22 Febbraio 2001 quando Erika De Nardo, 16 anni, e il fidanzato Mauro, detto Omar, Favaro di 17 uccidono la madre di lei, Susanna Cassini, 41 anni e il fratello Gianluca De Nardo, 11 anni, nella villetta di famiglia a Novi Ligure (Alessandria). Il delitto lascia il Paese sotto choc: anche il padre di Erika, l’ingegnere Francesco De Nardo doveva essere ucciso, ma l’uomo viene risparmiato perché non era in casa. In totale, i due hanno sferrato 97 coltellate, di cui 57 al piccolo Gianluca, testimone involontario dell’omicidio della madre. Erika e Omar agli investigatori parlano di una rapina finita in tragedia a opera di alcuni albanesi, ma qualcosa non torna per la ferocia con cui le due vittime sono stati massacrate. Lasciati da soli in sala interrogatori, i due parlano tra di loro dell’omicidio e confessano involontariamente: gli indizi disseminati per casa finiscono per inchiodarli. Il movente viene identificato nelle liti che Erika aveva con i genitori per il cattivo andamento scolastico. Nel 2003 la Cassazione conferma le condanne a 16 anni per Erika e a 14 per Omar che esce dal carcere nel 2010 grazie all’indulto e a sconti di pena per buona condotta. Erika viene mandata nella Comunità Exodus di Lonato nel bresciano, dalla quale esce per fine pena il 6 Dicembre 2011.

La lista potrebbe drammaticamente proseguire! Mi sono limitata ai casi più eclatanti! Ma perchè quella che dovrebbe essere una ‘protezione’, un nido, un luogo felice, la famiglia appunto, talvolta diviene lo scenario cruento di orrendi delitti?

Ragazzi che sembrano non avere uno scopo nella vita, le cui guide sono le star di YouTube e gli amici di scuola, invece dei loro genitori. Genitori realmente coinvolti, responsabili e premurosi. Quanto più si vuole abbattere il muro che si frappone tra genitori e i figli, tanto più si inizia a supplicare, chiedere favori, trattare, ricattare, premiare o punire.

Imponiamo la nostra disciplina in modo autoritario, cercando colpe nella scuola, nei giochi o nella televisione, finendo col sentirci semplicemente inutili.

Il ruolo di genitore inizia ad essere un peso, perché non si è più sicuri che i figli abbiano fatto proprio il sistema di valori e principi che si vuole trasmettere loro.

È un paradosso del nostro tempo, perché abbiamo accesso a una quantità enorme di informazioni sullo sviluppo e sui metodi educativi, eppure sembra si fallisca di continuo… Troppo spesso ci si sente inutili. I ragazzi non obbediscono, o sono semplicemente indifferenti? Ci si sente inadeguati, incompetenti…Trovare il nocciolo di questo problema, atavico, sin dai Comandamenti di biblica memoria, si imponeva di non uccidere il padre e la madre, non è cosa semplice. Ritengo che la colpa, se di questo si può parlare, tranne che in rarissimi casi, non sia da ricercare nel modo di educare i figli da parte dei genitori, bensì nelle ‘menti malate’, quasi ‘possedute’ da chissà quale malefico tarlo, di alcuni giovani, continuamente alla ricercà di libertà, materiale e sociale…una generazione scontenta, ‘disadattata’, ingarbugliata, frenetica, che non riesce pià ad accontentarsi di nulla. Possedere, questa la parola d’ordine! Farlo senza freni e senza regole, a qualunque costo…anche ‘abbattendo’ muri insormontabili…coloro che ti hanno donato la vita…poi…accada quel che accada! Il resto…è cronaca ben nota!

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