Uncino contro Peter Pan, le origini dello scontro nel romanzo di Mario Petillo.

“James Hook. Il pirata che navigò in cielo” è un romanzo fantasy con incursioni storiche, in cui Petillo non ci racconta solo la storia di Capitan Uncino, ma ci svela anche un personaggio che abbiamo pensato positivo, ma che in realtà è un despota.

Mario Petillo, un giovane storyteller e giornalista nel settore del cinema, sport, e dei videogiochi, ha pubblicato con Scatole Parlanti la vera storia di Capitan Uncino.

“James Hook. Il pirata che navigò in cielo” è un romanzo fantasy con incursioni storiche. Infatti, Petillo, partendo da due indicazioni che James Matthew Barrie ha dato nel suo testo in riferimento ad Uncino, ovvero che era stato il nostromo di Barbanera e che aveva studiato a Eton, intraprende una vera e propria ricerca della figura del suo James Hook.

Il romanzo si apre con Hook che racconta la sua infanzia al suo fidato nostromo Spugna e apprendiamo la sua storia fino a ripercorrere, passo dopo passo, le avventure di quest’uomo passato alla storia come colui che odiava il bambino che non voleva crescere.

Le ricerche di Petillo lo portano a visitare Crowthorne, la città natale di James Hook, al secolo James M. Turner.

“James M. Turner nacque nel Novembre del 1700, all’inizio del nuovo secolo, nel Berkshire, una delle contee dell’Inghilterra sud orientale, tra l’Oxfordshire e il Buckinghamshire: la cittadina che gli diede i natali era la piccola Crowthorne, che contava poco più di cinquemila abitanti all’epoca. Quasi quaranta miglia da Londra e venti da Eton, il più vicino dei principali centri della contea”.

Non solo questi sono i dati veri che Petillo fornisce nel suo romanzo, ma ci parla anche di luoghi, strade e personaggi realmente esistiti e individuabili. Barbanera, Israel Hands e gli altri pirati sono realmente esistiti anche gli eventi, gli assalti, le rotte, i viaggi, sono tutti documentati dalla storia vera. Sono pochi gli elementi di fantasia e dove sono stati inseriti, essi risultano perfettamente amalgamati all’intera narrazione che risulta coerente e ben strutturata. Il racconto di James a Spugna serve a Petillo per spiegare le ragioni profonde dell’odio di Capitan Uncino verso Peter Pan, il quale gli ha sottratto la possibilità di un futuro differente, trasformandolo in qualche modo in ciò che non voleva essere. Chi legge il libro di Petillo si renderà conto che Peter Pan è descritto con le sembianze che il film di Walt Disney gli attribuisce, ma tutti gli altri sono stati pensati ex novo o fanno riferimento a caratteristiche storiche ben precise. Non è solo la storia di Capitan Uncino quella che ci racconta Petillo, ma è anche lo svelamento di un personaggio che abbiamo pensato positivo, ma che in realtà è un despota. Peter Pan non è un eroe positivo, ma è l’origine di un male che Uncino vuole sconfiggere.

“James Hook (…) accettò una missione conse­gnatagli dalle fate di un’isola sperduta nel cielo, per vincere la tirannia e la prepotenza di un bambino che non era cresciuto, che quando si annoiava si recava a Kensington, a Londra, a raccogliere dai Giardini dei bambini che accidentalmente cadevano dalle proprie culle. Li sottraeva con la for­za alle loro madri, raccontando poi loro di essere sperduti e abbandonati, sfruttando il loro essere giovani: li faceva invecchiare, a Neverland dove il tempo non scorre mai, fino a quando, divenuti più adulti di quando li aveva trovati, poteva indottrinarli e far loro sposare il suo ideale. Un esercito di giovani bambini, pronti a non farsi domande, spaventati dalla possibilità di crescere e di invecchiare, desiderosi di avere una madre e pronti a tutto, per difendere Peter Pan. Il loro salvatore. Un despota che, come a tutti i più grandi, sulla sua strada commise l’errore di portare con sé James”. 

A cura di Aurora Varinghieri

Mario Petillo

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