Sylvia De Fanti: “Ero assetata di viaggi, avventure e scoperte, e sognavo di fare la reporter…”.

L'attrice romana, che attualmente possiamo apprezzare su Netflix nella serie "Warrior Nun" di Ben Dunn, dove indossa gli agguerriti panni di Mother Superion, non è diventata reporter, ma certamente ha realizzato molte altre grandi cose in ambito artistico e privato!

Molti, in questo periodo, staranno apprezzando, su Netflix, la serie “Warrior Nun”, iniziata il 2 Luglio scorso… Già dal titolo qualcosina la si può immaginare circa le caratterizzazioni e la trama… Se vi aspettate di vedere una suora dimessa, intenta solo nella preghiera e nelle missioni, beh, scordatevelo proprio! Il personaggio di Madre Superion, infatti, è una autentica guerriera, che porge, sì, l’altra guancia, ma lo fa sia per perdonare, che per schivare un colpo e sferrarne un altro! Responsabile dell’addestramento delle Suore Guerriere e, sebbene non possa impartire ordini, è lei che gestisce tutto.

Il ruolo, l’unico affidato ad un’italiana in un cast internazionale, è interpretato dall’attrice Sylvia De Fanti. E credo che sia stata una scelta davvero azzeccata data la camaleontica trasformazione della bellissima artista.

Romana, nata in Canada, bilingue (italiano e inglese), ha un percorso internazionale piuttosto dinamico come attrice. Ha vissuto a Panama dove la sua famiglia si trasferì per lavoro e successivamente ad Hong Kong. All’età di 10 anni torna a Roma, dove, in seguito, frequenterà Scienze della Comunicazione a “La Sapienza”.

A 21 anni si trasferisce per un anno a Parigi a “La Sorbona” dove approfondisce gli studi sul postmodernismo, cinema, women& gender studies.

Sempre a Parigi, Sylvia partecipa ad un corso di recitazione e sale per la prima volta sul palcoscenico vivendo emozioni talmente complesse ed intense che non vorrà più scenderne. Finirà così il suo sogno di fare la reporter per iniziare la sua carriera di attrice di teatro e, contemporaneamente, di cinema e televisione.

Sylvia ha lavorato in teatro con Gabriele Lavia, Pierpaolo Sepe, Giorgina Pi, Stefano Benni, Luciano Melchionna, Motus, tra gli altri, e con prestigiosi registi cinematografici, tra cui Daniele Luchetti, Giuseppe Tornatore e Matteo Cerami…

In televisione l’abbiamo apprezzata su Raiuno in “Incantesimo”, “Don Matteo”, “I Medici2”, produzione Rai /Netflix, e ancora in “Boris” e “Risper” per Mediaset.

Sylvia si è specializzata in Antropologia Culturale, laureandosi cumlaude con una tesi su Teoria del caos e identità. Ama la letteratura, l’arte surrealista, lo spazio tra “l’essere o non essere” d’Amleto.

Femminista e attivista, fa parte del Collettivo Angelo Mai ed è tra le fondatrici dell’omonimo spazio Angelo Mai di Roma, centro indipendente per le arti, luogo di produzione artistica e culturale frequentato da artisti e creativi internazionali del mondo del teatro, della musica della letteratura, dell’arte, del cinema.

È parte della formazione artistica Bluemotion, compagnia teatrale che si è fatta notare per l’attenzione e lo studio e la messa in scena della drammaturgia inglese contemporanea in Italia.

Sylvia ama cantare e si cimenta suonando il basso. Ha partecipato attivamente all’esperienza internazionalmente riconosciuta del Teatro Valle Occupato, che ha ricevuto numerosi premi umanitari e culturali, tra i quali il prestigioso premio Princess Margriet Award della European Cultural Foundation.

Una donna volitiva, dalla forte carica emotiva e professionalmente poliedrica, Sylvia ha anche ‘trovato il tempo’  per formarsi una bella famiglia!

Sylvia, come avrete capito, ha molto da dire, oltre che donare all’arte… e allora meglio farci raccontare tutto da lei…

Sylvia, intanto benvenuta su LF MAGAZINE! Hai un nutrito curriculum artistico…un percorso iniziato sin da ragazza… Ce ne parli?

