Scopriamo i Mandala: l’antica arte filosofica dei monaci tibetani.

Il termine in sanscrito rimanda a un oggetto sacro, in genere di forma rotonda o a "disco", spesso riferito al sole o alla luna. La forma geometrica invece, sempre nella cultura tibetana, rappresenta il mondo, il cosmo, anche l’intero universo.

L’antica arte filosofica dei monaci tibetani che vivono sull’Himalaya, tramandata di generazione in generazione, è chiamata il “Dul-tson –kyil- khor” ovvero la pratica del Mandala. Il termine in sanscrito rimanda a un oggetto sacro, in genere di forma rotonda o a “disco”, spesso riferito al sole o alla luna. La forma geometrica invece, sempre nella cultura tibetana, rappresenta il mondo, il cosmo, anche l’intero universo.

Il termine Mandala nel sostantivo maschile sanscrito “maṇḍa” indica la parte schiumosa del riso bollito, la più densa nel ghrta (una sorta di burro chiarificato), mentre “la” si riferisce all’atto di “tagliare”, di “separare” la schiuma dal riso. L’etimologia della parola dunque ci richiama all’ordinamento degli spazi sacri atti al sacrificio.

I mandala, nella loro simbologia, indicano il trasferimento di un’energia che viene, traendola dall’Universo, in grado di trasformare quella negativa in energia positiva, purificandone e permeandone il luogo in cui vengono eseguiti. In passato i Mandala venivano realizzati con pietre preziose, oggi invece con sabbie e piccoli sassolini bianchi che vengono triturati e poi dipinti, con l’ausilio di piccole cannucce, imbuti e le proprie dita, incanalando così i granelli di sabbia colorata nei punti necessari per seguire il disegno desiderato da realizzare. I Mandala sono dunque molto complessi da fare, ma donano calma e serenità in chi li disegna e realizza. “Colorare” un mandala porta con se una sensazione di pace ed equilibrio con se stessi ed il mondo circostante.

Ogni colore ha un preciso significato: ad esempio il rosso è il colore del coraggio e dell’intraprendenza, il bianco dell’intuizione e del divino, il giallo dell’intelletto, l’intelligenza e la saggezza, il nero si usa per indicare la necessità di riflessione, l’azzurro il potere dei sogni e dell’immaginazione. Il verde invece rimanda ai germogli che fioriscono in noi, mentre l’arancione all’allegria, la spensieratezza e la soddisfazione, il viola ci riporta all’armonia tra gli aspetti ludici e quelli trascendentali e il marrone la fertilità della vita.

Attraverso questa pratica, ogni volta che si colora e si crea un mandala, si può manifestare in qualche modo anche il proprio mondo interiore, con la sabbia che pian piano scorre tra le dita, andando a creare il disegno voluto. Per realizzarne uno ci si impiegano diverse settimane ma alla fine i mandala vengono disfatti tutti in pochi minuti e ciò a ricordare la caducità della vita e che non ci si deve mai attaccare troppo alle cose materiali. Ma questo gesto vuole anche simboleggiare la forza della distruzione e della rinascita.

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