Violenza sui minori? Io sono Linda.

Violenza sulle donne, violenza sui minori, violenza della morte: questi i temi cardine del libro "Io sono Linda", di Claudio Raccagni (Carta e Penna ed.)

“Io sono Linda” è una raccolta di poesie che, nella loro genuina semplicità, sottopongono lucidamente al lettore tre diverse forme di violenza, che sono poi una violenza sola: l’aggressività che si fa sopruso e miete vittime tra i più deboli, donne e minori, ma anche chi è strappato alla vita e all’affetto dei propri cari dalla morte, ultima e più tragica delle forme di violenza. Gli scritti di Claudio Raccagni trattano questi temi con un vantaggio competitivo che solo la poesia può offrire: un linguaggio che non impone giudizi definitivi, un pensiero laterale che non dà soluzioni chiuse, ma stimola a cercare altrove nuovi percorsi per conoscere la realtà ed interagire con essa, anche nella sua faccia più atroce. Realizzando così forse davvero qualcosa di buono, per noi e la nostra società.

“A volte pensi sia un vergogna viverla fino in fondo, essere guardata, sentirsi tutta sporca, sentirsi usata e sola anche se è successo una volta appena”. Questo verso, tratto dalla poesia “Il danno”, dice infatti già tutto dell’orrore che la violenza porta nella vita di una donna, come di ogni altra vittima. Perché negli abusi non ci sono differenze e non si fanno sconti a nessuno. E “Linda”, protagonista di una trilogia appassionata e tragica – viatico nella ferocia della violenza alle donne – è sì quella “piccola Linda, che dietro a quella porta le hanno aperto le gambe”. Ma è anche, più in generale, il simbolo di ogni donna o uomo, giovane o anziano, che sia stato fatto oggetto di soprusi diretti e indiretti, di violenze fisiche o psicologiche. Laddove però questa vittima, rinata a vita nuova nel canto del poeta, può ora forse smettere di sentirsi “tutta sporca” e ricordarsi di essere comunque, dentro di sé, ancora “linda”: pulita, o pulito, nonostante tutto.

Di seguito, l’intensa poesia:

Io sono Linda

la piccola bimba,

giocavo a scuola,

giocavo con l’elastico

e quando tornavo

giocavo in mezzo alle lenzuola.

Prima saltavo,

tenendo bene in mente

la filastrocca

e cosa dovevo fare,

o pagavo la penale

e toccava alla mia amica

giocare con l’elastico.

 

In mezzo alle lenzuola

mi portava l’uomo nero,

che era pure amico di papà

e papà questo lo sapeva,

perchè anche lui ci giocava a fare scopa.

Io tiravo i calci,

volevo andare via,

ma poi tutto si è spento

e la mia vita è diventata buia.

 

Batteva la testa

e tutto attorno,

tutto quanto moriva.

 

Poi ho conosciuto un uomo

che chiamavo il lupo buono

perchè di lui non si sapeva niente.

Bello il lupo buono,

mi piace un sacco,

mi fa le coccole,

mi tiene in braccio.

Mi tiene per mano,

mi fa parlare

e mi fa tornare e ridere.

 

Il mio papà

ora deve starmi lontano

e l’uomo nero gioca solo al solitario,

dentro ad un carcere

in cui forse morirà.

La mia mamma ha stracciato la tessera;

lavora sempre dentro quelle quattro mura,

ma ora sa che la sua bimba non è sola,

che sta crescendo e fra poco sarà donna.

 

Io sono Linda,

la piccola bimba,

che ha ritrovato il sorriso della vita

anche se dentro è rimasto un quadro nero,

ma altri quadri ora sono colorati

con la mia forza

e l’aiuto di quell’uomo,

che come un lupo

è ritornato in mezzo al bosco.

 

Io sono Linda,

la piccola bimba,

ho visto il mostro

e l’ho sentito pure addosso,

ma ho pure visto

il lupo buono delle favole,

che mi ha insegnato

a guardare il lupo nero,

che sia uomo o sia mannaro non importa

l’importante è riuscire a dire basta.

 

Amico mio

lo sai ti voglio bene

è sempre qui la storia che ti racconta:

dentro il mio cuore,

dentro le mie parole.

Mi hai guardato negli occhi,

non mi hai fatto cadere,

e come dicevi tu:…

…sono stati loro a cadere nella cenere.

 

Io sono Linda…

…ora vi parlo con in braccio la mia bimba.

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