Viaggio in Turchia-seconda parte: Ankara.

Ankara è la capitale della Repubblica di Turchia (Türkiye Cumhuriyeti); con i suoi oltre cinque milioni di abitanti, è la seconda città turca per dimensione dopo Istanbul.

Lasciata l’immensa Istanbul con i grattacieli che si stagliano ai lati delle ampie strade di periferia ed il verde curato sin nei minimi dettagli, ci dirigiamo alla volta di Ankara che dista ben 480 km. La partenza alla volta della capitale turca è stata l’occasione per conoscere quello che sarebbe stato il nostro autista per l’intero tour, Sig Uğur, che ci ha guidati con grande competenza attraverso queste terre talvolta anche aspre.

Arrivati ad Ankara, con grande piacere, siamo stati accolti da un avveniristico quanto ottimo Hotel Movenpick. Meravigliosa stanza “hi-tec”, pulitissima, immensa, con la doccia, separata dalla toilette, che sembra un’altra piccola stanza, e la TV che si può ascoltare in dolby sorround anche in bagno! Sarei quasi voluta restare lì!!!

Ma tornando al viaggio, dal 23 Aprile 1920, giorno della Grande Assemblea Nazionale, Ankara è la capitale della Turchia pur essendo la seconda città turca per grandezza dopo Istanbul. Nell’Ottobre 1919 fu la capitale del governo rivoluzionario nonché la residenza di Mustafa Kemal Atatürk, padre della nazione. Rappresenta il quartier generale del governo turco e la sede di tutte le ambasciate straniere. Per contrasto con Istanbul, appare, ad un primo sguardo, ordinata ed austera. La città sorge sulla riva sinistra del fiume Su il Enguri ed è situata nel magnifico altopiano dell’Anatolia, che si trova a un’altezza di circa mille metri sul livello del mare. Ankara è a sua volta rialzata di quasi duecento metri rispetto ad esso, essendo adagiata su un promontorio roccioso.

Ankara è situata geograficamente nel cuore della Turchia e la sua favorevole posizione, da sempre, ha facilitato il suo ruolo di centro nevralgico nell’ambito delle comunicazioni tra le diverse aree del Paese, e ha svolto un importante ruolo di connessione commerciale ed economica sia con le altre città turche che con l’estero. L’area di Ankara ha inoltre rappresentato, nel corso dei secoli, uno dei principali centri culturali e produttivi della nazione, sia sul piano educativo, grazie alla sua università, e poi sul piano agricolo e della produzione di manufatti tessili.

Una della principali attrazioni turistiche della città di Ankara è senza dubbio il suo castello, l’Ankara Kalesi, una fortezza di epoca tardo-antica, risalente al VII secolo dopo Cristo. Costituita da un duplice sistema di mura difensive, molto probabilmente entrambe edificate in seguito all’arrivo dei Persiani, la fortezza, imponente e maestosa, consente di osservare la città da un visuale davvero unica e mozzafiato!

Un altro importante e interessante edificio da visitare ad Ankara è il mausoleo di Kemal Ataturk (1881-1938), dove, una volta sbrigate le procedure di controllo, abbiamo trovato ad accoglierci tre addetti alla sicurezza che ci hanno offerto caramelle e…acqua di Colonia…fragranze di aromi soavi e freschi ci hanno piacevolmente avvolti.

Situato su un’alta collina nell’area del quartiere di Anıttep, l’imponente monumento celebrativo è stato terminato nel 1953 e costituisce uno dei simboli della Turchia, oltre a rappresentare uno dei più alti esempi dell’architettura moderna turca. All’interno del mausoleo, che ospita la sepoltura del defunto leader, è stato anche allestito un museo che presenta una vasta collezione di oggetti appartenuti ad Ataturk, oltre ai suoi scritti e ad una carrellata di importanti scatti legati alla sua carriera politica.

Il mausoleo Anitkabir celebra con grande solennità la lotta per l’indipendenza della Turchia e la vita del suo primo presidente, Mustafa Kemal Atatürk. Avvicinandovi alla tomba, noterete sulla destra e sulla sinistra le iscrizioni dorate che riportano alcuni passi del discorso pronunciato da Atatürk in occasione delle celebrazioni del decimo anniversario della repubblica, avvenuto nel 1932. Quando entrate nel mausoleo, non dimenticate di alzare lo sguardo verso il soffitto del superbo salone, incorniciato di marmi e sobriamente decorato con mosaici ottomani del XV e XVI secolo. All’estremità settentrionale si erge un immenso cenotafio di marmo, intagliato da un unico blocco del peso di 40 tonnellate, sotto il quale si trova la camera che custodisce la tomba vera e propria.

