Simone Cristicchi: ”L’arte è stata una terapia che mi ha permesso di aprirmi al mondo e agli altri”.

Tra le voci più rappresentative della canzone d’autore e teatrale della musica italiana, Simone Cristicchi torna ai tour musicali dopo 6 anni di assenza, colmati però dalla sua passione per il teatro.

Tornato al Festival di Sanremo con il brano “Abbi cura di me” con cui ha vinto il premio Sergio Endrigo come miglior interpretazione e il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, Simone Cristicchi ci racconta oggi le sue eterne passioni e la parte umile di sè.

Simone, ti sei presentato a Sanremo con la canzone “Abbi cura di me”, un testo che ha lasciato il segno nel pubblico. Questo testo rappresenta anche una parte di te che ha sofferto ed è cresciuta al punto di dare il giusto senso a tutto, possiamo dire così?

“Sì, diciamo che è una richiesta di aiuto in senso universale e quindi ognuno la vive a modo suo. E’ chiaro che ognuno di noi ha delle ferite, se viviamo non possiamo non averne, però tutto sta nel trasformarle in qualcosa di positivo.”

Ricordo il Festival di Sanremo del 2007 dove cantasti  “Ti regalerò una rosa” e alla fine del brano salisti in piedi su una sedia. Già in quel periodo ti ho visto diverso da tutti gli altri artisti. E’ nata da lì la tua passione per il teatro?

“Il teatro ce l’ho sempre avuto dentro, poi dal 2010 ho iniziato a fare i primi esperimenti come monologhista, come attore e narratore. Non è nato con “Ti regalerò una rosa”, quella canzone è nata dalla realizzazione di un documentario che si chiama “Dall’altra parte del cancello”.”

Quando è nata allora la necessità di fare Teatro e farlo in maniera molto personale come in “Manuale di Volo per Uomo”?

“Quando ho visto i primi risultati, nel senso che ho fatto il primo esperimento dal titolo “Li romani in Russia” che era un monologo sulla guerra di Russia del ’41, e ho capito che il pubblico è stato subito colpito da questo lavoro, è stato rapito dal mio modo di stare sul palco, sono stato incoraggiato a continuare in questo percorso, che poi è diventato quasi preponderante rispetto alla musica.”

Volevo chiederti:…la tua vita, anche sofferta, come hai raccontato in altre interviste, come ti ha cresciuto? Come ha influito sulla tua professione?

“E’ stata un bagaglio che mi porto dietro ancora oggi, fa parte della mia vita. L’arte è stata una forma di terapia che mi ha salvato e mi ha permesso di aprirmi al mondo e agli altri. Se non ci fosse stata l’arte avrei avuto problemi di interazione e comunicazione con gli altri, invece la scoperta del disegno, del fumetto e poi, successivamente della musica, mi ha permesso di aprirmi al mondo.”

Tu, per questa tua vita particolare, ti senti un po’ più avanti degli altri?

“No, non mi pongo questo problema. Io ho trovato l’arte, la mia valvola di sfogo che ho trasformato nel mio lavoro. Non mi sento superiore o più profondo di un contadino, anzi a volte sono proprio le persone più umili ad insegnarci qualcosa. In questo senso sono sempre una persona pronta ad imparare dagli altri. Mi piace la parola umiltà perchè deriva da Umus che significa terra, terra vera, quindi pronta a ricevere i semi di saggezza, di bellezza, da chiunque, da bambini, da adulti, da anziani, in questo senso la mia è un’evoluzione in corso.”

Cosa ti ha insegnato il teatro?

“Il teatro è una grande scuola, forse ancor più della musica, è un fatto presente; quando sono in scena non esiste nient’altro. Mi ha insegnato l’artigianato, il costruire lentamente e con grande cura ogni spettacolo. Il frutto di questo lavoro va avanti da ormai 10 anni e mi ha permesso di avere rigore nel lavoro, ad avere una credibilità nel mondo dello spettacolo ed avere quasi 120 repliche all’anno. Mi reputo un artista vero, colui che si mette a nudo e studia affinché possa condividere con il pubblico le sue scelte. In questo senso mi sento uno scienziato della creatività. Aggiungo che c’è anche una grande responsabilità da parte dell’artista quando usa il microfono, perchè quello che dici ha un impatto potente sul pubblico. Io dico spesso che quando le persone hanno davanti un microfono ci sputano dentro di tutto, come se fosse normale, invece se usato male può essere un veicolo di bruttura, di negatività, di violenza. Nello stesso tempo se usato bene può incontrare anche l’amplificazione di programmi come Sanremo, che esaltano il messaggio stesso dell’artista verso il pubblico.”

Ultimamente è nato un nuovo modo di fare musica, il trap, il rap elettronico, il commerciale esagerato. Tu come la vivi questa musica?

“Semplicemente non l’ascolto, per me non esiste. Ammetto che preferisco ascoltare musica che non necessita di parole, anche se sono un narratore, un cantautore e questo potrebbe sembrare strano. Quando sono in auto ascolto musica di pianoforte, musica classica, musiche orchestrali. Per quanto riguarda le mode di oggi io mi reputo un artista fuori catalogo, fuori moda. Il pezzo che ho cantato a Sanremo lo reputo senza tempo, potrei averlo cantato anche trent’anni fa, o fra cent’anni…non ha tempo, non ha moda. Credo che bisognerebbe stare più attenti ai messaggi che si mandano. Io sento molto la responsabilità di quello che dico, perchè so che c’è un numero abbastanza nutrito di persone che mi segue. Credo che questo problema non se lo pongano i nuovi artisti, alcuni miei colleghi, che seguono invece la moda e basta.”

Simone, stai camminando per strada e passi accanto ad una vetrina, ti giri e vedi il tuo riflesso, solo che non sei tu, ma è la figura di te ragazzino, adolescente. Dopo tutti questi anni di vita, lavoro, passione, il bambino dentro di te ti deve dire qualcosa. Quel bambino si avvicina a te, ti sorride e ti parla: “Cosa ti dice?”

“Mi dice:”Sono contento perchè ce l’hai fatta. Ce l’hai fatta a trasformare la tua vita in quello che volevi.” Io ho fatto i lavori più umili che esistono al mondo per mantenermi e riuscire a coltivare il mio sogno, questo bambino probabilmente sarebbe fiero di me e mi direbbe: “Bravo, sei rimasto bambino e sei riuscito a farti apprezzare per quello che sei senza dover fingere e senza costruire un successo facile, ma appoggiate su delle fondamenta solide nel tempo.”

E tu cosa rispondi a questo bambino?

“Grazie per essere rimasto sempre insieme a me!”

 

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