“Con piacere. Non era il mio sogno nel cassetto, né quello da bambina. Io volevo scrivere, fare la giornalista. Ero assetata di viaggi e avventure e scoperte, sognavo di fare la reporter… Ho iniziato a studiare recitazione durante il mio anno di Erasmus a Parigi, a La Sorbonne. Era puro divertimento! Non immaginavo potesse davvero diventare il mio mestiere, ma poi, andata in scena la prima volta, ho sentito che non avrei mai più potuto rinunciare a quel fuoco, a quella sensazione di unione con il tutto, non saprei definirlo altrimenti… Tornata a Roma ho continuato i miei studi, ma ho parallelamente continuato anche a studiare recitazione e ho subito fatto teatro. Ho avuto l’onore di studiare con tanti e tante insegnanti straordinari/e – tra i tanti, Beatrice Bracco, Micheal Margotta, Doris Hicks, Michele Lonsdale, Peter Clough, Lindsay Kemp, Thomas Ostermeier – e lavorare con tanti registi e registe in teatro  – tra gli altri/e Pierpaolo Sepe, Luciano Melchionna, Gabriele Lavia, Motus, Manuela Cherubini, Giorgina Pi (Bluemotion). Tutti e tutte hanno contribuito alla mia formazione, che definirei senz’altro fortunata e eclettica. Del mio curriculum da attrice fanno anche parte alcune esperienze di vita fondamentali – l’Angelo Mai e il Teatro Valle Occupato – senza le quali non avrei potuto sviluppare il mio sguardo sul mondo, politico e creativo, e dunque il mio stare in scena.”

 

Il 2 Luglio su Netflix è iniziata una serie molto attesa, “Warrior Nun” e tu sei l’unica interprete italiana del cast… Un bel traguardo direi!

“Decisamente! Raggiunto anche grazie al lavoro di squadra che da anni faccio con la mia manager americana Stacey Castro, che ha creduto in me anche quando i risultati non erano così visibili.”

 

E’ stato difficile il tuo ruolo di Mother Superion? Come ti sei preparata per affrontarlo al meglio?

“Ho sentito subito una forte connessione con il materiale del provino. Quando una scena è scritta bene, è capace di guidarti. Naturalmente ho recuperato il manga Warrior Nun Areala e mi sono misurata con la Mother Superion del comic, per poi adeguatamente prenderne le distanze.

Ho fatto molto poco, nel senso che ho cercato di dosare e calibrare fino al dettaglio minimo le reazioni emotive e fisiche di Mother Superion. Lei è in potere, non fa fatica. La sua fatica è nel contenere e nascondere la sua vulnerabilità, i suoi aspetti più misteriosi. Ho respirato tanto nelle sue parole e nella sua andatura e mi sono affidata alla scena.”

 

Spesso, l’immaginario collettivo, vede le suore dimesse, quasi “trascurate”, il tuo personaggio, invece, è una suora guerriera, che sà anche picchiare duro se è il caso… Come la mettiamo con il “porgi l’altra guancia”?

“Mother Superion porge senz’altro l’altra guancia… che sia per perdonare o che sia per schivare un colpo e sferrarne un altro!”

 

Combattiva nella serie …. e nella vita che persona sei?

“Combattiva, decisamente.”

 

Tu sei una femminista ed attivista… Ma quanta strada c’è ancora da percorrere, secondo te, per vedersi riconoscere pari opportunità sia nel lavoro che nella vita sociale? 

“C’è molta strada da fare, insieme, in tante e in tanti e rumorosamente.  C’è da sovvertire un paradigma ancestrale, il sistema e la cultura patriarcale.

Sarebbe bello che bastasse il proprio desiderio, il determinare il proprio modo di essere al mondo, per conquistare questi diritti, il diritto a una vita già giusta, più equa. É necessario lottare insieme e organizzarsi per far sì che un giorno non ci sia bisogno che il diritto a una società più inclusiva debba essere riconosciuto dall’alto.”

 

 Hai lavorato con grandi registi come Gabriele Lavia, Giuseppe Tornatore e Daniele Luchetti… cosa ti ha insegnato ciascuno di loro e che esperienze sono state?

“Ricordo con particolare piacere l’esperienza con Daniele. Un grandissimo rispetto e amore per gli attori e le attrici, per le loro singolarità. Sul set con lui ho avuto l’impressione che fosse sempre aperto alle improvvisazioni, alle proposte, pur naturalmente avendo salda la sua idea di regia.”

 

Un’attrice che apprezzi particolarmente?

 “Gena Rowlands.”

 

Tu sei “cittadina del mondo” … dove ti senti più valorizzata professionalmente parlando e perchè?

