Valeria Rossi la sostenibile leggerezza dell’essere…

Il successo di "Tre Parole" l'ha travolta, ma pare avere i piedi ben piantati per terra, così, dal 2010, ha deciso di buttarsi nel mondo della scrittura diventando un’autrice di testi a tempo pieno.

Un’eterna ragazza dal sorriso fresco, intelligente, ma dotata della leggerezza di una libellula che vola sopra questo nostro tempo confuso e inquietante. La sua voce alla radio con “Tre parole” dal 2001 è diventato un mantra di minimalismo e solarità.

Fondamentalmente autrice, Valeria nasce in Libia ma poi cresce nel Lazio. L’interruzione con questa terra esotica e selvaggia diviene una molla artistica per Valeria Rossi che la vede trasporre, nelle sue canzoni, la tendenza arcaica alla fatalità.

Valeria Nasce come autrice, ha una formazione autoriale. Il successo di “Tre Parole” la travolge, ma pare avere i piedi ben piantati per terra. Dal 2010 ha deciso di buttarsi nel mondo della scrittura ed è diventata un’autrice di testi a tempo pieno. È stata il deus ex machina di molti artisti e ha collaborato con Andrea Bocelli, fino a tornare, nel 2014, con lo pseudonimo di Mammastar. Sua è la fantastica canzone di “Peppa Pig”, ha pure realizzato “Bimbi in cucina”, un libro di ricette per bambini. Nel Maggio del 2015 è uscito il suo primo libro intitolato “Tre parole dopo. Riflessioni intorno al successo”. Si è laureata in antropologia. La trasmissione Rai “Ora o mai più” ci ha fatto scoprire delle corde e dei chiaroscuri veramente notevoli della cantante.

Che effetto le ha suscitato ritornare in una grande Kermesse come “Ora o mai più”?

“Mi ha fatto immensamente piacere far intravedere qualcosa di più di  me. Questo programma è stato fatto da autori che amano la musica, che ambiscono a far vedere la vita dietro la musica. Ci sono tanti aspetti dietro i brani cantati. Carlo Conti e Amadeus lo sanno bene.”

Tra questi Maestri, cioè mostri sacri della canzone, chi l’ha intimorita?

“La capacità o meno di comprendere una situazione è fondamentale, un occhio costruttivo evolutivo. Orietta è fortunata, perché è equilibrata, ha questi argomenti. Orietta è connessa con la realtà. Diciamo che hanno sentito la gara più i Maestri. Per risponderti, forse Masini, scalpitava, perché è anche arrangiatore e si immedesimava molto.”

Come artista ha una leggerezza che a volte fa pensare alla favola, è un suo lato che porta in scena?

“Mi piace vedere la vita in una dimensione mai statica ma dinamica, delle spinte che ci fanno misurare con la sfida, poi mettere insieme  degli artisti così distanti è impegnativo. La chiave per me era non entrare negli ingranaggi della gara, ma acquisire l’intensità dell’esperienza. Io sono per il cesello, per il setaccio, non amo l’identificazione opera e vita. Sono umana, ho avuto i miei problemi e amo sublimarli in arte ma non alla Kurt Kobain.”

Scrive, canta, quale suo lavoro rimane nel tempo?

“Le opere prendono una strada : “Tre parole” è così sentita, così preziosa ma ha i criteri del classico. Non è datata.”

Lei ha un look raffinato ma molto semplice la rappresenta?

“Basta far decidere il cuore.. gli stimoli son un sorriso che è già un buon  parametro. Spesso le persone non sanno cosa le far star bene,  non hanno la bussola. Questo è un punto di Orietta e del suo lavoro, dietro una facciata naif c’è un lavoro maggiore, un ragionamento che si è asciugato.”

Nonostante un suo grande successo lei per un periodo si è fermata con la musica come mai?

“Mi sono fermata per questioni di igiene mentale. Non ha senso star affacciati alla finestra quando può entrare qualcosa dalla porta. Era necessario fare un periodo di bonifica dopo la grande esposizione mediatica. La famiglia è stato il mio primo lavoro, ho una bambina di 9 anni che richiede una presenza fissa. Ogni cosa a suo tempo. Bisogna essere elastici, intuitivi, ciò non toglie che un’occasione come questa di “Ora o mai più” è stata importante per me.”

 Cosa vuole dire ai suoi fans?

“Ci sono distanze di quasi vent’anni con molti di loro, ma c’è stata una condivisione, un’evoluzione; due mie fans, per esempio, venivano ai concerti coi genitori poi sono cresciute, hanno preso la patente, sono indipendenti ora, condividiamo le evoluzioni del tempo e sono fiera del rapporto con alcuni di loro.”

La ringrazio Valeria

“Grazie a voi Antonello!”

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