Sartoria: la storia e l’evoluzione di un mestiere dallo charme senza tempo.

Sin dal Medioevo, quando veniamo a conoscenza delle prime informazioni sul tema, l’arte sartoriale era considerata “lizera”, una professione mera nell’esercizio, perchè senza l’investimento iniziale di capitali, aveva bisogno solo di ago, filo e tessuto.

“Meno stimati di quello che il debito non richiede”, questo passo composto da Tomaso Garzoni nel Cinquecento, è l’ineludibile parere del mestiere del sarto nell’epoca sopraccitata. Nel contemporaneo, in piena crisi economica, socioculturale e sanitaria abbiamo ulteriormente svilito la figura del couturier, minimizzandola attraverso i creatori di moda, che sfruttano la loro popolarità per proporre prodotti dal gusto mediocre ed ordinario. Un parere forse eristico ma che ben esplica il continuo sminuire di un mestiere che viene tramandato da secoli e che richiede preparazione, rigore ed innumerevole esperienza.

Sin dal Medioevo, quando veniamo a conoscenza delle prime informazioni sul tema, l’arte sartoriale era considerata “lizera”, una professione mera nell’esercizio, perchè senza l’investimento iniziale di capitali, aveva bisogno solo di ago, filo e tessuto. Il sarto aveva, però, un dovere nodale, l’essere a conoscenza dello status del cliente, per poter adempiere al proprio dovere rispettando le leggi suntuarie del momento storico in questione.

Dal Medioevo sino al Settecento, i sarti erano soliti riprodurre fedelmente le mode che venivano antecedentemente proposte dalla corte, senza un vero e proprio esercizio di fantasia. Attraverso le “pupe” e successivamente con l’invenzione della stampa di cataloghi, le tendenze viaggiavano lentamente attraverso l’Europa. Esempio emblematico sono i disegni del pittore Cesare Vecellio che nel Cinquecento, si impegnò nella produzione di un vero e proprio repertorio di fogge vestimentarie e di modelli, ad uso e consumo dei vari sarti. Ambito tipicamente maschile dove però con somma sorpresa, sin dal Duecento, abbiamo notizie di vari laboratori sartoriali dove presenziano anche donne.

La maggioranza delle vesti, venivano realizzate su misura, sino al 1618 dove lo spagnolo Francisco de la Rocha Burguen ideò un sistema di taglio di stampo moderno, per facilitare la produzione di capi pronti, l’antenato del prontomoda. Nel corso del Settecento, grazie al alcune citazioni in varie enciclopedie, il mestiere del sarto comincia ad acquisire una propria autonomia ed un proprio riconoscimento sociale.

Dobbiamo però attendere la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per poter visionare la commistione del sarto assieme a quello dello stilista. La figura di maggior dominio è certamente quella del britannico Charles Frederick Worth, antesignano della haute couture francese. Una professione sofistica, che richiede passione ed intelletto ma che sempre più viene svilita dall’era del consumismo, dove la quantità viene soppiantata dalla qualità.

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