Viaggio in Turchia – terza parte: Cappadocia.

Proseguendo il nostro viaggio attraverso la vasta Turchia, siamo giunti in Cappadocia, regione storica dell’Anatolia, dall'aspetto magico e misterioso, quasi fiabesco, popolata da sculture dalle forme uniche modellate dalla natura e colori che cambiano nei diversi momenti della giornata, dal rosa al rosso, all’arancio durante il tramonto.

Cappadocia_Goreme_Mongolfiere

Nel tragitto da Ankara verso la Cappadocia, a circa 150 km dalla capitale, in direzione sud-est, si trova uno dei più grandi laghi salati d’Europa, il Lago Salato (in turco Tuz Gölü), un deserto bianco di incomparabile bellezza! Immaginatevi un’immensa distesa completamente bianca. Una superficie piatta in cui lo sguardo si perde verso l’infinito… di un candore che i raggi del sole rendono ancora più brillante! Un bianco accecante che ti circonda e ti avvolge come un manto di luce.
Il Lago Salato mi ha regalato una delle emozioni più grandi del mio viaggio in Turchia. Soprattutto perché fino a pochi giorni prima della partenza ne ignoravo completamente l’esistenza… ed in alcune guide cartacee non è neppure segnato! Eppure si tratta di uno dei più grandi laghi salati d’Europa e del mondo!

Un luogo che oltre a costituire la più grande riserva di sale del Paese e dell’Asia Minore è anche il secondo lago della Turchia per estensione. Sebbene questa sia suscettibile di variazioni a seconda della stagione. In estate, le dimensioni di 80 x 50 km circa, si riducono notevolmente e la profondità massima passa da 2 metri a 1 metro o anche meno.

Un dato che non ho avuto modo di verificare perché dal mio punto di accesso al lago salato, per centinaia e centinaia di metri la superficie non era altro che uno strato di sale grosso da cucina… per trovare le prime piccole pozze d’acqua, ho percorso forse 500 metri e chissà quanto ancora ci sarebbe stato da percorrere per bagnarsi i piedi! Mi è bastato fare una breve camminata per trovarmi da sola, nel mezzo del deserto bianco con, alle spalle, le colline aride dell’Anatolia centrale, ai fianchi e davanti, un paesaggio interamente bianco sovrastato da un bellissimo cielo celeste. Un autentico spettacolo!

E, per chi lo desiderasse, uscendo, c’è la possibilità di acquistare vari prodotti cosmetici a base del sale estratto dal lago! Ed io come potevo mancare…!?! Ho comperato subito due barattolini di esfoliante, uno per il corpo ed uno per il viso….un po’ di coccole me le devo ogni tanto e, provandolo subito sul posto ho notato che… il sale fa miracoli!!!

 

Ripartiti dal Lago Salato, dopo un breve tratto di strada, abbiamo iniziato a percorrere il lungo il Corridoio centrale della nuova Via della Seta, che collega la Cina con l’Europa passando dal Kazakistan e dall’Azerbaigian, creando un asse di comunicazione che va da Shanghai a Londra.

La Via della Seta è stata per millenni il percorso obbligato delle merci più preziose che dall’Impero Cinese giungevano alle sponde del Mar Nero e del Mediterraneo, per poi essere imbarcate e distribuite nei grandi mercati di Siria, di Anatolia e d’Occidente.

Le carovane che percorrevano queste piste trasportavano ogni genere di merci preziose: seta innanzitutto, leggera e costosissima (un chilo valeva quanto sette chili di pepe o di chiodi di garofano), ma anche giada, tappeti, pellicce, gioielli, avorio, pietre preziose e porcellane che trovavano un facile assorbimento presso le ricche famiglie dell’Impero Romano e Bizantino.

Non meno importanti erano gli scambi culturali alimentati dalla Via della Seta. Le idee religiose, le speculazioni filosofiche, le tecniche industriali, le influenze artistiche vi transitavano altrettanto facilmente e contribuivano a civilizzare le popolazioni di regioni sconfinate.

