Stefano Trizzino: “Cantare e recitare per me è tutto”.

LF ha incontrato il giovane artista nativo di Santo Stefano di Quisquina (Agrigento) e cresciuto a Bivona (Ag) in occasione della messa in scena di "Vestire gli ignudi" di Luigi Pirandello, che lo vede in una felice tournèe in giro per l'Italia.

La Sicilia è una terra fantastica, da Palermo a Catania, da Messina a Caltanissetta, ricca di bellezze naturali ma anche di un patrimonio culturale inestimabile (risalente ai tempi della Magna Grecia)…questa terra colorata, variegata, profumata, a volte aspra, ha dato innumerevoli e nobili natali…scrittori, poeti, attori, musicisti, cantanti…è tutto un pullulare di cultura ed arte. E difatti è proprio grazie alla ‘sicilianità’ di uno degli autori che prediligo di più, Luigi Pirandello, in particolare con la messa in scena della sua commedia “Vestire gli ignudi”, che ho avuto modo di conoscere il giovane attore Stefano Trizzino.

L’attore, diretto da Gaetano Aronica, vi interpreta, egregiamente, il ruolo del giornalista Cantavalle, con una carica grottesca di straordinaria potenza ed eleganza espressiva, in una felice simbiosi tra l’intelligenza coltivata dall’attore, il tentato superiore distacco dell’umorismo ed il netto realismo dell’opera stessa.

Forse non tutti sanno, però, che Stefano, prima ancora che attore, è stato, e continua ad esserlo, cantante lirico. Ha iniziato sin da piccolo a studiare pianoforte e canto, fondando, a 16 anni, una sua band, che lo porterà a debuttare, a soli vent’anni, nei musical. Da lì in poi gli si è aperta una gloriosa carriera come cantante lirico nei maggiori teatri italiani ed esteri. La peculiarità di Stefano Trizzino è l’aver saputo legare costantemente la musica al teatro, facendolo diventare un artista completo e di grande talento. La sua fulgida carriera, nata come un sogno supportato dalla sua famiglia, grazie anche ad una estrema propensione, allo studio mai interrotto e ad intensi sacrifici, è divenuto realtà…donandoci davvero un grande interprete del nostro tempo.

Chiacchierando con Stefano ho scoperto un uomo dall’onestà intellettiva notevole, garbato, gentile, un autentico ‘signore siciliano’ alla vecchia maniera, di quelli che non si usano più, ma soprattutto un uomo che avevo la sensazione di conoscere da sempre…

 

Tu hai un curriculum di tutto rispetto già al tuo attivo…attore, musicista, cantante lirico!

“Soprattutto cantante lirico! Sono principalmente questo. Ho frequentato il Conservatorio a Palermo e mi sono diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, nel contempo però, faccio anche altro…Ma la musica rimane sempre il mio primo amore! Ho anche la passione per il teatro, sin da piccolissimo, ed ho sempre cercato di abbinare e collegare le due cose, facendo l’opera. Per fare il cantante lirico non occorre soltanto un’impostazione tecnica, bisogna essere anche attori…così ho frequentato dei laboratori ed un’Accademia, e continuo sempre ad aggiornarmi, a sperimentare…Compongo anche musica per pianoforte, una musica, come io la definisco, alla Einaudi.”

A quando risale il tuo primo spettacolo teatrale?

“Formai la mia prima band a 16 anni in Sicilia, poi iniziai a fare musical a vent’anni, e da lì, per puro caso, sono passato alla lirica ed al teatro, ed ho continuato sempre.”

Attualmente sei impegnato in una tournèe con “Vestire gli ignudi”…dove interpreti il ruolo del giornalista Cantavalle…Parlacene un pochino.

“Cantavalle, ormai, fa parte della mia vita! (Ride N.d.R.) Parlo come lui, mi agito come lui…In realtà questo personaggio è sempre stato rappresentato in modo diverso da come sono io fisicamente, non è un ruolo così importante, ma Gaetano (Aronica, il regista N.d.R.) ha voluto portare questa ventata di freschezza, lavorando su un personaggio che è davvero diverso da me…basso, goffo, cicciottello, è nata, così, l’idea di rappresentare un Cantavalle più simile a Dylan Dog…è un personaggio che mi diverto tantissimo ad interpretare e spero che si percepisca…è un giocherellone, un po’ mi somiglia…Sono una persona molto allegra, che quando fa le cose deve farle bene, quindi un po’ mi rappresenta.”

