Tiziana Demma: la professionalità “presta servizio” all’emergenza sanitaria.

LF ha chiacchierato ampiamente con l'esperta in management sanitario, rischio clinico e Sistema dei Controlli, nonchè avvocato ed espertisse, in merito all'intera vicenda che ruota attorno al Covid 19, alle posibili soluzioni ed alla professionalità che tanto potrebbe fare in un contesto così intricato.

Tiziana Demma

In questo lungo anno di privazioni, di grandi difficoltà, di crisi economica ed anche psicologica a causa di questo maledetto Covid 19, ne sono state fatte (poche a dire il vero!) e dette tante … e dopo oltre 10 mesi di Dpcm, imposizioni, coprifuochi vari, leggi non leggi, siamo ancora molto lontani dal vedere una luce in fondo al tunnel!!!

Che il nostro governo non abbia la forza né il coraggio di imporsi nei contesti, anche internazionali, è cosa nota a tutti. Questa debolezza del resto è confermata, ancora una volta, dal caso dei pescatori italiani detenuti in Libia, senza un motivo plausibile, da un paio di mesi. Nessun esponente della maggioranza ha fatto la voce grossa per chiedere ai libici del generale Haftar l’immediato rilascio dei prigionieri. Solo promesse d’impegno e generiche rassicurazioni alle preoccupate famiglie dei pescatori che, fino a qualche giorno fa, nutrivano ancora una tiepida fiducia nelle istituzioni. E il fallimento totale si è manifestato in modo evidente non solo in Libia ma anche in tutta l’area del Mediterraneo. Una realtà davvero imbarazzante che pone il nostro Paese in uno stato di assoluta inferiorità. E del resto la situazione caotica che vive oggi la Libia e le mire espansionistiche manifestate a più riprese dalla Turchia, con la presa dei giacimenti di gas nel Mediterraneo, sono la testimonianza più evidente dell’assenza clamorosa del nostro Paese, proprio in quel mare che una volta chiamavamo con toni trionfalistici Mare nostrum.

E questa è solo la punta di un Iceberg! Tornando alla questione pandemia, i discutibili poteri di gestione della emergenza Covid e della riorganizzazione della rete ospedaliera di tutta Italia, stanno dando risultati del tutto inadeguati, o comunque non sufficenti, non certo per incapacità professionale dei sanitari, quanto per inadeguatezza delle strutture, dei procedimenti e dei provvedimenti stessi, che stanno portando più ad una mortificazione morale, psicologica ed economica che ad una vera soluzione del problema.

Non sono certo io a poter dare “sentenze” in merito… oltre al dovere di cronaca che mi conduce a pormi delle domande, preferisco che a dare un parere sia una esperta del settore, Tiziana Demma, avvocato ed espertisse dell’ Agenzia di Controllo del Sistema Sociosanitario Lombardo, Regione Sanità Lombardia, Esperta in management sanitario rischio clinico e Sistema dei Controlli, Trasparenza Anticorruzione e Antiriciclaggio.

Funziona la suddivisione dello “stivale” in colori? Cosa non sta andando per il verso giusto? Perchè?

LF ne ha parlato con la professionista impegnata nell’ottimizzare i cicli e i sistemi di controllo in ambito sanitario, che ha risposto molto approfonditamente alle nostre domande…

 

Tiziana, benvenuta su LF MAGAZINE … Innanzitutto qual è il tuo stato d’animo al momento?

“Provo molta rabbia! Le soluzioni sono a portata di mano, è stata anche stanziata una somma enorme… è previsto un fondo di investimento per la sanità… non capisco perchè non lo traducano in modo operativo. C’ è una non volontà di prendere sul serio la questione. In Calabria, è noto a tutti, non si riesce ad avere un commissario… Il fatto di non dare spazio a professionisti, realtà virtuose che stanno sperimentando dei nuovi sistemi per garantire le cure anche ai pazienti no Covid, teleconsulti ecc. preferendo lasciare tutto all’improvvisazione, mi sembra una grande ‘disorganizzazione organizzata’, come dico sempre. Vedere poi settori come l’arte e la cultura, la massima espressione ed il prestigio del nostro paese, azzerate, fà male. Ultimamente tutto questo sta influendo a livello psicologico… a me mancano tantissimo le relaioni sociali… questo farci chiudere in questo modo, sembra quasi volerci robotizzare. Sembra che ci stiano plagiando e plasmando come macchine… loro ci programmano e noi eseguiamo. Questi sistemi non sono assolutamente rispondenti da un punto di vista normativo, anzi, i responsabili dovranno poi rispondere di reati penali molto gravi.”

Tu sei nel dipartimento della Sanità lombarda, com’è lì al momento la situazione?