“Più che a un luogo geografico, preferisco riferirmi a dei luoghi fisici, sì, ma sopratutto emotivi. Cioè a quei luoghi costruiti collettivamente in cui ci si può sentire liberi di sperimentare e in cui la propria soggettività è messa a servizio, per così dire, della creazione comune. Questo luogo è per me, per assoluta affinità, la compagnia Bluemotion che ho contribuito a fondare in quel dell’Angelo Mai, ma può essere anche un set televisivo in cui ci si ascolta e non si ha a cuore solo il proprio ego. Per quanto riguarda invece la geografia, non nascondo che negli anni mi sarebbe piaciuto accedere a più provini, in Italia.”

 

Con quale regista sogni di lavorare un giorno?

“Ce ne sono tantissimi… Posso sognare, hai detto? Allora… non ho a cuore una estetica particolare e unica, ma naturalmente ho i miei gusti. Sofia Coppola, Greta Gerwig, Alice Rorhwacher e poi amo Darren Aronofsky, Xavier Dolan, Dennis Villeneuve, Michel Gondry. Pedro Almodovar… ma davvero ce ne sono tanti.”

 

Hai un aneddoto da raccontarci della tua carriera?

“Faccio sempre fatica a rispondere a questa domanda perché ce ne sarebbero troppi… sono principalmente legati a errori che diventano occasioni in scena: una gonna che si strappa che ti costringe a bizzarre evoluzioni, una pistola che non spara, un oggetto di scena dimenticato. Per fortuna non capita spesso! Quando si recita dal vivo diventano occasioni di trasformazione estremamente interessanti, oltre che divertenti.”

 

Il film che non hai ancora interpretato quale potrebbe essere?

“Non ho interpretato molti film… come tutte le attrici e tutti gli attori vorrei interpretare un ruolo complesso, interpretare una bella storia. Mi piacerebbe certo esserne la protagonista, ma amo molto anche i film corali, le saghe familiari.”

 

Com’è stato il periodo di lockdown per te?

“Ho dovuto decisamente aumentare il livello delle mie capacità organizzative. Abbiamo un bambino piccolo e questo ha comportato, in assenza di asili e aiuti esterni, un’attività di cura esponenziale.”

 

… Ne sei uscita con maggiori consapevolezze o “indebolita”?

“Ne sono uscita più stanca, forse, ma certamente non indebolita. Per quanto riguarda le mie consapevolezze, non direi che siano aumentate, ma piuttosto che si siano acuite. La pandemia ha reso ancora più evidenti i divari sociali e le profonde disuguaglianze nella nostra società mossa evidentemente da obiettivi molto lontani dal bene comune.”

 

Tu sei cofondatrice del centro culturale Angelo Mai… cosa realizzate?

“L’Angelo Mai è un laboratorio di sperimentazione artistica e attivismo politico che si reinventa sempre. Negli anni abbiamo ospitato centinaia di concerti e spettacoli, laboratori e prove, invenzioni e incontri. Abbiamo prodotto e creato un gran numero di spettacoli, concerti, performance e ideato e realizzato progetti artistici fuori formato di ogni specie.

Grazie anche alla formazione teatrale Bluemotion, nata in sede, abbiamo contribuito alla diffusione della nuova drammaturgia inglese in Italia. Prestiamo da sempre  attenzione all’universo pedagogico, lavorando attivamente con associazioni e onlus impegnate per i diritti civili. In questo ultimo difficile periodo, avendo interrotto le attività strettamente culturali, ci siamo dedicati alla preparazione di pasti per aiutare il gruppo di volontarie e volontari di Baobab che si occupano della  prima accoglienza per i migranti o rifugiati in transito sul territorio romano.”

 

So che suoni molto bene il basso… Com’è arrivata questa passione?

“Ah no no! Ah ah! Non lo suono affatto molto bene. Sono una dilettante allo sbaraglio! Ho avuto la possibilità di imparare alcuni pezzi per degli spettacoli di Bluemotion (Settimo Cielo e Wasted, regia Giorgina Pi) e poi ho preso qualche lezione, ma sono lontanissima dal suonarlo come vorrei. Ma prometto al John Entwistle che è in me che m’impegnerò di più.”

 

Progetti futuri?

“mmm… vediamo. Per ora non diciamo nulla e incrociamo le dita.”

 

Concludendo?

“Concludendo… stavo rileggendo l’intervista: “Ero assetata di viaggi e avventure e scoperte, sognavo di fare la reporter…”. Non ho fatto la reporter, ma ho viaggiato e ho fatto tante scoperte, ho scoperto tante me! Ora sono aperta a nuove avventure professionali.”

 

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