Vincenzo Bocciarelli: l’uomo, l’artista, il pathos.

LF ha incontrato l'attore lombardo, ma toscano di adozione, durante uno dei suoi numerosi impegni con Canale 21 in occasione del Festival del cinema di Roma. Il versatile attore ci ha raccontato i suoi percorsi iniziati con il grande Giorgio Strehler, di cui è stato uno degli allievi prediletti.

Foto: Daniele Butera

L’incontro con Vincenzo Bocciarelli, nato a Bozzolo in provincia di Mantova, è stato denso di molteplici sensazioni. Nel bailamme del Festival del cinema, durante il quale conduceva con grande verve e competenza, un programma per Canale 21, con collegamenti due volte al giorno, ho conosciuto una persona disponibile, molto gentile, quasi di altri tempi. Ma non è solo questo a rendere Vincenzo un uomo, oltre che un artista, originale e versatile. Ha una preparazione artistica profonda, conosce le radici del teatro, sin da quello greco, le tecniche di recitazione più disparate ed è forgiato da una intensa preparazione culturale. Per chi, negli anni, avesse notato Vincenzo Bocciarelli, grazie a fiction di successo, più per il suo lato estetico, bè, posso asserire che oltre “l’involucro” vi è di più!

Del resto se Bocciarelli è stato uno degli allievi prediletti da Giorgio Strehler varrà pur qualcosa! Vincenzo, appena conseguita la maturità presso l’Istituto d’arte di Siena, approdò al Piccolo Teatro di Milano, diretto dal grandissimo Maestro Strehler. Si è formato grazie ai capolavori di Dostoevskij, di Cechov e di Tolstoj. Inoltre ha lavorato con Theodoros Terzopoulos, con Giorgio Albertazzi e con Glauco Mauri, ed ha partecipato a rappresentazioni di successo in tutto il mondo. All’attività teatrale ha, in seguito, affiancato quella della televisione in fiction come “Orgoglio”, “Il bello delle donne”, “Incantesimo”,“Cinecittà”, “Don Matteo”, “Un caso di coscienza”, “Pompei”, per citarne solo alcune.

Nel Cinema Vincenzo Bocciarelli è stato uno dei protagonisti di “E ridendo l’uccise” di Florestano. Successivamente ha riscosso successo nel film “L’inchiesta” nel ruolo di Caligola. Nel 2010 è stato protagonista del film indiano “Nirakazhcha – La Strada dei colori”, uscito in Italia nel 2011. Inoltre, è stato sul grande schermo nel film “La scuola più bella del mondo” con Christian De Sica e Rocco Papaleo per la regia di Luca Miniero.

Bocciarelli sa calarsi così intensamente nei molteplici ruoli, da riuscire a diventare un autentico mostro nel film che ha appena finito di girare, “The mission possible”, in cui riveste i panni dell’orripilante Stinky! Vedere per credere!

Questo è solo un sunto del lungo ed intenso percorso di Vincenzo, con il quale ho avuto modo di chiacchierare negli studi romani di Canale 21. Vincenzo è una fonte inesauribile di ricordi, di aneddoti, di vera e propria storia del cinema e dell’arte, che è un vero piacere starlo a sentire! Ve ne accorgerete anche voi, amici lettori, leggendo questa intervista…

Parlaci un po’ di te.

“Innanzi tutto, piacere di conoscervi e complimenti alla vostra direttrice, perchè la comunicazione oggi è molto importante, ma dato che ce n’è tanta, una grande offerta, che sia comunicazione, che siano prodotti commerciali, che film, che teatro…riuscire a vincere con la qualità è sempre più difficile, ma alla fine si vince. Questo è sempre stato anche il mio motto con il quale ho cercato di accompagnare la mia carriera sin dagli esordi. In questo momento sono spettatore e conduttore alla Festa del cinema di Roma con Canale 21, una bellissima avventura, che stiamo realizzando per il quarto anno. Stiamo crescendo sempre di più, con un pubblico, non solo di addetti ai lavori, che può fruire e godere di informazioni in diretta due volte al giorno…è stata una bella scommessa! L’ideatore e l’autore, Stefano Arquilla, ha creduto molto nelle mie potenzialità di condu-attore, ed è una bella soddisfazione. Con la mia inviata Daniela Martani, abbiamo raggiunto belle gratificazioni.”

Hai avuto modo di vedere qualche film?

“No, ho visto solo dei trailers. Mi sono documentato, però, sulle vite dei personaggi che sono protagonisti di questa dodicesima edizione, ci sono un paio di attori che per me sono un punto di riferimento come Vanessa Redgrave e Ian  McKellen.”

