Sue Watson con il suo ultimo libro, “La casa delle bugie”, rimanda ad una attualissima storia di torture psicologiche.

Marianne ha la vita che ha sempre sognato. Una bellissima casa, affacciata sulla strada più esclusiva del quartiere. Tre figli: Sophie, nata dal precedente matrimonio di suo marito Simon, che Marianne considera e ama come fosse sua, e due scatenati gemelli di sette anni. Ma nulla è ciò che sembra!

Un libro dal piglio decisamente psicologico, introspettivo, più che un thriller vero e proprio. Non aspettatevi caterve di omicidi, sparatorie, accoltellamenti e Polizia che arriva a sirene spiegate… Quì la storia, basata sui ricordi di un’infanzia traumatica che ha reso la protagonista una donna fondamentalmente insicura, fà da sfondo a tutta la narrazione, a tratti, inquietante.
Marianne ha la vita che ha sempre sognato. Una bellissima casa, affacciata sulla strada più esclusiva del quartiere. Tre figli: Sophie nata dal precedente matrimonio di suo marito Simon, che Marianne considera e ama come fosse sua, e due scatenati gemelli di sette anni.
Marianne ha alle spalle un’infanzia difficile, segnata dal suicidio della madre e trascorsa presso numerose famiglie affidatarie, proprio per questo per lei la famiglia unita e felice ha un’importanza straordinaria, da salvaguardare ad ogni costo. Simon, suo marito, è sempre accanto a lei. È un cardiochirurgo di successo ed è il miglior marito (in apparenza!) che una donna possa desiderare. Fiori, regali, viaggi. Non c’è niente che non sia disposto a fare per lei. Un giorno però, mentre fanno colazione, Simon le racconta di una nuova collega e il modo in cui si sofferma sulle poche sillabe del suo nome, “Caroline”, scatena in Marianne un’ondata di gelosia. Non vorrebbe saltare a conclusioni affrettate, ma Caroline diventa per lei una vera e propria ossessione. Ha bisogno di notizie sulla donna misteriosa. Più scava nella vita di suo marito, però, più l’ossessione si trasforma in paura. Forse non dovrebbe preoccuparsi di essere stata tradita, dovrebbe solo pensare a mettersi in salvo.
Fino a che punto una persona può spingersi, se deve lottare per quello a cui tiene? Fino a che punto i nostri caratteri e le nostre azioni possono essere plasmati da coloro che incontriamo sul nostro cammino? Sono queste, principalmente, le domande che il lettore è portato a porsi durante la lettura, nel conoscere Simon, Marianne e il loro matrimonio malato.
Lei, madre di tre splendidi figli che riempiono la sua vita con le loro sfrenate e rumorose esigenze, lui, un cardio chirurgo preso totalmente dal lavoro, 7 giorni su 7. Di certo non può staccare la spina e dedicarsi alla famiglia, lasciando i suoi pazienti che fanno affidamento su di lui. Quì entra in gioco Marianne, il pilastro portante della famiglia. C’è bisogno di lei in quella vita fatta di risa, lacrime, caos, ma anche baci affrettati e bisticci infantili. Nonostante passi tutto il suo tempo in funzione dei figli e del marito, non le pesa occuparsi di tutto quanto da sola: conduce la vita che ha sempre voluto. Quella tela perfetta, però, adesso si è insozzata di una macchia che Marianne non riesce a lavare via, nonostante la sua ossessione compulsiva per ordine e pulito. Quella macchia si chiama Caroline. Da quando suo marito le ha parlato di questa nuova collega di lavoro, nel suo sesto senso di donna si è acceso un campanello d’allarme. Non è una prova concreta di tradimento, ma lei sente che quel nome è stato pronunciato in maniera speciale. Caroline diventa una vera e propria ossessione per Marianne, un’infezione entrata nel suo matrimonio che lei non intende in alcun modo lasciar estendere. Non è la prima volta che si ritrova a dover lottare per la sua relazione, a dover difendere ciò che è suo; ma se le volte precedenti aveva preso una cantonata, stavolta è convinta di averci visto giusto. Il fatto è che quando c’è di mezzo Simon, perde totalmente la ragione; sarà il farmaco contro l’ansia, forse, a renderla così paranoica? Potrebbe essere, dato che negli ultimi tempi le è stata aumentata la dose; che questo incremento la mandi fuori controllo? Già in passato ha dovuto tenere a bada paure irrazionali e sentimenti che le impedivano di respirare e stare bene.
