The Police.

Il rock ’n’ reggae dei 'poliziotti' che inviavano gli SOS.

E siamo arrivati al tredicesimo articolo.

Era un po’ di tempo che ci giravo intorno. Indeciso se scrivere o meno delle emozioni, del ritmo dei sentimenti e di quello che i tre ragazzi ci regalarono nel lampo di cinque album, dal ’78 all’ ’83.

Spesso la vita è più prolifica della fantasia quando crea bizzarri intrecci che si trasformano in modo stupefacente partorendo opere d’arte e melting pot contaminati da stili e vite contrastanti.

La storia nasce pochi giorni prima del capodanno del ’76 e prosegue nella capitale Inglese una manciata di settimane dopo. Chi l’avrebbe mai detto che l’insegnate di scuola elementare Gordon Matthew Sumner meglio noto, per colpa del maglione a righe gialle, come Sting, potesse scrivere per uno scafato batterista americano figlio di una spia e un’archeologa? E invece andò in quel modo. Stewart Copeland s’innamorò del fare provinciale e arrogante del figlio di un lattaio di Newcastle senza sapere che quella scelta avrebbe trasformato la vita di mezzo universo.

Li conobbi alla fine dei ’70, però me li godetti bene a metà degli ’80 nelle lunghe notti romane a villa Paganini sulla Nomentana o dietro lo stadio Flaminio, lì dove si poteva alzare lo stereo, corteggiare le parioline in cerca di avventura e farsi una carrettata di canne di libanese giallo. Il primo album del trio che ebbi tra le mani fu un bootleg registrato a Parigi nel tour dell’’81 prima che uscisse “Ghost In the Machine”. Quel lavoro l’ho letteralmente masticato tra le braccia di Paola, Federica e Marina che erano interessate alla loro musica quanto io all’agraria.

Il brano che mi ha sempre fatto eccitare di più? La doppia versione di “So Lonely”. L’ho amata trasformata dal vivo e l’ho amata ancora di più anni dopo nel primo grande album della band “Outlandos d’Amour”. Dal vivo diventa spiccatamente percussiva, lasciando per strada quel giro ancheggiante di reggae e rubando almeno venti battute al minuto, trasformandosi in una cavalcata jam degna della migliore tradizione jazz. Sting e soci allungano il brodo tra cambi di ritmo, giri di tom e rullate di charleston per arrivare a un loop vocale che esplode infine in un violento e velocissimo pezzo rock. Ma nella versione da studio di quel lontano ’77 c’è un intermezzo di armonica da brividi e quello stile strano a metà strada tra una cifra di cose.

Partiamo da qui. Che musica fanno i Police? Boh. Abbiamo sempre detto Rock, però sono nati in piena esplosione punk, però qualcuno dice new wave, però sotto c’è un ritmo reggae, però la batteria in levare sembra jazz… ecco il successo della band. La forza di attingere a diversi fiori e il talento mostruoso e trasformista di Copeland, capace di segnare i brani con ritmi in controtempo utilizzando tamburi strani. Sì, sì, strani. La prima volta che li vidi sbarrai gli occhi. Poi approfondimmo e facemmo la conoscenza degli octobans scoprendo che il batterista dei Police era anche e soprattutto un maestro nel rimbalzo sul charleston tanto da essere preso a memoria come uno dei migliori di tutti i tempi.

È proprio lui, ancora prima che Sting apra bocca, a costruire il marchio di fabbrica. Risentiamo per un attimo l’intro di “So Lonely” come quello di “Message in a Bottle”. È Copeland che mette quel beat iniziale, è lui che ci fa sentire la botta caratteristica sul rullante e che troveremo in tutti i brani della band. Li ho sentiti talmente tante volte da essermi perso i caratteri distintivi del sound. Oggi riaprendo quelle vecchie perle mi torna come allora quella fresca ventata di improvvisazione. L’esordio di molti brani è caratterizzato da quel grappolo ritmico poi raffinato dal terzo elemento del gruppo. Quell’Andy Summer che faceva da fratello maggiore a tutti. Già preparatissimo turnista per grandi musicisti, riuscirà a legare i due picchi compositivi degli astri della band.

La seconda traccia che preferisco è quella “Message in a Bottle” che parte con i colpi di sponda sul rullante e il riff di chitarra per quattro e sole quattro, battute. Il brano è in La maggiore con tre alterazioni in chiave e una scelta armonica molto vicina al jazz comprendente due cambi di accordo per battuta. Una cosa incomprensibile per un brano rock. Il primo è in Do diesis minore nona e il secondo in La major settima. Una cosettina tosta da subito e poi “Just a cast away…” e quei maledetti controtempi a grappoli percussivi nei punti salienti del brano. Infine il finale per usare uno scioglilingua. Per me il momento forse più bello di tutto il brano. I controtempi armati di Copeland, la voce acida di Sting che rincorre il loop e gli stacchi solistici di Summer. Cavolo che pezzo. “I’m sending out an SOS…”

La terza? Qualche anno fa avrei detto altro, ma oggi mi sento di mettere sul podio quella “Bring On the Night” che il figlio del lattaio trasformerà in modo fantastico nel tour promozionale dell’ottantasei che vidi al palazzo dello Sport di Roma. Quel tour con Brandford Marsalis e Omar Hakim subito dopo l’uscita di “The Dream of the blue turtles”. Il brano parte con quel giro di basso bloccato sulle ottave, quasi fosse una chitarra. Pezzo in Sol maggiore con il primo accordo in La minore, poi la cassa fuori dalla tonica e quel tappeto musicale di Summer che parte sul grado modale in Do, costruendo una quartina che ridonda prima sulla stessa nota, poi scende per due volte di un tono. Ma non facciamola difficile. Godiamoci questi biondoni e la fichissima copertina del secondo album “Regatta de Blanc”, dove posano platinati come fotomodelli.

Paola Federica e Marina? Non le sento da anni, però un pezzettino del mio cuore rimarrà sempre loro. Il resto è diviso tra Gigia, Jack e Laura, la padrona di casa.

Il vino? Proporrei un Sassicaia del 2015. Considerato il migliore al mondo per quell’annata. Ha prezzi proibitivi, oltre duecento euro a bottiglia, quindi noi figli del popolo, ci berremo altro. In questo periodo anche troppo lungo di sedentarietà casalinga, il figlio di bacco ci aiuta come non mai, quindi scegliete voi quello che preferite, senza consigli, ma tenendo conto che la vostra lei al novanta percento preferisce le bolle ai fermi e se verrà accontentata, poi vi accontenterà…

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