Tu sei stato uno degli interpreti prediletti da Strehler, hai lavorato con Albertazzi…due mostri sacri del nostro teatro!

“Si ho avuto l’onore ed il privilegio di lavorare con loro e con Glauco Mauri, Irene Papas, Valeria Moriconi…E non lo dico per presunzione, perchè si è sempre piccoli piccoli, c’è tanto da imparare ancora… Se ripenso ai miei 17 anni al Piccolo di Milano, non mi rendevo neppure conto di chi fosse questo sole, perchè Strehler per me era il centro di un sistema solare fatto di pianeti che erano le grandi star del teatro come Giulia Lazzarini che ho ritrovato proprio ora, come una delle protagoniste del film “The Place” di Genovese di cui abbiamo parlato…Agli inizi degli anni ’90 fui reclutato dal maestro Strehler per fare piccoli ruoli nel “Faust Festival”, nel Faust parte prima e parte seconda. Fui l’unico del mio corso, all’epoca, ad essere reclutato da questa leggenda teatrale. Dopo lasciai il Piccolo, perchè nel 93 ho avuto subito la proposta come co-protagonista con Glauco Mauri ne “I quaderni di conversazione di Beethoven”, poi Ariel ne “La tempesta” di Shakespeare, “Edipo Re”, “Re Lear” con un sold out storico all’Eliseo. Proprio all’Eliseo fui notato da un agente di cinema che, purtroppo, non c’è più, Giuseppe Perrone, che fu anche l’ufficio stampa di Charlie Chaplin. Perrone ha rivoluzionato la mia vita da attore di teatro ‘silenzioso’ a quello della televisione e del cinema, con serie TV come “Orgoglio”,”Il bello delle donne”, “Incantesimo”…Da lì è finita la mia pace (ride n.d.r.).”

Be certo avrai avuto un altro tipo di visibilità.

“Sì, ma mi ha anche un po’ stordito, perchè noi teatranti, ricordo che io facevo teatro sin dall’età di 14 anni, quindi lo avevo nel sangue, siamo un po’ fuori dal clamore mediatico che danno il cinema e la televisione…”

I tuoi ti hanno sostenuto in quesa scelta?

“Bè si, perchè lo avevano intuito. Io imbastivo sin da ragazzino, ipotetiche scene teatrali in questa casa bellissima a Siena, una villa del ‘700, con una famiglia numerosa, imponendo ai miei fratelli di ricoprire i panni dei personaggi delle mie messe in scena. Fra tutti, mio fratello più piccolo, Gabriele, che poi ha fatto tantissimi film…Ne girarono anche uno in questa villa stupenda dove siamo cresciuti, “Con gli occhi chiusi” di Francesca Archibugi, vedevamo aggirarsi la Caprioglio, la Sandrelli. Io sono nato in Lombardia, ma i miei erano affascinati dalla Toscana. Mentre tutti andavano dal sud al nord, noi abbiamo fatto al contrario. Forse un richiamo genetico, perchè sembra che i Bocciarelli provengano da Narni, in Umbria, dove si trovano Palazzo Bocciarelli e Via Bocciarelli…Un nostro antenato fu condottiero nella battaglia di Campaldino dove fu sconfitto, però dalle sconfitte nasce anche qualcosa di positivo…bisogna anche perdere ogni tanto.”

Cosa preferisci tu la recitazione teatrale o quella televisiva?

“Fisicamente più quella teatrale! Dà una grande forza fisica l’approocio, l’odore del palco, percepire quasi il battito del pubblico, lo sguardo, sentire l’anima delle persone, come un contatto, un qualcosa quasi esoterico ma molto forte. La televisione ed il cinema sono il contrario…Lì lascio che questo grande occhio meccanico, artificiale, penetri e mi lascio anche sedurre dalla macchina da presa che ti scava, ti guarda, ti spia, e devi far finta che non ci sia. E’ strano! All’inizio ero molto in difficoltà, mi spaventava tanto questa cosa, proprio non la sopportavo, sebbene, nel tempo, abbia imparato a conoscerla. Ho trovato il piacere anche nella conduzione, questo potermi togliere la ‘maschera’ ed essere solo Vincenzo Bocciarelli, interagire con il pubblico, anche se non lo vedo, immaginando che dentro quell’occhio ci sono migliaia di persone.”

Quali attori ami particolarmente?

