Silvia Avallone: “Per me vita e letteratura dialogano continuamente.”

'Sedetevi con lei su una panchina e guardate lontano, per scoprire che un posto da dove la vita è perfetta, forse, esiste.'

Bologna, 22 Marzo 2017. La scrittrice Silvia Avallone nella sua abitazione. Foto: Martino Lombezzi

La scrittrice Silvia Avallone, è nata a Biella ma risiede a Bologna dove si è laureata in Filosofia e specializzata in Lettere con una tesi su “La Storia” di Elsa Morante. Chi non la ricorda con il suo romanzo d’esordio “Acciaio” (Rizzoli, 2010) con il quale ha vinto il premio Campiello Opera Prima, il premio Flaiano, il premio Fregene, il premio Città di Penne, e si è classificata seconda al premio Strega 2010. Il romanzo è stato tradotto in 25 lingue e in Francia, con “D’Acier”, ha vinto il Prix des lecteurs de L’Express 2011. Da “Acciaio” è stato tratto il film omonimo, per la regia di Stefano Mordini, con Michele Riondino e Vittoria Puccini

Tra vari altri romanzi e sue poesie, nel frattempo Silvia è diventata madre ed assieme a questa gioia infinita è anche arrivato, nel Marzo del 2017, il suo ultimo libro “Da dove la vita è perfetta”.

Leggere è una delle mie grandi passioni…sono una divoratrice di testi, nei quali mi immergo letteralmente, estraniandomi dal mondo, creandone uno tutto mio. Quindi ricevere in dono un libro è, per me, sempre una grande ricchezza!

Quest’ultimo romanzo di Silvia Avallone, difatti, mi è stato regalato da un amico fraterno…Mai dono fu più appropriato, amato! E’ un libro, questo, che mi ha travolta in un turbine di emozioni. 

Adele è giovane, ha solo diciassette anni, e si trova davanti una ad una delle sfide più importanti del mondo. E’ sola, è stata abbandonata dal ragazzo che ama e ora sta per partorire, sta per affrontare una grande sfida della vita e ancora una volta nessuno le è accanto, nessuno la sostiene. Poi c’è Dora, sposata con Fabio, ma ossessionata da un pensiero costante: quello di avere un figlio. Questa ossessiona lacera, giorno dopo giorno il matrimonio, facendolo diventare necessità e mancanza. In mezzo ad Adele e Dora c’è Zeno, un uomo a cui aggrapparsi quando tutto va storto e che forse riuscirà a dare un senso alle loro vite maledettamente imperfette e malate, ed un coro di altri svariati personaggi.

Appassionante dalla prima all’ultima pagina…l’incipit, durante il quale, nel corso dei capitoli, vengono presentati i vari personaggi, per poi incrociare le proprie esistenze, è, a mio avviso, un punto di forza! Ho trovato questo romanzo davvero attuale, nelle ‘crudità’ contemporanee, nelle trafile burocratiche che tante coppie devono affrontare per l’adozione, e nel mostrare l’adolescenza e le sue tappe ‘bruciate’! Emozioni forti, vibranti, penetranti…stile moderno, rendono questo, uno dei libri più belli che abbia letto! Un romanzo in cui ciascuno di noi ritrova qualcosa di se stesso, il dolore, la separazione, i conflitti, ma anche le speranze in un futuro migliore e felice.

Lo consiglio caldamente!

Innanzi tutto ci parli un po’ di come è iniziato il suo ‘cammino’ nella scrittura…

“Io sono sempre stata una grande lettrice e questo per me è stato l’inizio di tutto. La scrittura è stata una conseguenza. Fin da bambina sono stata una lettrice assidua di poesie, quindi questo è stato il mio primo approccio con la scrittura. Al romanzo, in realtà, sono arrivata molto tardi quando frequentavo l’Università ed ho sentito l’urgenza di scrivere una sorta di denuncia contro il mondo, perchè ero una ragazza che stava per laurearsi, che aveva molta paura di non trovare lavoro e che era molto arrabbiata per questo…la scrittura è stato proprio uno strumento di reazione nei confronti del mondo.”