La Via della Seta era un collegamento simbolico fra due mondi lontani, un collegamento vago, ma importante, perché non ne esistevano altri fra le due grandi civiltà che dominavano le regioni estreme dell’Ecumene: l’Impero di Roma e il Celeste Impero. Le carovane che percorrevano queste piste erano molto diverse da quelle che attraversavano i deserti di Siria e d’Arabia, lungo le cosiddette “Vie dell’Incenso”. Le carovane del Vicino Oriente erano composte da centinaia di dromedari, anche se i loro conducenti erano chiamati “cammellieri”. Il più famoso di tutti fu un certo Maometto che, prima di diventare il Profeta dell’Islam, esercitò con successo questa antica professione alle dipendenze della sua futura moglie che era una donna molto ricca, dedita al commercio.

I caravanserragli, di cui abbiamo visto qualche residuo lungo il percorso, sono stati usati a partire dal X secolo. Il commercio attraverso la Turchia nel medioevo di Seljuk dipendeva dai treni di cammelli (kervan, anglicizzati come carovane), che si fermavano di notte in locande conosciute come kervansaray o caravanserai, letteralmente “palazzi di roulotte”. Questi edifici offrivano alloggio e altri servizi per i commercianti e strutture per i loro animali. Inizialmente costruiti come piccoli edifici per usi militari, furono successivamente sviluppati e trasformati in edifici più grandi ed utilizzati sia per scopi religiosi che come locande per i viaggiatori.

In caravanserraglio, commercianti stranieri e nativi, venivano ospitati per tre giorni. Per le loro pratiche religiose usavano la “Kosk Mescid”, una piccola moschea, al centro del cortile, la parte più importante del caravanserraglio. Queste moschee erano normalmente costruite su una base ad arco.
E’ possibile vedere alcuni degli esempi più belli di caravanserragli in Cappadocia, in particolare tra Aksaray e Kayseri, poiché è un incrocio, da est ad ovest e da sud a nord. I kervansaray della Cappadocia sono stati costruiti con pietre vulcaniche scavate e le loro pareti erano spesse ed alte in modo da essere al sicuro dalle incursioni dei ladri. La decorazione era concentrata sui grandi portali che espongono i migliori esempi di scultura di pietra di Seljuk.

 

La Cappadocia è un zona “selvaggia” e mistica, nella regione dell’Anatolia centrale, su un altopiano nel mezzo della Turchia, con un panorma spesso lunare, passando dai canyon scavati dal vento, ai “camini delle fate”, ai villagi rupestri scavati nella roccia. Questa terra è una delle prime popolate dall’uomo e, sembra incredibile, il peso della storia “si sente”. Visitare la valle del Göreme, la Città sotterranea di Kaymakli o le fortezze di roccia ad Uçhisar ti fa ritornare indietro di 4000 anni. L’aspetto che a noi ha colpito è che qui si ripercorre la storia che fin da piccoli abbiamo sentito a scuola: Assiri e Babilonesi, Ittiti e Frigi! Questa è anche la zona delle bellissime chiese scavate nel tufo e spesso “clandestine” per tantissimi anni. Una terra “fiabesca” dove si vive una fetta di “vera” Turchia.

È una zona meravigliosa, che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero visitare. Un paesaggio quasi irreale, dai colori straordinari, che vanno dal rosso all’oro, dal verde al grigio. Uno scenario lunare, quasi un paese delle favole, nel quale immergersi in un mare di cultura e meraviglie della natura.

È il risultato del paziente lavoro di Madre Natura e opera di due vulcani inattivi ormai da molto tempo, l’Erciyes e l’Hasan. Nei cosiddetti “camini delle fate”, stranissime formazioni laviche coniche, si rifugiarono popolazioni eremite che scavarono le loro abitazioni nel tufo (una polvere composta da lava, cenere e fango). I fori che si vedono nelle rocce non sono altro che dimore troglodite. In generale tutte le rocce che compongono i vari camini sono ricche di impurità, soprattutto di ossido di ferro, peculiarità che conferisce loro vari colori, una arcobaleno che va dal rosso all’ocra, passando per il giallo e il candore del bianco. Tutte queste formazioni vulcaniche sono state plasmate da contadini, monaci ed eremiti, scolpendo questi funghi per ricavarvi abitazioni, cunicoli e chiese.

La più popolata era la Valle di Goreme, dove si contano oltre 300 chiese, alcune delle quali splendidamente affrescate. C’erano anche città sotterranee, come Derinkuyu, dove si contano nove piani sotto il livello del suolo.

