Uno, nessuno e centomila.

Enrico Lo Verso è il protagonista del romanzo di Pirandello, per la regia di Alessandra Pizzi, quì, sotto forma di un originalissimo monologo, in scena alla Sala Umberto di Roma fino al 30 Aprile.

‘Uno, nessuno e centomila’ è uno dei romanzi più noti di Luigi Pirandello. Iniziato già nel 1909 e rimasto a lungo in gestazione, uscì solo nel Dicembre del 1926. Questo romanzo, l’ultimo di Pirandello, fu da lui stesso definito “romanzo testamentario”. Difatti segna il culmine della riflessione sulla disgregazione del soggetto iniziata con il ‘Fu Mattia Pascal’ (1904). Attraverso la tragedia di Vitangelo Moscarda, che scopre di essere estraneo a se stesso,”costruito” dagli altri a modo loro, molteplice quante sono le situazioni in cui si trova, Pirandello costruisce una delle rappresentazioni più efficaci dell’assurdità dell’uomo moderno, e delinea la sua filosofia, sintetizzando il proprio pensiero nel modo più completo. L’autore, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita“.

Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita. Un giorno, in seguito all’osservazione da parte della moglie che gli dice che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa. Da quel momento l’obiettivo di Vitangelo sarà quello di scoprire chi è veramente.

Decide quindi di cambiare vita (rinunciando ad essere un usuraio) anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. In questo suo gesto c’è il desiderio di un’opera di carità, ma anche quello di non essere considerato più dalla moglie come una marionetta. Anche Anna Rosa, un’amica di sua moglie che lui conosce poco, gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male.

Il protagonista arriverà alla follia in un ospizio, dove però si sentirà libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo da un’altra prospettiva. Vitangelo Moscarda conclude che, per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude, non basta cambiare nome, proprio perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Dunque, l’unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

Nella efficace rappresentazione, messa in scena da uno strepitoso Enrico Lo Verso, c’è un ‘piccolo’ elemento che fa la differenza: sotto la sapiente regia di Alessandra Pizzi, quì si dà vita all’opera Pirandelliana sotto forma di un monologo! Dire che sia cosa ardua, è dir poco! Immaginiamo solo le incredibili tematiche dell’autore siciliano, con molteplici personaggi, raccontati in un solo grido, senza interazione con altri attori! Decisamente le ‘assenze’ non si rimpiangono! Del resto, come tiene a sottolineare Lo Verso, lui non è solo….Ci fa onore di uno stuolo di presenze sul palco, ce le annovera, durante quegli intensi 70 minuti, sembra di vederli, ce li immaginiamo, per fattezze e sembianze. Così anche uno specchio diviene elemento imprescindibile della scena. Grande prova di attore per Enrico Lo Verso, che si dona alla scena in modo intenso, sembianza vivente di tutto il pensiero di Pirandello, scomposizione ad infinito della personalità e della “forma” umana. La profonda voce siciliana di Lo Verso porta una riflessione in più sulla personalità del protagonista, modificando alcune linee di forza della poetica pirandelliana. All’umorismo si aggiunge la dimensione grottesca, che descrive la progressiva follia di Vitangelo, con effetti di distorsione e di straniamento nella rappresentazione di una realtà che, per l’ultimo Pirandello, diventa ormai solo una somma di frammenti privi di senso.

Mi piace la conclusione di Enrico che chiude il sipario con una celebre frase pirandelliana:

« La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo »

Applausi!!!

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