Shakespeare Amore mio.

L'autore che più di ogni altro ha saputo raccontare vividamente l'uomo, i percorsi e le ragioni della psiche, portato in scena all'Arciliuto di Roma, da un emozionante Maximilian Nisi.

Foto: Alessandro Lazzarin

Shakespeare. Quando si racconta, si narra o si vede di lui, vengono alla mente molteplici pensieri, sensazioni, emozioni…Shakespeare è da sempre un autore affascinante, indagatore dell’animo umano, delle sue molteplici sfaccettature, delle passioni, della gelosia, dell’invidia, delle turpitudini del genere umano. Più si legge di questi autori e più è chiara l’idea che fossero di una contemporaneità sconvolgente.

I quattro secoli che ci separano da Shakespeare si sono nutriti della sua opera. Sulla scena popolare del suo teatro in legno come nei palazzi di Elisabetta Tudor e di Giacomo Stuart, Shakespeare ha reso accessibile all’Inghilterra l’antichità, e, come Puck del “Sogno di una notte di mezza estate”, ha circondato l’universo della sua epoca con il cerchio magico della sua poesia, rinnovando il linguaggio poetico e le sue figure retoriche, proponendoci nuovi ed immortali miti. Nessuna opera letteraria è stata più letta e recitata, riscritta, censurata o perfino non attribuita al suo autore, quanto quelle di Shakespeare! Enorme è stata la sua influenza fuori dai cosiddetti territori letterari: ispirò Marx (i versi di “Timone d’Atene” sul denaro furono commentati nel “Capitale”), affascinò Freud e la sua opera funge ancora da riferimento per le grandi correnti della critica letteraria moderna.

Potrei divagare pagine e pagine su questo autore, fondatore del Globe, il teatro simbolo dell’epoca elisabettiana, nel quale ancora oggi è possibile assistere a rappresentazioni di opere shakespeariane, ma preferisco tornare all’evento che si è svolto ieri pomeriggio all’Arciliuto di Roma, che ha visto in scena l’attore Maximilian Nisi con “Shakespeare Amore mio”.

Un condensato, davvero ben articolato, di alcune tra le scene più rappresentative delle opere dell’autore inglese: “Come vi piace”, “Romeo e Giulietta”, “Amleto”, “Otello”, Macbeth”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Riccardo II”, “Giulio Cesare”, “La tempesta”, ed alcuni Sonetti. Tutto è stato accompagnato dal pianista e arrangiatore-compositore, Stefano De Meo, a suggellare l’intensità ed il dramma delle svariate interpretazioni.

Maximilian Nisi, come in una sorta di viaggio, ci ha accompagnati nei meandri del cuore, dell’introspezione, del mistero, dell’inquitudine…emozioni allo stato puro lungo i tortuosi percorsi esistenziali dei personaggi shakespeariani, che raccontato l’uomo in maniera vivida, più della vita stessa.
Il poliedrico Maximilian ci ha coinvolti in un vortice di passioni contrastanti e tormentate, come se stessimo vivendo tutto in prima persona, dalla sua anche una voce profonda e suadente!

Da amante del teatro quale sono, ho sempre ammirato i grandi attori, la loro capacità di riuscire ad estraniarsi dal mondo intero per calarsi in questo o quel personaggio…quasi incredibile ai miei occhi. Ma riuscire a proiettarsi in molteplici figure, con una pausa di una manciata di secondi, bè, questo lo trovo ancor più sorprendente. Immagino la fatica, anche fisica, la concentrazione massima, per dar atto a questa opera personale davvero notevole! Maximilian Nisi ha svolto magistralmente questo ruolo, riuscendo ad immedesimarsi totalmente nei meandri delle anime che andava via via caratterizzando, così come nelle nostre, che lo ammiramavamo rapiti. D’un tratto è calato un “religioso” silenzio, per non perdere neppure un secondo di questa interpretazione entusiasmante! A fine spettacolo è fuoriuscito l’intero fragoroso entusiasmo della sala.

Nisi ha il grande pregio di avere alle spalle anni ed anni di carriera a fianco dei grandi…in primis Strehler, e questo, il tempo, glielo restituisce. Anche il pregio dell’accoglienza garbatamente affettuosa, contraddistingue l’attore Nisi, che al termine ci ha accolti nella nostra interezza in un lungo e grande abbraccio! Molti i suoi affezionati giovani allievi venuti ad apprezzarlo e questa la dice lunga, a mio avviso!

Onore al merito!

Di seguito un frammento tratto da “Otello:

 

 

 
 

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