Silvia Siravo: “I miei genitori mi hanno trasmesso la gioia ed il piacere di fare il mestiere dell’attrice”.

L'incontro con la poliedrica artista, figlia d'arte, in occasione della messa in scena di "La signora delle Camelie" di Dumas figlio, in scena fino all'11 Marzo al Quirino di Roma.

L’incontro, del quale state per leggere, è di quelli che lasciano il segno, qualcosa che ti fa dire ‘che bella persona, mi è piaciuto conoscerla’! Sì, perchè a prescindere dal talento, che possiede davvero a iosa, l’attrice che ho intervistato, mi ha davvero coinvolta emotivamente, qualcosa di non così scontato ed ovvio. Lei è Silvia Siravo, un cognome che già evoca le sue origini artistiche. Il papà, infatti, è Edoardo Siravo e la mamma Anna Teresa Rossini…Un gran bel punto di partenza direi!

Lei i palchi li ha visti e vissuti già sin da piccola, quando la mamma le faceva ricevere i regali di compleanno dalle cantinelle dei teatri…Racconti di una vita affascinante, anche magica in un certo senso, densa di sacrifici, hanno portato, inevitabilmente Silvia a calcare le scene con il medesimo ardore. La capacità oratorio-artistica, dovuta anche ad una voce suadente, un bellissimo volto che, camaleonticamente, sa trasfigurarsi nei vari ruoli interpretati di volta in volta, la rendono un’attrice completa e di grande spessore.

Il suo talento, direi, è cosa nota, ma neppure scontato o dovuto, necessariamente, al fatto di essere figlia d’arte.

Silvia Siravo ha intrapreso un suo intimo percorso professionale, sia di teatro che di cinema, prediligendo quel teatro classico, spesso popolato da figure femminili tragiche, intense e sofferenti (vedi Ofelia, Ifigenia, Antigone…), non disdegnando però un teatro moderno più leggero o commedie che, sul grande schermo, ce la mostrano molto ironica e comica. Silvia Siravo è davvero brava di suo!

Al momento Silvia è impegnata al teatro Quirino con “La Signora delle camelie”, tratto dal romanzo di Dumas figlio, per la regia di Matteo Tarasco, in scena fino all’11 Marzo. Una vicenda che viaggia nella parte più profonda dell’anima, ed in cui le contraddizioni del genere umano si fondono in un’immagine controversa e complessa.

Silvia interpreta il ruolo di Prudance la cinica e dissoluta amica di Margherita, per il cui ruolo ha anche imparato a suonare la fisarmonica in un mese.

Ma facciamoci raccontare da lei il suo momento di grandi impegni lavorativi…

 Silvia parlaci del tuo ruolo di Prudance nella piece “La signora delle camelie” attualmente in scena al Teatro Quirino di Roma.

“Io sono l’amica confidente di Margherita Gautier, la protagonista, interpretata da Marianella Bargilli. Sono una mantenuta come lei. Il mio è un personaggio molto cinico e dissoluto, attaccato al denaro. In qualche modo il fatto che Margherita voglia redimersi dalla sua vita, vivendo un amore romantico, non conviene più a me, che la uso e manipolo, insinuandomi nella sua storia, per far sì che non vada avanti. Ho un ruolo piuttosto ingrato, in cui parlo di soldi invece che d’amore e di passione…La storia, però, fondamentalmente è quella di un grande amore. Grazie alla bravura del regista è tutto ambientato in un locale dell’epoca, dove Margherita balla il Can Can ed io suono la fisarmonica, bevo, fumo, e conduco una vita un po’ dissoluta. Un personaggio che probabilmente ha sofferto molto e non è riuscita a riscattarsi.”

I tuoi compagni di ‘viaggio’ chi sono?

“Oltre a Marianella Bargilli, ci sono Ruben Rigillo (Armando) e Carlo Greco, suo padre, siamo solo in quattro. La regia è di Matteo Tarasco, con dei bellissimi costumi realizzati dagli allievi dell’Accademia Costume&Moda di Andrea Viotti. Un bel lavoro, una riduzione molto veloce, fresca…Lo spettacolo dura solo un’ora e trenta… è un piacere sentire le parole, la poesia di un testo del genere. A volte si vivono le cose, ma non si sa dare loro un nome, quindi vedendo la riduzione di un romanzo così importante, si ha la possibilità di dare un nome a quei sentimenti che tutti provano…si parla di amore, di morte, la protagonista è malata e tutto dev’essere vissuto il più velocemente possibile.”

A Marzo ti vedremo anche al cinema in “Finchè giudice non ci separi” in cui interpreti il ruolo di una moglie tradita, completamente diverso da questo personaggio.

“Esatto (ride n.d.r.) In questo periodo parlo solo di disgrazie amorose in tutte le loro manifestazioni. Speriamo sia catartico per la mia vita personale. Il film, però, è una commedia molto spiritosa, che parla sempre d’amore, ma in modo ironico, di separazione, di quanto ormai sia abbastanza comune il fatto di separarci e di come le vite si frantumino e sia tutto più difficoltoso subito dopo la separazione, sia per gli uomini che per le donne. Tutto viene trattato con grande ironia e simpatia. Il mio personaggio, poi, ha un finale a sorpresa, mio marito torna da me, perchè si accorge che la vita coniugale è quella che tutto sommato gli corrisponde di più.”

