Uno strepitoso Elio Germano interpreta Antonio Ligabue nel film “Volevo nascondermi”.

Il film di Giorgio Diritti, per il quale Elio Germano è stato premiato con l'Orso d'argento a Berlino, è uscito Mercoledì 4 Marzo in metà delle sale italiane, purtroppo, a causa dei provvedimenti attuati per contrastare il Coronavirus.

“Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, reduce dall’Orso d’argento assegnato ad Elio Germano come miglior attore protagonista, sospeso il 27 Febbraio, è arrivato in sala dal 4 Marzo con 01 Distribution. Purtroppo sarà una visione “dimezzata” dato che quasi mezza Italia ha le sale cinematografiche chiuse a causa del dilagare del Coronavirus! A mio parere, un vero peccato, data l’importanza di questa uscita e la bravura di Germano, quasi uno “spreco” oserei dire, perchè temo che gli spettatori non raggiungeranno  il numero auspicato, in queste condizioni!

Il film è esattamente come me lo aspettavo: un film classico, filologicamente inappuntabile e con il valore aggiunto di Elio Germano nei panni di un Ligabue struggente, realistico e ricco di artistici grugniti. Non solo, vi è anche una grande attenzione alla biografia del pittore, da parte del regista, che mette in risalto con grande attenzione la follia del pittore, e tante rassicuranti immagini di paesaggi, natura e animali, questi ultimi, molto amati da Ligabue.

Tra le molte difficoltà di Germano, che ha vestito i panni di Antonio Costa conosciuto come Ligabue, anche quella di confrontarsi indirettamente con la storica e indimenticabile interpretazione di Flavio Bucci, appena scomparso, che aveva impersonato, nel 1977, il pittore naif in una serie tv in tre puntate a firma di Salvatore Nocita.

Ma chi era Ligabue, noto anche in Italia come ‘El Tudesc’? Affetto da gotta, rachitismo, psicolabilità e soggetto ad attacchi di furia tanto violenti da richiedere più volte il ricovero psichiatrico, era figlio di una donna italiana migrata in Svizzera. Affidato poi a una coppia del posto, con la quale matura rapporti di amore e odio, a un certo punto Ligabue si ritrova ad aggredire la madre adottiva, tanto da venir espulso dalla Svizzera. Arriva così finalmente in Italia, a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, dove inizialmente vive come un barbone tra mille disagi sulle rive del Po. È qui che inizia davvero a dipingere, soprattutto animali come leoni, giaguari, gorilla e tigri, ma sullo sfondo, a stridere, quello dei pioppi e delle banchine del fiume Po. Ed è ancora quì che incontra lo scultore e pittore Renato Marino Mazzacurati che lo introduce al mondo dell’arte.

Nel film, oltre alla puntuale ricostruzione dell’epoca, c’è la bravura di Elio Germano, specie nel raccontare questo artista bambino sia nella disgrazia che nel tardivo successo. Ed è allora che Ligabue, ormai oggetto di mostre e complimenti, ostenta, con fare infantile, di avere un’auto con autista ed una collezione di amate moto, che cura quasi maniacalmente… E lo fa con quelle donne che quasi sempre gli negano un bacio.

Eccezionale, dunque, il lavoro di mimesi di Elio Germano, autentico cuore pulsante del film.

In fondo ognuno di noi è un po’ Ligabue, la sua storia di carenze affettive e la sua lotta per esistere ci accomuna a lui, a quest’uomo che ha lottato tanto per essere felice. Elemento importante poi è che era un diverso e in questa sua folle dimensione artistica c’era tutta la sua voglia di riscatto.
Un’ epoca che è stata ricostruita al meglio da parte del regista, perché questo personaggio potesse muoversi come in una fiaba amara.
“In “Volevo nascondermi”, ha detto Germano, “la cosa difficile è stata la lunghezza del trucco e il clima dei set. Dovevo infatti indossare due tre paia di pantaloni e altrettante giacche. Del Ligabue di Bucci – ha aggiunto – non ho visto nulla, ho cercato solo di fare pulizia, di approcciarmi al personaggio in maniera vergine”. Chi era Ligabue? ” Un uomo che si trovava più a sua agio con gli animali e che faceva fatica a metter su anche due parole. Per fortuna si sapeva esprimere con la pittura e dando forma al fango”. Anche per questo Germano, nel ringraziare a Berlino per il premio, ha detto di dedicarlo “a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato, che è ancora con noi, che quello che facciamo in vita rimane”.

Un film forte, emozionante, a tratti angosciante, che il magistrale interprete rende prezioso al pari di quello del compianto Bucci… diverso, a tratti, ma sicuramente apprezzabilissimo e decisamente da vedere!

 

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