Senna 25 anni dopo Imola: il ricordo di chi lo ha conosciuto nell’ultimo weekend.

Senna destava emozioni forti allora, così come oggi a un quarto di secolo dal tragico incidente di Imola. E non solo sui 40-50enni di oggi.

Ayrton Senna - Foto: Maurizio Quarta

In un’intervista di qualche tempo fa avevo chiesto a Roberto Boccafogli, oggi Head of F1 Marketing & Media Relations di Pirelli Tyres e primo giornalista a Rai Sport e Autosprint, quali fossero stati secondo lui i cinque fatti ed eventi più “rivoluzionari” dei precedenti vent’anni di storia della F1: la sua risposta immediata è stata “la morte di Senna. Hai presente quando qualcosa di male capita a qualcuno che ti è vicino e nei sei dispiaciuto, ma nel tuo intimo pensi che non possa succedere a te? Capitò ad Ayrton e ne siamo stati tutti talmente scioccati come se l’incidente fosse capitato all’interno della nostra famiglia o in una cerchia di amici molto stretti. Il più forte di sempre era morto: tutti noi ci siamo sentiti più deboli”.

Senna destava emozioni forti allora, così come oggi a un quarto di secolo dal tragico incidente di Imola. E non solo sui 40-50enni di oggi.

Giorgio Terruzzi, tra i più noti opinionisti di F1, in occasione della presentazione del suo libro “Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna” a Monza, raccontava di come, durante il tour di presentazione del libro nelle scuole, avesse riscontrato non solo un grandissimo interesse testimoniato da un’impressionante mole di domande e di email, ma anche come l’attrattività dei giovani si focalizzasse secondo lui all’80% su Senna e solo per la parte restante su altri due mostri sacri della velocità, Valentino Rossi e Michael Schumacher.

Abbiamo chiesto a due “osservatori” molto particolari di estrarre dalla memoria i loro ricordi di quelle giornate: Federico Bendinelli, per anni Amministratore Delegato di SAGIS, la società controllata da ACI Bologna che gestiva il circuito del Santerno, oggi Presidente di ACI Bologna, ma soprattutto già Membro italiano della Commissione F1 della FIA, e Ezio Zermiani, per anni notissimo commentatore RAI dai circuiti della F1.

Terruzzi definisce “oscurato da cattivi presagi” il Sabato notte precedente il Gran Premio, sia per fatti agonistici (il terribile incidente, fortunatamente senza conseguenze, di Rubens Barrichello e  la morte di Roland Ratzenberger, la cui scomparsa è sempre stata oscurata da quella del campione brasiliano), sia per fatti familiari (le ingerenze della famiglia nel suo rapporto con la non gradita Adriane).

E ad Imola, Senna arriva davvero molto preoccupato per la sicurezza delle corse.

Nel ricordo di Bendinelli: “Per anni è stato un rapporto cordiale, ma abbastanza superficiale. E’ stato proprio nell’ultimo anno che abbiamo avuto modo di frequentarci con maggiore frequenza. Ricordo in particolare che Senna era venuto ad Imola prima del GP, chiedendomi di poterlo accompagnare in una ricognizione a piedi del circuito. Senna era molto a disagio dopo l’abolizione delle sospensioni ‘intelligenti’ ed era preoccupato per la conseguente situazione tecnica in casa Williams, al punto di dirmi ‘con questa macchina vado a sbattere dappertutto.”

Macchina inguidabile? “Non esattamente: la sua preoccupazione principale era legata al fatto di dover tenere le sospensioni molto basse per poter avere una buona tenuta di strada”.

E da campione estremamente accurato e meticoloso, se non era possibile cambiare la macchina, pensò bene di far cambiare la pista. “Potremmo anche dire così: di fatto mi chiese di verificare se in alcuni punti del circuito fosse possibile fare qualche intervento per eliminare qualsiasi increspatura dell’asfalto. E in effetti, anche se non propriamente dovuto, feci fare qualche lavoro di rasatura della pista in alcuni punti, incluso molto probabilmente il famigerato Tamburello.”

Qualcuno la interpretò diversamente però: “… fummo beccati da un fotografo durante il nostro giro di ispezione, cosa che dopo la morte di Senna indusse qualcuno a immaginare responsabilità del circuito per la stessa”.

In realtà, “il Venerdì del GP, andai a trovare Senna nel suo motorhome, e mi disse OTTIMO LAVORO”.

Le preoccupazioni di Senna si estendevano anche ad altri circuiti. Ricorda Enzo Zermiani: “Proprio in quei giorni, Senna mi esternò la preoccupazione di correre su piste dove c’erano secondo lui diversi punti ‘mortali’. Tant’è che mi diede appuntamento per il Lunedì dopo la gara per farmi vedere i punti a rischio sulle diverse piste”.

La preoccupazione e la tensione di Senna non erano però dovute al solo fatto tecnico. Sempre Bendinelli: “mi disse infatti ‘non ho ancora raccolto nessun punto nel campionato e per me è essenziale vincere a Imola, altrimenti sarò tagliato fuori dal Mondiale” (NOTA: due ritiri per Senna contro due vittorie dell’astro nascente Schumacher).