“Attualmente sembra che la curva, dopo i primi provvedimenti e le restrizioni prese da Fontana, sia un pochino scesa, tanto che Fontana stesso, ha chiesto un cambio di colorazione della regione, da rossa ad arancione, però ancora c’è molto da fare… Ci sono alcune realtà come la PF di Lodi ed altre realtà ospedaliere che si sono attivate per il monitoraggio continuo dei pazienti post COVID, per garantire le cure primarie ai pazienti più fragili, ma non c’è una linea uniforme, questo è un comune denominatore per tutte le regioni italiane… carenza di personale, o, dove ci sono posti letto, non c’è un numero di sanitari sufficente a coprire quelle esigenze. Non è stato compreso bene che bisogna lavorare in prevenzione e rinforzare il sistema territoriale, purtroppo vale un po’ per tutti, anche per la Lombardia, le cui criticità non hanno insegnato nulla… questo dipende dal governo che non ha dato chiarezza: ad esempio, l’indice di rischio lo calcolano sul tasso di positività dato dai tamponi, ma se entriamo nel merito di questa analisi, il criterio di calcolo cambia da regione a regione, quindi non si ha uniformità di dati… diamo un indicatore variabile per quantità di tamponi effettuati…e sono dati obsoleti.”

Cosa si potrebbe fare quindi?

“In questo momento, secondo me, la priorità in asssoluto è quella di ripristinare il tracciamento e quindi il controllo della curva del contagio attraverso tamponi ed esami sierologici, predisponendo delle task force, per esempio, con l’ausilio di personale medico militare, perchè quello sanitario è carente e fà fatica a coprire quello che è il fabbisogno all’interno degli ospedali. A questo punto sarebbe utile rafforzare il rapporto con tutte le autorità territoriali, il medico di base, le farmacie, dove possono eseguire, con l’ausilio di operatori sanitari, i tamponi ed i test sierologici, coinvolgere il medico del lavoro… perchè a cosa vale contenere il tracciamento dei tamponi nella popolazione se sottendi tutto il resto, cioè i lavoratori? Non tutti sono in smartworking…  Se si tracciasse un percorso uniforme facendo un controllo a tappeto di tutta la popolazione, dagli studenti, ai carcerati, perchè non dimentichiamo che c’è un grande problema anche all’interno delle carceri. Si potrebbe concretizzare in due parole: lavorare in prevenzione. A Milano hanno allestito una Drive force, simile ai Drive in, dove una task force, con l’ausilio dell’esercito e la protezione civile, ha creato un percorso standardizzato in cui l’utente viene preso in carico per il tampone o il test sierologico e in 15 minuti gli si dà il risultato… se positivo, si indirizza all’isolamento fiduciario, sempre seguiti dall’equipe, se negativo, si apre una specie di banca dati, perchè è importante tracciare la curva del contagio attraverso questo controllo esteso a tutta la popolazione. Anche perchè solitamente un tampone costa 80 euro, quindi immagina una famiglia di 4 persone… Non può sostenere una simile spesa. L’altro, modificare il piano sanitario per tutti i pazienti Covid che si trovano a casa, con cure idonee onde prevenire l’aggravamento del paziente. La soluzione non è solo la tachipirina ma farmaci che siano funzionali per i malati di Covid… lavorando in questa chiave di prevenzione, impediamo che il paziente si aggravi e venga collocato in ospedale. Queste sono le due azioni che devono essere messe assolutamente in atto. Dovrebbero inoltre rivalorizzare la funzione dei medici di base, organizzare i dispositivi di sicurezza per il Covid, che loro non hanno, si dovrebbe lavorare in chiave territoriale. Garantire l’doneità delle cure con un protocollo nazionale che ancora non esiste purtroppo… Speranza ha emesso una bozza contraddittoria non consultando neppure i medici…”

Come vedi tu questi vaccini che dovrebbero arrivare in Italia per l’inizio del nuovo anno? Preferiresti una cura vera o propria?

“Per quanto riguarda i vaccini, ritengo che necessitino ancora di sperimentazione atta a garantire i presupposti di sicurezza. Non sappiamo la traduzione di quelli che saranno poi gli effetti collaterali a lungo termine. A questo punto non riesco a capire, visto che hanno trovato soluzioni che non hanno controindicazioni, che non hanno costi, come ad esempio il plasma dei pazienti guariti dal Covid, ma anche, come ha scoperto recentemente un medico italiano in Canada, la auto produzione di anticorpi nel nostro organismo, quindi soprattutto una chiave preventiva. Questa scoperta non può essere ancora realizzata da noi per problemi burocratici!”

Concludendo?

“Vorrei aggiungere che sarebbe bene lasciare spazio ai professionisti, perchè le soluzioni ci sono! La tecnologia è uno strumento che può essere una soluzione immediata. Ci sono fondi ed investimenti da utilizzare, che potrebbero fare la differenza anche per garantire le cure ai pazienti non Covid ma che hanno necessità di cure primarie, come i malati oncologici, i cronici… bisogna pensare alla sanità non solo in chiave pandemica, ma anche nel garantire quello che è un percorso di salute per tutti i pazienti, soprattutto quelli che non possono più affidarsi a strutture come i Pronto soccorso e gli ospedali, perchè sono stati trasformati tutti in strutture Covid. Non bisogna dimenticare che anche loro hanno bisogno di garanzie, quindi secondo me, tutto questo creerà un effetto boomerang disastroso soprattutto nei confronti di chi in questo momento sta operando in prima linea, medici e sanitari. C’è buona probabilità che alla fine di tutto questo terribile periodo verranno denunciati per responsabilità sanitaria e certo non saranno tutelati dal sistema! Mi preoccupano le sorti di un personale sanitario già in carenza!”

 

 

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