La vista di cui si può godere la sera con le luci accese in tutte le caverne è veramente spettacolare. A Nord di Urgup si trova la bellissima Valle di Devrent, dove il tempo ha eroso la roccia formando picchi, coni e obelischi. Nella Valle di Çatalkaya, i camini assumono addirittura la forma di un fungo. Questo tortuoso e spettacolare territorio è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco nel 1985 per la sua straordinaria bellezza naturalistica e per la sua ricchezza storica.

 

Il meglio però doveva ancora venire il giorno dopo per il viaggio in mongolfiera. La Cappadocia, infatti, è una regione molto famosa per i viaggi in mongolfiera che si tengono giornalmente in tutte le stagioni dell’anno. Il viaggio in genere parte alle 6.00 del mattino in modo che si possa vedere l’alba fare capolino da dietro le montagne. Uno spettacolo veramente suggestivo! Le numerose mongolfiere, certe mattine anche 100, salpano tutte assieme per vedere l’alba! Quando ci si alza in volo si resta estasiati: è meraviglioso essere in aria con altre coloratissime mongolfiere tutte intorno. La mongolfiera non ha appendici alari che le permettono di cambiare direzione e va solamente dove il vento la porta; il pilota può comunque farle cambiare direzione entro un certo limite e quando è il tempo di atterrare riesce più o meno a centrare la zona di atterraggio prestabilita; una volta vicini a terra il pilota lancia una fune ai suoi colleghi a terra che trascinano a mano la mongolfiera verso un atterraggio senza scossoni; ci vogliono 5-6 uomini  per trascinare la mongolfiera con il suo enorme peso d’aria calda.

Il Museo a cielo aperto di Goreme ricorda un vasto complesso monastico composto da decine di monasteri di refettorio affiancati, ognuno con la sua fantastica chiesa. È ovviamente il primo sito ad essere visitato da qualsiasi viaggiatore in Cappadocia. Dista solo 1,5 km dal centro di Goreme. Contiene le più belle chiese scavate nella roccia, con bellissimi affreschi (dipinti murali) i cui colori conservano ancora tutta la loro freschezza originale. Presenta anche esempi unici di architettura scavata nella roccia e tecnica di affresco. Il Museo a cielo aperto di Goreme è stato inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1984 ed è stato uno dei primi due siti UNESCO in Turchia.

L’area coperta da questo museo a cielo aperto costituisce un’entità geografica coerente e rappresenta l’unità storica. Ci sono undici refettori all’interno del Museo, con tavoli e panche di chiese scavate nella roccia. Ciascuno è associato a una chiesa. La maggior parte delle chiese del Museo a cielo aperto di Goreme appartiene al X, XI e XII secolo .

Ci sono molte chiese e cappelle nel Museo a cielo aperto di Goreme, le più importanti sono:

Convento di suore
La massa rocciosa di 6-7 piani a sinistra dell’ingresso del museo è conosciuta come “il convento”. La sala da pranzo, la cucina e alcune sale al primo piano, insieme alla cappella in rovina al secondo livello, sono ancora visitabili. La chiesa al terzo piano, che può essere raggiunta attraverso un tunnel, ha una pianta cruciforme, una cupola con quattro colonne e tre absidi. Il templon sull’abside principale si trova raramente nelle chiese di Goreme. Oltre all’affresco di Gesù, dipinto direttamente sulla roccia, si possono vedere anche disegni dipinti in rosso. I diversi livelli del monastero sono collegati da tunnel e “porte di macina”, come quelle che si trovano nelle città sotterranee, e sono state utilizzate per chiudere questi tunnel in periodi di pericolo.

Chiesa di Santa Barbara
Questa chiesa è situata dietro la roccia che ospita la chiesa Elmali (Apple). Ha un piano cruciforme, con due colonne. Le braccia nord, sud e ovest del cruciforme sono a volta a botte e il centro, il braccio est e gli angoli est sono a cupola. Vi sono un’abside principale centrale e due absidi laterali. I motivi sono stati dipinti in rosso direttamente sulla roccia. Le pareti e la cupola sono decorate con una varietà di motivi tra cui motivi geometrici, animali mitologici e simboli militari. Le pareti hanno anche motivi che ricordano la pietra. Questa chiesa risale alla seconda metà dell’XI secolo.