Costruito negli anni ’40, il progetto del grande mausoleo Anitkabir è stato scelto tra i numerosi che furono presentati da prestigiosi architetti e rappresenta un tributo trionfale alla Guerra di Indipendenza turca dell’inizio del secolo scorso. Con la sua sagoma imponente, articolata in un ampio colonnato, grandi torri e un vasto cortile, domina il paesaggio circostante.

Avvicinandosi alla spaziosa piazza su cui si apre, salta subito all’occhio, l’aspetto minimalista del mausoleo, che si staglia con le sue linee essenziali e pulite sullo sfondo del cielo azzurro della Turchia. Ne abbiamo ammirato la linea, presentata come un blocco dalle proporzioni armoniose, alleggerite da colonne di marmo. La sua rilevanza simbolica per il paese è tale che nel corso degli anni è stato più volte rappresentato sulle banconote nazionali.

Le 10 torri che dominano il complesso sono disposte simmetricamente e rappresentano l’anelito e le aspirazioni dei combattenti che lottarono per fondare l’attuale stato turco. Il Museo Anitkabir Atatürk illustra, con grande ricchezza di particolari, la vita e le imprese del primo presidente della Repubblica di Turchia, chiamato il Padre dei Turchi, che guidò la sollevazione popolare e le battaglie per la liberazione negli anni dal 1919 al 1923.

All’interno, la mostra espone molti dei suoi oggetti personali, capi di abbigliamento e doni diplomatici che ne illustrano il carattere e la vita quotidiana. Nelle sale del museo sono esposte anche le sue medaglie e le decorazioni ricevute per le gesta eroiche di cui fu protagonista, il tutto spiegato con chiarezza dalla nostra guida, Lucia, e dalle immagini esplicative.

Nel mausoleo si trova anche la tomba del secondo presidente della Turchia, Ismet Inonu. Iniziata nel 1944, la costruzione di questo suggestivo complesso ha richiesto quasi un decennio per essere completata.

Il Mausoleo Anitkabir è una meta che non può mancare, in un itinerario che si rispetti, ad Ankara, e si trova nel centro della città. (Continua sotto…)

 

La storia di Mustafa Kemal, passato alla storia come Atatürk, inizia a Salonicco, nell’odierna Grecia, all’epoca, parte dell’Impero ottomano, dove nasce il 19 Maggio 1881. Intraprende la carriera militare in giovane età, nel 1908 aderisce al controverso movimento dei Giovani Turchi, in linea con le idee di ammodernamento della nazione e di trasformazione del monolitico e autocratico Impero in una monarchia costituzionale, che il movimento propagandava. Nei primi anni Dieci inizia a raccogliere i primi successi e le prime promozioni nella guerra italo-turca. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Kemal spicca ancora come fine stratega e leader militare, combatte sul fronte caucasico contro i russi e in Palestina, guadagnandosi il grado di Generale. Insieme alle sue vittorie, comincia a crescere di pari passo la considerazione e il rispetto nei suoi confronti.

Nonostante il suo impegno, l’Impero ottomano, già debole, frammentato e malato all’inizio del conflitto, finì per soccombere alla Grande Guerra con la firma, il 30 Ottobre del 1918, dell’armistizio di Mudros. La Prima guerra mondiale fece definitivamente cadere i vecchi sistemi imperiali e il contraccolpo della caduta di un impero con più di 600 anni di storia, come quello ottomano fu devastante: l’Impero perse gran parte dei suoi territori e la sua capitale, Costantinopoli, fu occupata da italiani, greci e inglesi e sprofondò nel caos. (Continua sotto…)

 

È in questi anni che in Mustafa Kemal esplode la fiamma del nazionalismo turco: sulla base di ideali filo-occidentali, laici e autoritari (spesso sfocianti in atteggiamenti dittatoriali), Kemal eliminò l’opposizione di sinistra all’interno del governo e intraprese un processo di consolidamento del potere che sconvolse ancora di più la già tramortita popolazione turca. Ne consegue una guerra civile fra imperialisti (che appoggiano il sultano-califfo Maometto VI) e repubblicani, alleati di Kemal. Nel biennio 1922-23 Mustafa Kemal sconfigge l’esercito del Califfo, depone Maometto VI, diviene leader del Partito Popolare Repubblicano e fonda ufficialmente la Repubblica turca (29 ottobre 1923).

