Simonetta Cattaneo Vespucci, musa ispiratrice del Botticelli.

La nobildonna ammaliò con il suo fascino anche Giuliano e Lorenzo de' Medici oltre che il grande maestro Sandro Botticelli che la elevò a sua musa ispiratrice.

Bella, bellissima, Simonetta Cattaneo Vespucci è passata alla storia per aver ammaliato con il suo lampante fascino il maestro Sandro Botticelli che l’ha voluta immortalare in due suoi capolavori, assai celebri, quali La nascita di Venere e La Primavera.

Nel primo caso, Simonetta ha prestato il suo volto alla dea Venere, mentre nel secondo, ha vestito i panni di Flora che altro non è che l’allegoria della Primavera.

Secondo alcune leggende la giovane era amante dello straordinario pittore, mentre seguendo altri rumors, pare che avesse rubato il cuore a Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico.

Tuttavia Simonetta non era una donna libera: difatti andò giovanissima in sposa al banchiere Marco Vespucci. Il suo fu, come spesso accadeva in passato, un matrimonio combinato. I due si sposarono a Piombino dove la sua famiglia si era recata in esilio da Genova, sua città natale, dove nacque il 29 Gennaio del 1453 dai nobili genovesi Gaspare Cattaneo della Volta e Cattochia Spinola.

L’ uomo si innamorò sinceramente della moglie che, invece, dal canto suo non contraccambiava il suo sentimento.

Entrambi molto giovani, decisero di trasferirsi ben presto a Firenze, città originaria di Vespucci che era molto legato alla famiglia de’ Medici.

In onore di Simonetta e di Marco la famiglia di Lorenzo de’ Medici decise di organizzare una splendida festa: ha così preso inizio la splendida vita della nobildonna tra lussi e sfarzi alla corte della grande famiglia fiorentina.

Ed è proprio durante questi festeggiamenti che conobbe il bel Giuliano.

Pare che durante il prestigioso Torneo di Giuliano in piazza Santa Croce nel 1475 il baldo giovane vinse un ritratto di Simonetta, realizzato dal Botticelli. Su di esso vi era inciso il titolo La Sans Par, ovvero “Colei che non ha pari”.

Un titolo che chiaramente voleva riferirsi al fatto che in quanto a bellezza nessuna donna potesse uguagliarla.

A lei anche il Magnifico dedicò dei versi nelle sue Selve d’Amore.

Purtroppo il suo fascino non riuscì ad ammaliare a lungo gli uomini del tempo, dal momento che morì a Firenze a soli 23 anni.

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