“In Italia ce ne sono vari…ti vengono in mente sempre quelli che vedi maggiormente, mentre mi piacerebbe parlare anche di quelli meno popolari ma bravi anch’essi…Sicuramente, per citare uno degli attori con cui ho lavorato recentemente, James Duvall, un ragazzo fantastico sia dal punto di vista umano che professionale e tecnico, e con lui devo dire, John Savage, Blanca Blanco, Chris Coppola, sono i 4 nomi che ho vissuto sul set e nella vita durante le riprese.”

Progetti futuri?

“Ho appena terminato le riprese di “The Mission possible” con la regia di Black Roberts, anche lui bravissimo regista ed attore giovane, scritto dal talentuoso sceneggiatore Francesco Malavenda. In questo film interpreto Stinky, un mostro, infatti mi sottoponevo tre ore al trucco ogni volta. Girato in inglese tra Montecarlo, Inghilterra e Tolentino nelle Marche. Una bella esperienza lavorare sulla trasformazione interpretativa ed in un doppio ruolo, perchè ad un certo punto, esco dai panni del mostro. Poi abbiamo girato “Red Land” per la regia di Maximiliano Hernando Bruno, anche lui regista ed attore, con Franco Nero, Geraldine Chaplin e Sandra Ceccarelli, un film sulla seconda guerra mondiale, nel quale interpreto un ufficiale del regio esercito. Due film, nel giro di poco tempo, molto avvincenti…Il mio desiderio è questo, fare il vero cinema.”

Che periodo sta vivendo il cinema italiano?

“E’ un cinema che segue le dinamiche degli interessi economici…Credo, invece, che il pubblico meriti la massima attenzione. Bisogna costruire storie e personaggi, delle star, dev’esserci sempre una certa magia, il sogno…Il pubblico già fa una vita di stress, al cinema vuole sognare attraverso storie e personaggi che vadano verso le stelle, mentre ultimamente, con questo tipo di star sistem, il cinema si è un po’ “prostituito”, è sceso di livello…manca l’approccio dionisiaco che avveniva in antichità con la tragedia greca, il transfert che nell’arte dev’esserci assolutamente.”

Hai un aneddoto da raccontarci della tua carriera?

“L’ultimo che mi viene in mente risale a quest’estate: durante le riprese di “The Mission possible” sono caduto… in realtà nella scena dovevo simulare una caduta, ma ho preso male le distanze, sono caduto dando una capocciata forte in terra. In quel momento ho pensato “ecco la mia vita è finita!”…Mi sono messo a piangere come un bambino…una cosa stranissima, mi sono sentito un po’ bambino, come risvegliato da un sogno magico. Ho sentito, però, il calore di tutta la troupe e del produttore…Ho trascorso una settimana con un dolore indicibile. Il trauma, più che il dolore, è stato risvegliarmi dal ruolo di Stinky, lo spavento, la paura…poi forse, anche il fatto che, pochi giorni prima, avessi letto che Tom Cruise si era fatto male sul set, mi ha influenzato…Credevo di morire.”

Qual’è un sogno che vorresti realizzare?

“Che bella domanda! Ne ho tanti, ma devo dire che, quasi inaspettatamente, parecchi si sono realizzati. Difatti non pensavo mai di condividere il set con un premio Oscar o, comunque, fare un film che uscirà in 30 paesi e verrà presentato a Cannes, ed iniziarne un altro a Dicembre, con una grande casa di produzione internazionale la Movie on Pictures che distribuisce film in tutto il mondo…tutto questo lo considero già la relizzazione di un sogno. Poi certo, bisogna prepararsi, fare tutto per bene, essere sempre pronti e metterci tanto amore. Io cerco sempre di mettere amore nei ruoli che interpreto, anche con i compagni di lavoro, sono molto generoso, metto a disposizione anima e corpo, però esigo il rispetto, una lealtà comportamentale sia nella vita privata che nel lavoro. Sono diventato intransingente con gli stronzi, lì esce fuori l’indole da condottiero del mio avo.”

Concludendo?

“Voglio ricordare che ho condotto il Galà di Montecarlo per la settimana della cultura della lingua italiana, una bellissima esperienza internazionale…Il 18 Novembre, a Palazzo Brancaccio, ci sarà il Gran Ballo rievocativo ed io assieme a Benedetta Rinaldi, giornalista di Uno Mattina, impersoneremo i due interpreti del gran ballo di Sissy…apriremo le danze. Poi leggerò in Mondo Visione da Betlemme la celebrazione nella grande notte di Natale.”

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