Apple (Elmali) Church
Uno degli edifici più importanti della zona con i suoi colori vivaci, la chiesa è una struttura a volta inguinale con pianta a pianta quadrata, con quattro colonne e una cupola centrale. Ha bellissimi affreschi risalenti all’XI e XII secolo. E dove questi sono caduti, si possono vedere semplici ornamenti dipinti di rosso del periodo iconoclasta. Gli affreschi narrano scene della Bibbia e della vita di Cristo, l’ospitalità di Abramo e tre giovani ebrei. L’edificio prende il nome dal meleto crollato molto tempo fa, di fronte all’ingresso principale.

Chiesa del serpente (Yilanli)
Questa chiesa ha un piano lineare, costituito da due camere. La parte anteriore è a volta a botte, mentre quella posteriore ha un soffitto piatto. Gli ornamenti ocra rossi imitano la treccia di pietra scavata. Gli affreschi risalenti all’XI secolo, sono dipinti direttamente sul muro. Di fronte all’ingresso, c’è un’immagine di Cristo con un libro in mano, e alla sua sinistra, su entrambi i lati di una grande croce, ci sono l’imperatore Costantino ed Elena. Proprio accanto ad esso, è raffigurato l’uccisione del serpente di San Giorgio e San Teodoro. Sulla parete opposta, Onophrios può essere visto con un alberello di fronte a lui, anche l’apostolo Tommaso, e il fondatore dell’edificio, San Basileios che tiene un libro in una mano e santifica con l’altra.

 

Dark Church (Karanlik Kilise)
L’ingresso a questa chiesa è da nord attraverso un tunnel tortuoso che si apre in un nartece a volta a botte. Nel sud del nartece ci sono tre tombe, due delle quali sono grandi e l’altra piccola. La chiesa ha una pianta a croce, le braccia della croce hanno una volta diagonale. Il templon dell’abside principale è stato distrutto. Questa chiesa risale alla fine del XII secolo. Alcune delle scene sui muri sono Deesis, Annunciazione, Viaggio a Betlemme, Natività, Battesimo, Resurrezione di Lazzaro, Trasfigurazione, Entrata a Gerusalemme, Ultima Cena, Tradimento di Giuda, Crocifissione e Anastasi.

 

Buckle (Tokali) Church
Anche se la chiesa di Tokali si trova in fondo al museo a circa 50 metri, è un complesso composto da 4 camere principali. L’ingresso alla Nuova Chiesa a pianta rettangolare con asse longitudinale avviene attraverso la Vecchia Chiesa a volta a botte a navata unica. Questo insediamento roccioso è diviso con archi in tre sezioni. Contenente i più importanti campioni di dipinti, l’edificio è stato decorato in vari periodi.

Nella sezione della Chiesa Vecchia, gli affreschi risalenti all’inizio del X secolo, dipinti a fasce di un ricco rosso e verde, rappresentano scene della Bibbia. L’indaco che domina i principali affreschi da camera nella Nuova Chiesa, è una caratteristica che discerne la struttura dagli altri. Tra le chiese rupestri della Cappadocia, Tokali ha i migliori dipinti che narrano la vita di Cristo nei minimi dettagli. La chiesa è decorata con i cicli dell’Infanzia (infanzia di Cristo), del Ministero e della Passione, con diversi episodi della vita di San Basileios.

 

 

Kaymakli Underground City: Queste città-caverna troglodite furono scavate già dai tempi degli Ittiti e si espansero nel corso dei secoli mentre vari eserciti di predoni attraversavano l’Anatolia Centrale in cerca di prigionieri e saccheggi. Ci sono 36 città sotterranee in Cappadocia e la più grande è la città sotterranea di Kaymakli , mentre la più profonda è la città sotterranea di Derinkuyu .
Il primo piano della città sotterranea è la stalla. Le dimensioni ridotte di quest’area suggeriscono che potrebbero esserci altre stalle in sezioni non ancora aperte. Il passaggio a sinistra della stalla contiene una porta di macina e conduce nella chiesa. A destra del corridoio ci sono stanze scavate come zone giorno.

La chiesa al 2 ° piano ha una sola navata e due absidi. Davanti alle absidi si trova un altare e ai lati ci sono piattaforme di seduta. Ci sono anche alcune zone giorno su questo piano.

