Se ne va Dario Fo…l’eterno giullare del teatro italiano.

“Povero il Re e povero anche il cavallo”, per riprendere l’adagio della canzone “Ho visto un Re” interpretata da Enzo Jannacci e Dario Fo, tutto il sunto che caratterizza un giullare di corte…termine appropriato con il quale definire il grande Maestro! Sicuramente…”poveri noi” stamane…che abbiamo perso un altro eclettico personaggio! Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, se n’è andato quasi contemporaneamente all’assegnazione dell’ambìto riconoscimento che si sta tenendo proprio oggi!!!

Dario Fo ha lasciato la vita con l’energia e la carica con cui l’ha vissuta. “Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”, scherzava fino all’ultimo. Aveva 90 anni e 70 li aveva passati nel teatro che ha dominato da re, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi, e da attore, scrittore, autore di canzoni, ma anche pittore, regista, scenografo, saggista, politico…un talento rinascimentale che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni. “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri”, diceva ripercorrendo una vita straordinaria, celebre in ogni parte del pianeta. Fo era anche molto legato alla storia della televisione…anni polemici, quelli del 1962, in cui si inventò un programma in cui parlava dei morti sul lavoro!

Ha saputo fare delle parole una meraviglia…servendosi abilmente del grammelot, tecnica utilizzata dagli attori al fine di farsi comprendere anche senza saper articolare frasi di senso compiuto in una lingua straniera, oppure per mettere in parodia parlate o personaggi stranieri. Dario ne risultò così fortemente espressivo ed iperbolico. Il linguaggio usato acquisì un surplus di espressività musicale, in grado di comunicare emozioni e suggestioni. Pare che questo artificio recitativo fosse utilizzato da giullari, attori itineranti e compagnie di comici della commedia dell’arte. Questi professionisti dello spettacolo sembra recitassero usando intrecci di lingue e dialetti diversi miste a parole inventate, affidando alla gestualità e alla mimica quel tessuto connettivo che rendeva la comunicazione possibile a prescindere dalla lingua parlata dall’uditorio. E Fo era tutto questo! Maestro di parole…usate anche come protesta. Da quì le sue lotte assieme all’adorata Franca, in favore dei più deboli, dei giovani, dei disoccupati! Rinomata la loro residenza in Umbria, “Alcatraz”, dove mettevano in scena pezzi teatrali con i giovani.

Il 29 Maggio 2013 segna il più grande dolore della sua vita. Franca Rame se ne va tra le sue braccia. Al funerale, stringerà il cuore di una folla immensa, urlando un disperato “Ciaooooo”. Di Franca negli ultimi anni dirà che la sentiva, sentiva la sua presenza e il suo aiuto. E a chi gli chiedeva se questo era il segno di una sua conversione al soprannaturale, ironico e lucido rispondeva: “Io credo nella logica. Ma una volta di là, spero di essere sorpreso”.

Sicuramente…si saranno “riabbracciati”…Ciao Dario!!!

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