“Un Autunno di fuoco”.

Al Teatro Ghione Milena Vukotic e Maximilian Nisi sono gli intensi protagonisti di "Un Autunno di fuoco", un testo di Eric Coble egregiamente diretto da Marcello Cotugno. Un rapporto difficile tra una madre e un figlio, che si ritrovano dopo vent’anni. In scena fino al 25 Novembre.

Foto: Claudio Ammendola

“Un Autunno di fuoco” tratto dal testo di Eric Coble “The velocity of Autumn”, ruota intorno alla figura di Alexandra (Milena Vukotic), un’artista di 80 anni, alla resa dei conti con la vita e con la sua famiglia. Man mano che ci si addentra nella trama, scopriamo in Alexandra una donna colma di arguzia, di passione vulcanica, di amore per l’arte e per tutto ciò che è bello. La donna si è barricata nella sua casa di Brooklyn con numerose bottiglie contenenti liquido per lo sviluppo delle fotografie da essere in grado di incendiare, a suo dire, l’intero stabile, pur di non dover entrare in una casa di riposo. Ma i suoi figli hanno la loro arma segreta: il figlio Chris (Maximilian Nisi), che ritorna dopo 20 anni, l’unico che riesca ad accedere all’appartamento, perché ricorre allo stratagemma di salire sull’albero che arriva fino alla finestra della casa. Già questo sancisce il legame tra i due: Chris sapeva che la mamma avrebbe sigillato la porta e tutte le finestre tranne quella che la metteva in comunicazione con il suo albero. Albero che, dominando la piacevole scenografia, realizzata da Luigi Ferrigno, tra realismo e simbolismo, ci riporta alle stagioni della vita e a ciò che resta dopo di noi.

Anche le musiche che riecheggiano in sottofondo rendono vivi i sentimenti e le emozioni dei due interpreti. Non è una semplice colonna sonora ma un interprete straordinario con cui i due protagonisti della vicenda si relazionano.

Lo spettacolo riesce in modo eccellente ad esaltare l’emotività e l’emozione tra i due personaggi attraverso un incessante e caustico botta e risposta tra madre e figlio, alternati da un paio di monologhi che ciascun interprete fa, estraniandosi, a mo di flash back, dalla scena. Alla fine la vecchiaia si rivela come una condizione relativa, di perdita ma anche di conquista, che sta a noi investire di significato e di bellezza. “Un autunno di fuoco” è uno spettacolo che prova a parlare con leggerezza della morte e con profondità del senso della vita, è una scoperta divertente e meravigliosamente toccante della fragilità e della ferocia dell’esistenza stessa.

Milena Vukotic, straordinaria in questo ruolo, interprete delicata e profonda, ci restituisce integre tutte le sfumature e la complessità di Alexandra: spirito libero, sguardo cinico e dissacrante, sfiorita dalla vita, ma pur sempre madre amorevole, che ha fatto della libertà il suo punto di forza, e che urla il suo desiderio di vivere quello che le resta senza essere sradicata dalle proprie radici.

Maximilian Nisi è davvero un bravo attore, poliedrico, sensibile e preparato, che sa calarsi in ogni tipo di ruolo. Il rapporto di grande complicità e stima che lo lega a Milena Vukotic si percepisce in maniera vivida, raggiungendo un apice emotivo talmente elevato da farli sembrare realmente madre e figlio! Maximilian riesce a trasmettere tutta la straordinaria e dolorosa umanità di cui il personaggio di Chris è portatore. La luminosità degli sguardi, anche il non detto, emanano grandi sentimenti e forti emozioni.

Il rapporto controverso di questa madre e del proprio figlio, si basa su incomprensioni, equivoci, cose non dette, salvo rivelarsi poi colmo di affetto, perchè Chris in fondo è il figlio che più le somiglia, che è fuggito, similmente a lei da giovanissima, da una situazione opprimente per cercare rifugio nell’arte, nell’estro, nella fantasia. Non vi è viaggio più bello di quello che va alla ricerca della bellezza, l’unica cosa che ci possa salvare da un mondo abbrutito. “Un Autunno di fuoco” centra l’obiettivo donando a ciascuno un’ora e 40 di autentica bellezza. Lo fa in modo delicato, struggente, bello, poetico. Andare a teatro e vedere cose di livello arricchisce cuore, mente ed anima….tutti ne abbiamo bisogno, e questi due straordinari interpreti ci hanno fatto tornare a casa con un piccolo carico in più di bellezza…

E poi l’albero che per tutto il pezzo primeggia maestoso sul palco con i suoi rami, ci porta verso mondi superiori, come ad indicare i diversi eventi che compongono l’esistenza e gli ostacoli da affrontare. Un tempo la vita dell’uomo stesso girava completamente attorno alla Natura e ai beni che questa gli donava attraverso gli alberi e le piante: frutti con cui cibarsi, materiale per costruire ripari o da ardere per produrre calore e luce, succhi, linfe e polveri con cui curare le malattie…così similmente, sul finire della piece, l’albero ruota su sè stesso nello stesso momento in cui Alexandra decide di togliere le barriere della casa, visibili, e quelle dell’anima, invisibili, attraverso le quali si era chiusa completamente alla vita, per uscire ed affrontare i propri demoni dei quali ora non ha più paura.

Divertente e pericoloso, dolorante e rivelatore, introspettivo e profondo, questo gioco percettivo rivela sia la fragilità che la ferocia della vita, ma lo fa in modo delicato, tenue e commovente, ognuno di noi ci si ritrova in qualche modo, grazie anche alla impeccabile regia di Marcello Cotugno.

Da vedere a tutti i costi!

 

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*