Le aree più importanti della città sotterranea si trovano al 3 ° piano. Oltre a numerosi locali di stoccaggio, cantine e cucina, il blocco di andesite con rilievo in rilievo trovato su questo piano, è molto interessante. Ricerche recenti hanno dimostrato che questa pietra è stata utilizzata come melting pot per il rame. La pietra non è stata portata qui dall’esterno ma faceva parte dello strato di andesite scoperto durante l’incavo. Per poterlo utilizzare come melting pot, sono stati scolpiti 57 fori sulla superficie della pietra. Il minerale di rame, lungo circa 10 cm, verrebbe inserito in uno di quei fori e verrebbe martellato usando un duro pezzo di roccia. Questa tecnica è nota fin dai periodi preistorici.

Il fatto che ci siano molti locali e spazi per riporre vasetti di terracotta nelle cantine al 4 ° piano indica che le persone che vivevano in questa città sotterranea erano economicamente stabili. L’ albero di ventilazione può essere visto anche dal 4 ° piano. È un pozzo verticale e attraversa tutti i piani come sull’ascensore di un appartamento. La profondità dell’albero di ventilazione è di circa 80 metri in totale.

Anche se l’intera città non è stata completamente aperta e poiché sono stati scoperti solo 4 piani , è certo che Kaymakli è uno dei più grandi insediamenti sotterranei della regione. È accettata come la più grande città sotterranea della Cappadocia, tra quelle esplorate. Il numero dei magazzini in un’area così piccola supporta l’idea che un gran numero di persone risiedesse qui. Gli archeologi pensano che siano potuti arrivare a circa 3500 persone.
La città sotterranea di Kaymakli è costruita sotto la collina conosciuta come la Cittadella di Kaymakli e fu aperta ai visitatori nel 1964. La gente del villaggio di Kaymakli (Enegup in greco) ha costruito le sue case intorno a circa cento tunnel della città sotterranea. Gli abitanti della regione usano ancora i luoghi più convenienti nei tunnel come cantine, aree di stoccaggio e scuderie, a cui accedono attraverso i loro cortili. La città sotterranea di Kaymakli ha passaggi bassi, stretti e inclinati. Mentre la città sotterranea è composta da 8 piani sottoterra, solo 4 di questi sono aperti al pubblico oggi, in cui gli spazi sono organizzati attorno a pozzi di ventilazione.

 

Il periodo migliore per visitare la Cappadocia è sicuramente la Primavera. In Inverno il clima è decisamente freddo, le minime possono arrivare fino a -15 e la neve cade tutti gli anni. Ovviamente le valli innevate hanno il loro fascino, ma le visite ai luoghi d’interesse risultano molto più difficili. L’estate è molto calda, ma per fortuna non afosa.

Il clima è generalmente molto secco e le escursioni termiche fra il giorno e la notte sono sempre abbastanza marcate, anche in estate, difatti al mattino verso le 9.00 abbiamo trovato ad attenderci una temperatura di 17 gradi, che per noi, che provenivamo da una afosissima Italia, è sembrata una gran fortuna!

Il mio reportage si chiude quì. Al termine di ogni viaggio si stila un “resoconto”, delle riflessioni, belle o negative che siano….Sicuramente per me, questo, è stato un tour incredibile! Mi ha donato delle sensazioni fantastiche. La Turchia è un Paese che mi ha sorpresa in modo sbalorditivo…più lo conoscevo e più si radicava in me la consapevolezza della grandezza di questa nazione (e non in senso di vastità!)…. La porta dell’Oriente, culla delle più variegate civiltà, con il suo popolo di gente generosa, cordiale ed ospitale!

Ho avuto compagni di viaggio piacevolissimi, con i quali abbiamo quasi “fatto squadra”, condiviso momenti unici ed irripetibili, e che spero di non perdere di vista!

La nostra preziosa guida Lucia (Ayşe Nur), quasi un’amica, seria e competente, allegra ed esilarante al momento giusto. L’autista Sig Ugur sempre cauto ed attento! Di meglio non avrei potuto auspicare!!!

Quindi non posso che dirvi GRAZIE per avermi fatto trascorrere al meglio questo viaggio nelle meraviglie…!!!

Ad maiora…!!!

 

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