Ha aspettato tutta la vita per avere una famiglia tutta sua e non se la lascerà portare via da chicchessia.
Le sue paure prendono vita quando Marianne si abbandona alla tentazione di controllare le mail di suo marito. Ciò che scopre le stritola il cuore in una morsa dolorosissima. Ciò che legge sul pc del marito non sono mail, ma un film dell’orrore: sa che sarà angosciante, ma non riesce a distogliere lo sguardo da tanta crudeltà e malvagità.
Ad un attento lettore, Marianne appare quasi subito una donna infelice, sacrificata in nome di quella famiglia stabile e perfetta che ha sempre voluto e mai avuto. Il suo bisogno di essere amata l’ha resa ingenua e preda facile di un uomo senza scrupoli come Simon. Era una donna solare, vivace, indipendente e piena di vita, ma dopo di lui ha messo in stand-by la sua vita, si è annullata socialmente per essere la moglie che Simon si aspettava e voleva che fosse, completamente plagiata da lui. Nella seconda parte del romanzo questo personaggio subirà un forte scossone (ma la situazione durerà poco, lasciando la sensazione che sia stata solo un’effimera illusione) e deciderà di catapultarsi nella realtà, cercando di far riemergere alla luce la donna che era un tempo; ma Simon non è uno sprovveduto e metterà tutto se stesso in gioco, per ricacciarla nelle tenebre e far in modo che ci resti.
Confesso che in alcuni momenti gli atteggiamenti di Marianne li ho trovati incomprensibili. Come può una donna divenire succube “confusa” di un uomo così spietato, che la devasta psicologicamente al punto da non farle quasi più credere neppure le cose che vede con i suoi stessi occhi!?! Tentenna, tìtuba, in un vortice di prostrazione mentale e fisica, di insicurezze senza fine, come una donna non dovrebbe subire nè fare mai!!!
Simon, personaggio ambiguo, poco “simpatico”, è il prototipo del marito padrone, di quelli che vogliono una moglie che sia una perfetta donna di casa. Autoritario e dispotico, esige con veemenza che ovunque regni un oridine perfetto, cena in tavola e moglie sorridente ad accoglierlo alla porta dopo una dura giornata di lavoro. È un perfezionista e spesso cerca di usare quel bisogno di precisione contro Marianne in modo aggressivo e odioso. Violento, in maniera fisica e psicologica, gode nel causarle dolore e sente quasi il bisogno di mentire, denigrare e fare del male alla donna che dice di amare. Appare come un grande stratega, egoista e freddo calcolatore e difficilmente si è portati a credere che ami la sua famiglia, o almeno io non l’ho mai percepito sotto questa luce.
In questo personaggio si nota una grande incoerenza nel finale, svoltosi in una maniera, forse, troppo frettolosa che non vi sto certo quì a svelare; l’ho trovato piuttosto sorprendente ed inaspettato.
Scritto in maniera coinvolgente e con la suspense che cresce ad ogni capitolo, questo romanzo ci fa arrivare alla fine dell’ultima pagina scoprendo che per la propria salvezza e per quella di chi si ama, a volte, bisogna rinunciare alle apparenze e fidarsi solo di se stessi.
Un bel romanzo, narrato in prima persona, con notevoli risvolti psicologici che parla di ossessioni, devianze, ricerca compulsiva dell’amore perfetto e idealizzato.
Unica nota dolente riscontrata nel romanzo, un editing poco attento ed una narrazione a volte ripetitiva, in cui dilagano tortura psicologica a volontà e protagonisti “malati” sepolti dall’inganno e dalla colpa e la consapevolezza che oggi, purtroppo, prototipi di Marianne e Simon esistono davvero!
Da leggere!

Sue Watson

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