Tu hai collaborato anche ad un progetto su un libro fotografico…

“Esattamente. Un progetto che si chiama “La voce delle donne”. Mi è capitato spesso di fare lavori nei quali al centro c’era una riflessione sulla figura della donna. In questo caso, le riflessioni sono scritte proprio da 21 donne, tra cui io…donne di tutti i giorni, che fanno mestieri più disparati, che non hanno subìto violenze particolari, ma che hanno voluto scrivere una riflessione sulla violenza di genere…Il libro è stato ideato da Sergio Battista, un fotografo che ci ha ritratte ciascuna attraverso una foto, con accanto, una nostra personale riflessione sull’argomento. Da questo libro facciamo anche dei reading nelle scuole e varie presentazioni…un modo per stimolare alla riflessione su un argomento che ormai, purtroppo, è attualissimo. Parlarne di più proprio nelle scuole medie credo sia importante, perchè è un’età in cui i ragazzi si formano, sono stimolati a fare delle riflessioni dalle quali maturano e si crescono in modo diverso.”

Tornando al tuo percorso artistico, mi sembra che tu prediliga il teatro classico ?

“Ho fatto anche tante commedie divertenti tutte al femminile, spettacoli spiritosi come “Moms” il primo varietà sulla maternità…..progetti a cui ho tenuto molto, che sono stati portati in giro. Però spesso faccio cose classiche, è vero. Ho frequentato l’Accademia Nazionale di Arte drammatica Silvio D’Amico, quindi ho interpretato tante belle tragedie…molto, Shakespeare, che mi piace e mi appassiona, ma anche il teatro contemporaneo, anzi, mi piacerebbe che ci fosse più la possibilità, nel contesto italiano, di poter rappresentare e far conoscere testi di tanti drammaturghi che ci sono oggi che non hanno la possibilità di essere rappresentati.”

Cosa pensi di aver ereditato da tuo padre a livello recitativo?

“Mio padre, scherzando, direbbe: ‘Tutti i difetti’…Innanzitutto sia lui che la mamma mi hanno trasmesso la gioia ed il piacere di fare questo mestiere, perchè loro lo svolgono con l’idea di un gioco che non è scontato e non è di tutti. Anche il compagno di mia madre fa l’attore, quindi sono circondata sin dalla nascita dall’arte. Non sono mai stati invadenti, mi hanno sempre lasciata molto libera. Mio padre ha uno spirito molto bello sul lavoro e questo credo me lo abbia trasmesso, e poi, come dire, devo lavorare per riuscire a fare il mestiere e trovare la mia strada. E’ una bella possibilità avere qualcuno che ti trasmette tutto così, naturalmente…l’ho guardato tanto sulla scena, perchè è un bravo attore, in grado di dare un consiglio giusto senza essere mai invadente, con me come con gli altri colleghi con cui lavora. Quando lavoravamo insieme, spesso ci capitavano le tragedie in cui lui alla fine mi ammazzava….”Antigone”, “Ifigenia”, venivo sempre sacrificata alla fine (Ride n.d.r.).”

…e di tua madre invece?

“Con lei ho lavorato tanto! Di mia madre ho ereditato alcune cose della vita e della scena…portiamo sempre una parte di noi stessi, gli stessi movimenti, però anche le mie impronte personali. Sono stata fino a 6 anni in tournèe con lei…mia madre mi faceva scendere, dalle cantinelle dei teatri, i miei regali di compleanno, ho vissuto un mondo magico, la mia prima bicicletta appunto, me la sono vista scendere dalla cantinella di un teatro, ho vissuto un’infanzia poetica, affascinante, bella…difficile, perchè questo ha portato i miei genitori a stare per lunghi tempi fuori casa e quando ho iniziato la scuola sono stata molto da sola. Però per me era naturale stare dietro al palcoscenico, nei camerini, fare le tournèee, sono cresciuta così, è stata la scelta più naturale, e quello che mi hanno trasmesso è stato il piacere di viverlo.”

Progetti futuri?

“Andrò in scena a Giugno nelle Marche con un progetto molto bello sulla Prima Guerra Mondiale, “Caporetto: Nasce L’Italia” a cura di Massimo Reale. In scena con me ci sarà anche Luca Zingaretti. E’ una tappa di un progetto che si chiama “Le parole degli eroi”, siamo già stati all’Auditorium di Roma tempo fa….Questa è una cosa a cui tengo molto, perchè si leggono tutte le lettere dei soldati, delle loro mogli, delle figlie…Dopo farò anche uno spettacolo, “Io Ero”, una riduzione sul mito di Ero e Leandro, di Alma Daddario, drammaturga con cui ho già lavorato. Questa cosa ha già avuto una prima elaborazione, e andrà in scena a Maggio per pochi giorni, ma mi interessa molto anche questo progetto, sempre tragedie d’amore però (ride n.d.r.).”

Spero che la tua vita personale sia un tantino più leggera rispetto ai tuoi personaggi!

“Tranne la febbre che mi invade oggi (ride di nuovo n.d.r.)! ….Diciamo che ho sia mal di gola sia febbre che febbre d’amore.”

Concludendo?

“Concludo invitandovi a venire al Quirino, vi aspettiamo con gioia fino all’11 Marzo.”

Ufficio Stampa: Maya Amenduni

 

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