Dopo la vittoria Kemal assunse un potere quasi assoluto e intraprese una politica di feroce riformismo di stampo occidentalista, al limite del rivoluzionarismo, cambiando completamente i connotati di una nazione, quasi nel tentativo di trasportarla idealmente dall’Oriente all’Occidente. Nessuno nella storia come Kemal si avvicinò tanto al definitivo scavalcamento di questa immaginaria barriera tra i due mondi. Un cambio così radicale non fu certo facile e indolore e fu ovviamente contestato. In effetti la politica di Kemal fu talmente originale, particolare e talmente intrisa della situazione socio-culturale e storica in cui si svolse, da essere difficilmente interpretabile e classificabile.

Le trasformazioni furono di incredibile portata: Kemal pose le organizzazioni religiose sotto il controllo statale, laicizzò lo Stato, riconobbe la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, la Domenica come giorno festivo, proibì l’uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici (legge abolita solo negli anni 2000, dal governo dell’AKP, una delle principali forze politiche conservatrici turche), adottò l’alfabeto latino (rendendo praticamente analfabeta più di metà della popolazione!), il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale e proibì l’uso del fez e del turbante, troppo legati al passato regime, così come la barba per i funzionari pubblici e i baffi alla turca per i militari.

Anche in ambito giuridico Kemal riscrisse i codici civile e penale abrogando ogni norma che rimandasse alla legge islamica. In sostanza Mustafa Kemal, che in questi anni adottò il nome di Atatürk (appunto Padre dei turchi), tentò di strappare via la Turchia dall’ambito, dalle tradizioni, dalla legge e dalla storia orientale e islamica, con un trapianto forse troppo radicale ed affrettato.

La figura di Mustafa Kemal Atatürk è fondamentale tanto nella storia del Novecento quanto in quella attuale. Fu una figura di riferimento anche per Mussolini che, nel periodo della Marcia su Roma, si definiva “il Mustafa Kemal di Milano”, ed intrattenne buoni rapporti con Lenin, pur discostandosi completamente dall’ideologia marxista e comunista. La sua eredità è riassumibile con una sua frase caposaldo della sua politica estera che è anche oggi il motto della Repubblica di Turchia: “Pace in patria, pace nel mondo“.

La Turchia, figlia di Atatürk, si sviluppò nella seconda metà del Novecento in modo molto poliedrico, diventando una della nazioni più particolari e interessanti al mondo, oltre che un luogo geograficamente e strategicamente ambito. Attualmente la figura di Kemal è ancora al centro di molte discussioni fra le principali fazioni ideologiche della nazione: coloro che ancora idolatrano Atatürk il nazionalista repubblicano, i nostalgici del sultanato-califfato (non ultimo l’attuale presidente Erdoğan) e la potente casta militare che da sempre contraddistingue la Turchia. Le tendenze più recenti vedono convergere sempre più queste due ultime entità, con risvolti ed esiti sempre più preoccupanti.

Sta di fatto che il 10 Novembre del 1938 l’intera Turchia pianse la morte di Kemal Ataturk “il dittatore democratico”. Oggi, passati quasi ottant’anni, con la nuova rotta intrapresa dalla Turchia, anche per colpa di un’Europa che non riesce a liberarsi del grave pregiudizio di “mamma li turchi”, v’è sempre più il grave rischio che i figli non riconoscano più il “padre” e che la Turchia ritorni a “velarsi” dimenticando gli insegnamenti di Kemal Ataturk.

Una menzione speciale la merita il nostro pranzo che si è svolto in un luogo davvero speciale: nella cittadella, eravamo prenotati al “Kinocizade Konagi”. Costruito alla fine del 1800, è stato restaurato nel 2007 da Kıvırcık Usta, fedele all’originale. Cultura, arte, antiquariato, residenze museali, ristoranti e caffè. Il ristorante ha diverse stanze, solitamente chiuse, che sono come mini musei con un sacco di oggetti d’antiquariato ottomano, abiti e reliquie dei vecchi tempi del castello. Il cibo era delizioso, a partire dal pane caldo, ad una specie di trancetti di focacce con verdura, che si sono perfettamente sposati con le salse di yogurt e olio d’oliva. Tipico ristorante/casa turca, il “Kinocizade Konagi” è situato sulla cima di una collina da cui si gode di una bella vista. Il pranzo è anche stato occasione per festeggiare, con un brindisi collettivo, il compleanno della nostra amica Mariateresa! (Continua sotto…)

 

La nostra seconda tappa è stata il bellissimo Museo delle civiltà anatoliche (Anadolu Medeniyetleri Müzesi), tra i più importanti musei archeologici del mondo che ospita il fior fiore dei manufatti rinvenuti nei più importanti siti archeologici dell’Anatolia.

