Variazioni sul tema.

Pensieri...in totale libertà.

The magicbook

IL VOLO

L’erba carezzava la pianura e giungeva alla radice delle colline. Montai più in alto, dove l’aria era fredda ed entrava nel petto con respiri che lo allargavano. Sulla distesa pianura il cavalluccio appena nato correva capricciosamente da ogni parte traversando, per frenesia di vita, i pericoli della strada. Dall’alto vidi lo strapiombo, cinque montagne si radunavano distanziando le cime e avvincendo le fondamenta. Staccai gli occhi dalla voragine che mi traeva la mente. Il vento forse mi avrebbe fatto volare tra i falchi dalle ali ferme, scrutatori, laggiù, delle prede. Una via biancastra serpentava le montagne di una striscia marmorea. Non un suono d’uomo, non di campana. La Natura mi parlava a tu per tu. Quando il vento crebbe io volai nello spazio e poi lontano, lontano, oltre me stesso.

MEA CULPA DEL DISOCCUPATO

Lei mi perdonerà sono un disoccupato.

Lei mi scuserà se presumevo di sostituirmi ai Robot.

Lei capirà che producendo di più chiedevo un maggior salario.

Lei concorderà che essendo io un’eccedenza del sistema produttivo mi tolgo quale incomodo e le tolgo la colpa. Mi ucciderò. Non avrà la mia incombenza. No, no, per carità, non è sua la responsabilità. L’errore è tutto mio: volevo vivere.

IN VIAGGIO

In viaggio con un amico, e la sua cagna. Carezzabile. Si adagia nel sedile posteriore ed, a lungo quieta, dormicchia. Quindi comincia a lamentarsi guaiolosamente. Il mio amico ritiene che abbia qualche urgenza, ferma, scende, passeggia, ma la ‘buldocca’ non ha bisognini o non li soddisfa. Rientrano e ripartiamo. Tutto placido, quando la ‘buldocca’ inizia a guaire e poi ad abbaiare dolorosamente. Stiamo nel traffico, assediati dalle macchine, il mio amico è disperato, parla alla ‘buldocca’ con amore, da padre a figlia, la cagna per un istante è convinta dalla voce paterna, poi abbaia, grida, dico al mio amico di stendere il braccio e accostare ai margini, accostiamo, scendono, passeggiano, ma la ‘buldocca’ non si libera. Rientrano. Il mio amico farfuglia un non so che, colgo che dice della sofferenza della ‘buldocca’, certo, dico io, è strano che avendo tanto fastidio non si sgravi…No, no, balbetta il mio amico…No, no, che? La testa, dice il mio amico. Se sbatte la testa, dice, se sbatte la testa…Che significa? Se sbatte la testa ai vetri, è finita. Non capisco. Mi spiega…Ha un tumore al cervello, la cagna. Inoperabile. Proseguiamo in un mutismo totale, mio, del mio amico, della cagna. Scendo. Scende anche il mio amico e trae la ‘buldocca’… Per farle soddisfare i bisogni…

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*