Nel suo ultimo romanzo “Da dove la vita è perfetta” si intrecciano storie di padri, di madri, di figli, un puro spaccato italiano.

“Per me è centrale raccontare la relazione tra genitori e figli, la famiglia nella sua imperfezione, perchè è molto importante, raccontarne poi il dolore, la separazione, tutto ciò che nella nostra società è un tabù. Ci vorrebbero tutti perfetti, tutti felici, in una competizione che poi è molto dolorosa in realtà. Sarebbe invece più importante accettarci per quello che siamo, accettare l’imperfezione della vita, la difficoltà dei rapporti, del fatto che una famiglia ha sempre e comunque degli scogli. Per me il romanzo diventa uno strumento di sincerità e la famiglia diventa il luogo più importante da raccontare.”

Ha avuto qualche fonte di ispirazione reale o è un’osservazione di vita quotidiana?

“Ogni volta che inizio un romanzo, esco di casa, vado a caccia di storie che mi intrigano, mi interessano…Vado nei luoghi dove si respira la drammaticità del conflitto ma anche la voglia di superarlo. Per me è sempre molto importante raccontare storie di riscatto, e per questo romanzo ho ascoltato coppie che non sono riuscite ad avere dei figli, che hanno vissuto il percorso della procreazione assistita, poi dell’adozione, ho incontrato le storie di ragazzine adolescenti alle prese con gravidanze difficili, ho frequentato ospedali, tribunali minorili, luoghi dove si agitano sia la sofferenza che il desiderio di una vita felice.”

Lei è diventata mamma da poco, come si concilia tutto e com’è cambiata la sua vita?

“In realtà questo romanzo nasce come sempre, da tanta osservazione, da tanti appunti, dal diventare confidente delle persone, ma nasce anche da un’urgenza biografica…Io ho iniziato a poche settimane dal parto a scriverlo, proprio perchè avevo paura di questo salto, di questa esperienza, ed ho scritto interamente il libro durante il primo anno di età di mia figlia, con lei nella fascia, in braccio, per avere le mani libere sulla tastiera…Devo dire che la maternità per me è stata una grande fonte di energia, qualcosa che aggiunge al lavoro, non che sottrae…naturalmente non è facile conciliare tutto, la maternità viene sempre raccontata come un idillio…è una cosa meravigliosa ma anche difficile, faticosa. L’energia di parole nuove, la devo a mia figlia ed alla sua meravigliosa presenza.”

Cosa le ha donato la maternità?

“Innanzitutto lo spettacolo di vedere una vita che inizia la sua storia, le prime parole, i primi movimenti, il privilegio di assistervi, di accompagnarla, e poi la vertigine di essere così importante per una persona che però è altro da me…i figli non ci appartengono, noi abbiamo il compito esagerato, grandissimo di accompagnarli verso la loro felicità, però sono loro che la devono raggiungere, quindi è davvero un compito grande, meraviglioso, ma anche estremamente difficile e per me scrivere questo romanzo ha anche significato interrogarmi su cosa voglia dire essere genitori! Per me vita e letteratura dialogano continuamente.”

Cosa si augura per il futuro di sua figlia?

“Che riesca a raggiungere davvero quella che è la sua felicità, che non è ciò che penso io, o gli altri, o quello che le diranno, ma la sua libera scelta, la sua strada, questo è quello che mi preme di più, che lei sia libera di scegliere davvero la strada che la renderà se stessa!”

Ha già pensato ad un nuovo romanzo?

“Io amo questo lavoro quindi per me è importante davvero stare dietro ad un libro quasi come ad un figlio…quindi sono già a caccia di storie, a prendere appunti, lavoro alla sua nascita.”

Crede che anche da questo ultimo libro come già accadde per ‘Acciaio’ si possa trarre un film?

“Mi piacerebbe molto! Io scrivo sempre guardando le mie storie che si avviluppano….quindi sarebbe bello senz’altro!”

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