Il museo è allestito all’interno di un bedesten (mercato) del XV secolo magnificamente restaurato. Dieci cupole ne sormontano la parte centrale, adorna di statue e bassorilievi, mentre nella sala circostante sono conservati i reperti risalenti alle prime civiltà che popolarono l’Anatolia a partire dal Paleolitico, proseguendo con quelle del Neolitico, dell’Età del Rame, dell’Età del Bronzo e poi ancora con gli assiri, gli ittiti, i frigi, gli urartei e i lidi. Le sezioni ai piani inferiori custodiscono manufatti del periodo classico greco e romano e ospitano una mostra dedicata alla storia di Ankara. Per evitare la calca delle comitive dei tour organizzati e delle gite scolastiche, conviene iniziare la visita di prima mattina.

Le esposizioni si succedono in ordine cronologico lungo un percorso a spirale: la mostra dedicata al Paleolitico e al Neolitico nella sala a destra dell’ingresso, poi, in senso antiorario, fino al termine del percorso di visita, nella sala centrale.

Qui abbiamo apprezzato alcuni reperti provenienti da Çatalhöyük, a sud-est di Konya, uno dei siti neolitici più importanti al mondo, oltre alla riproduzione dell’interno di una delle abitazioni tipiche rinvenute nella regione, una delle più celebri sculture della dea madre portate alla luce durante gli scavi e dipinti murali raffiguranti scene di caccia.

Abbiamo poi ammirato anche alcuni reperti rinvenuti a Kültepe, una colonia commerciale assira dove aveva sede uno dei bazar più antichi e ricchi del mondo. I pezzi esposti comprendono tavole di argilla cotta risalenti agli inizi del II millennio a.C., ritrovate nel sito.

Una delle splendide figure ittite di tori e cervi esposte nella sala adiacente è diventata l’emblema di Ankara. Gli ittiti erano soprattutto noti per i loro enormi bassorilievi, e i migliori rinvenuti – per la più nella zona di Hattuşa –, sono esposti nella sala centrale.

Le ultime sale del museo conservano invece quasi tutti i ritrovamenti portati alla luce nella capitale frigia di Gordio, compresi alcuni straordinari mobili di legno intarsiato. Tra le opere figurano anche dei blocchi di calcare con iscrizioni simili all’alfabeto greco ma tuttora indecifrabili e vasi rituali con testa di leone e ariete, che provano l’elevata qualità raggiunta dai frigi nella lavorazione dei metalli.

Il museo custodisce anche i manufatti della civiltà di Urartu. La presenza di ricchi giacimenti di metallo spinse gli urartei ad affinare le proprie abilità nella loro lavorazione, diventando i principali produttori di oggetti metallici dell’Anatolia, come dimostrano i coltelli, i morsi per cavalli, i piatti votivi e gli scudi qui esposti. Ci sono anche figure di terracotta di dèi antropomorfi, alcuni dotati di lunghe code di scorpione che indicano la loro natura divina, e manufatti neo-ittiti.

Ai piani inferiori, i reperti del periodo classico e le mostre dedicate alla storia della regione forniscono un quadro della cultura locale. Gli scavi hanno portato alla luce una strada romana vicino alla colonna di Giuliano. Come nota conclusiva, vi segnaliamo che anche Ankara espone il suo “anello mancante” nella catena evolutiva: l’Ankarapithecus, un primate di 30 kg che si cibava di frutta, risalente a 9,8 milioni di anni fa.

 

Qualche idea per lo shopping di viaggio? La capitale della Turchia, oltre alla sua incredibile produzione ortofrutticola (pere, uva, miele), è infatti celebre in tutto il mondo per la sua raffinata e pregiata produzione di lana e di diverse tipologie di filati ricavate dalle celebri capre d’Angora, uno dei diversi nomi con il quale la città è conosciuta in Europa. Una delle produzioni tipiche dell’area della capitale è anche la pregiata fibra prodotta dal pelo del coniglio d’Angora, una razza di coniglio molto ricercata per il suo bellissimo pelo.

Quanto al clima, trovandosi in una delle aree più secche e aride di tutta la nazione, la città di Ankara presenta un territorio brullo e stepposo, caratterizzato da piogge scarse in autunno e in primavera e un clima tipicamente continentale, con estati torride e asciutte e inverni gelidi e innevati.

LF vi dà appuntamento alla terza ed ultima parte dedicata alla meravigliosa Cappadocia!

 

 

2 Commenti su Viaggio in Turchia-seconda parte: Ankara.

  1. mariateresa Santaloia // 5 Settembre 2019 a 9:41 // Rispondi

    Bellissimo articolo, mi hai fatto rivivere dei bellisssimi momenti!!!! Grazie Lory

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