Al momento siete in tournèe, dopo averlo rappresentato, con successo, al Teatro Pirandello di Agrigento.

“Esattamente! E’ la prima commedia che la Fondazione Teatro Pirandello produce in assoluto…lo scorso anno ricorrevano i 150 anni dalla nascita di Pirandello e da lì è nata questa idea. Noi siamo la prima compagnia stabile di quel teatro. Abbiamo aperto i festeggiamenti di questo anniversario, ad Agrigento, lo abbiamo concluso a Dicembre e poi ripreso con la prima tappa a Modica, poi a Marsala, a Roma, all’Aquila, a breve saremo a Fermo, a Palermo, e ci saranno altre tappe nella prossima stagione.”

C’è, tra i personaggi da te interpretati, uno che hai amato più degli altri?

“Devo dire sì. Io ho debuttato da baritono, nel 2003, con un’opera bellissima che, purtroppo, viene rappresentata poco, “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo con le musiche di Nino Rota… io interpretavo il soldato Johnny, un personaggio abbastanza complesso…un ruolo che mi ha dato grandissime soddisfazioni.”

Tu hai anche cantato con Ennio Morricone…

“Sì, in due concerti a Palermo nel 2010. Facevo parte del coro del Politeama, e ti racconto un piccolo aneddoto a riguardo. Il concerto, in realtà, doveva svolgersi al Teatro di Verdura a Palermo, all’aperto, i primi di Settembre, quando in Sicilia fa ancora caldo…la sera del debutto interpretammo i primi due brani, quando iniziò a piovere, così rientrammo. Dopo 10 minuti aveva smesso, riuscimmo, cantammo altri due brani e ricominciò a piovere. A quel punto annullammo il concerto a data da destinarsi. Onde evitare che accadesse nuovamente una cosa del genere, ripetemmo il concerto al Teatro Politeama facendone due in un giorno, perchè la capienza del Politeama non poteva contenere tutto il pubblico del Verdura in una sola serata. Insomma ci siamo trovati ad affrontare due concerti di fila, uno alle 17.00 finito alle 19.00, l’altro con inizio alle 19.30!!! Da lì, per me, è nata una grandissima amicizia con la pianista di Morricone, Gilda Buttà, anche lei Siciliana, grandissima pianista.”

Tu sei siciliano, in che modo la tua terra, piena di tradizioni, ti rappresenta nella tua arte?

“In tutto quello che faccio e che dò. Chi nasce in Sicilia, anche se l’Italia è tutta bellissima, essendo isolani ed isolati, siamo un po’ diversi…abbiamo uno spirito di adattamento, un legame alla nostra terra, alle radici, agli odori, al cibo, alla famiglia, a tutto quello che rappresenta, in maniera viscerale. Pirandello ne diceva tante sulla Sicilia ed i siciliani. Ti dico che influisce tantissimo…tutto quello che io faccio proviene da quella terra, bellissima ma alle volte anche un po’ aspra, un po’ maledetta.”

Del cinema invece cosa pensi?

“Al cinema ho fatto pochissime cose. Ho lavorato in una docu-fiction per la regia di Toni Trupia, andata in onda su Rai storia “Malerba”, su un latitante agrigentino, ho capito che sì, mi piacerebbe farlo, perchè no, ma un certo tipo di cinema, non tutto, però la mia passione primaria resta sempre il teatro.”

La musica ti ha portato anche all’estero?

“Sì, con “Napoli milionaria” siamo andati anche all’estero, in Ungheria a Budapest, e poi abbiamo girato…per i concerti, soprattutto, vado molto all’estero, la fortuna del mio lavoro è anche questa.”

Progetti futuri?

“E’ sempre una bella domanda questa! In realtà non ho alcun progetto, sono molto scaramantico a riguardo, però indubbiamente ho intenzione di registrare i miei brani e strumentarli in sala di incisione, per farne un Cd, e poi sfondare nella lirica e nel teatro di prosa. Questi sono i miei principali obiettivi, cantare e recitare per me è tutto.”

Concludendo?

“E’ un periodo strano, non solo nella mia vita, come lo è un po’ per tutti gli artisti, italiani e non. L’arte sta vivendo un periodo di transizione, in un’epoca in cui c’è l’immediatezza, vuoi per i social o per internet, credo che si debba tornare alla vera arte, quella del teatro…Noi ci stiamo provando con Pirandello, e ci auguriamo un ritorno alle origini.”

 

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