Il weekend iniziò male con l’incidente di Barrichello: “… e pensavamo che fosse finità lì. Andai al centro medico e dopo avermi detto ‘è tutto OK’, il capo del centro aggiunse: ‘per quest’anno abbiamo già dato abbastanza’.”

“Purtroppo non era finita lì: a rendere ancora più cupa la vigilia, arriva poi l’incidente mortale di Ratzenberger, che turba profondamente Senna e lo rende più nero e triste del solito. La mattina prima della partenza l’ho visto decisamente più teso del solito, tensione ancora palpabile e visibile sulla linea di partenza. E anche dopo la morte di Ratzenberger, tutti pensavamo che fosse finita lì. Ricordo che chiesi al Procuratore della Repubblica, su istanza e insistenza della Symtek, se la vettura potesse essere dissequestrata.  Risposta: ho visto l’incidente in TV, da cui emerge l’errore di guida. Mi prepari l’istanza e gliela firmo”.

L’INCIDENTE e le polemiche successive

Bendinelli: “Cito solo un episodio: dalla camera car si vedeva chiaramente che Senna, all’interno dell’abitacolo, non riusciva a girare. Le immagini della registrazione consegnata da Bernie Ecclestone alle autorità dopo l’incidente si fermavano però un attimo prima dell’impatto fatale (motivazione ufficiale: il cambio di ripresa da parte del regista). Scontata la polemica: tagliate per evitare qualsivoglia problema. Ne parlai con Ecclestone facendogli notare quanto la cosa potesse facilmente dare adito a sospetti: mi giurò sulle sue figlie che nessuna manipolazione era stata fatta al nastro!”.

E ancora: “Le primissime reazioni non lasciano intuire la gravità dell’urto: molti ricorderanno il movimento che fa Senna con il capo. Pochi momenti dopo, la cruda realtà da parte del capo dell’equipe medica: Senna non è morto, ma non ha praticamente probabilità di sopravvivere”.

E’ sempre Bendinelli a ricordare. “Partono le polemiche sul circuito e sulla sua sicurezza e i processi. Quello mediatico, alimentato dalle libere interpretazioni sulle foto di Senna e mie durante l’ispezione a piedi (vedi sopra) e anche da dichiarazioni di piloti del calibro di Michele Alboreto. Quello giudiziario con il rinvio a giudizio del sottoscritto insieme ad altri due manager del circuito.

A distanza di tanti anni penso di poterlo dire: il Procuratore Capo in persona mi disse che secondo lui non c’era niente, ma che aveva comunque dovuto disporre l’indagine date le pressioni arrivate dal Presidente del Brasile al nostro Presidente e, a scendere, al Procuratore Generale. Cosa che ci fa riflettere su cosa Senna significasse per il Brasile intero.

Saremo in seguito tutti assolti con formula piena su richiesta dello stesso PM; anche Alboreto, con grande onestà intellettuale, riconoscerà al processo di essersi sbagliato”: il problema alla radice dell’incidente era meccanico”.

“Dopo Imola, ho avuto modo di rivedere Frank Williams: anche lui molto onestamente riconobbe che all’origine c’era un problema meccanico e non certamente legato alla pista”.

 

STORIE

Bendinelli:  “Amava poco parlare di sé e farsi vedere, a differenza di tanti colleghi dell’epoca: un episodio rivelato dopo la sua morte, riguarda la visita che ogni volta che veniva ad Imola faceva ad un ragazzo tetraplegico ricoverato in un vicino ospedale, ragazzo che per circostanze fortuite io stesso ho incontrato in seguito”.

Ezio Zermiani rivela come Senna fosse gelosissimo di questo fatto:  “Avevo chiesto a Senna come mai lasciasse molto presto il circuito per recarsi in paese. E ricordo ancora bene la sua reazione spropositata: se cerchi di sapere di più di questo fatto, non parlerò mai più con te ”.

Sempre Zermiani:  “Dopo la gara, decido comunque di fermarmi ad Imola anche il Lunedì. In pista c’è tantissima gente in processione verso la curva del Tamburello. Ad un certo punto, un signore mi batte sulla spalla e mi chiede: E’ lei Ezio Zermiani?”. Si presenta: è un dottore che in ospedale sta da tempo lavorando su pazienti craniolesi, stimolandoli con elementi emozionali potenzialmente in grado di andare a toccare e riaccendere scintille di coscienza in qualche recondita parte del cervello. Facendo ad esempio sentire in cuffia rumori, parole e musica cui il paziente era per qualche motivo legato: stimoli che per essere efficaci dovevano spesso essere cambiati e rinnovati. E Senna questo faceva tenendolo gelosissimamente nascosto: si recava in ospedale a registrare frasi ogni volta diverse per un ragazzo, suo grande fan, caduto in motorino molto giovane. Il medico quindi mi dice: “non sono credente e non sogno quasi mai; stanotte però ho sognato Senna che mi diceva di portare l’ultima cassetta da lui registrata a Ezio Zermiani. Nome a me del tutto sconosciuto, tanto che ho dovuto scriverlo per non dimenticarlo. Ed eccomi qui”.

Foto: Maurizio Quarta

 

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