Vittorio Sgarbi inaugura ad Urbino la mostra “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”.

La mostra, segna l’apertura delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello che ricorreranno nel 2020, e riporta alla ribalta un pittore del “manierismo” cinquecentesco, appunto Raffaellino del Colle, che fu tra i favoriti della corte ducale di Urbino.

Non senza polemiche, si è aperta al Palazzo Ducale di Urbino, la mostra “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”. Motivo di discussione è stato il mancato arrivo di cinque opere che il curatore della mostra, Vittorio Sgarbi, anche nella sua veste di assessore alla cultura del comune di Urbino, ha attribuito a motivi burocratici, augurandosi, peraltro, che le opere stesse possano arrivare nel corso della mostra che si protrarrà fino al prossimo 13 Ottobre.

In ogni caso, l’evento segna l’apertura delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello che ricorreranno nel 2020 e riporta alla ribalta un pittore del “manierismo” cinquecentesco, appunto Raffaellino del Colle, che fu tra i favoriti della corte ducale di Urbino, nel cui territorio fu molto presente con lavori di ragguardevole spessore che gli valsero la chiamata a Roma presso la scuola di Raffaello di cui divenne uno degli allievi preferiti, tanto da collaborare con il suo maestro alle decorazioni della Sala di Costantino in Vaticano.

Non molto conosciuto dal grande pubblico, Raffaellino (detto “del Colle” perché nato a Colle di Sansepolcro alla fine del ‘400) è comunque un pittore “inedito, bello e luminoso”, come lo definisce Sgarbi, che, partendo da Raffaello, elaborò una delle più autentiche e originali espressioni del manierismo in cui è, però, sempre presente l’impronta del suo maestro.

A ragione, quindi, il percorso della mostra si apre con due opere di Raffaello arrivate dall’Accademia di San Luca di Roma: una piccola tavola della “Madonna con Bambino” ed un “Putto reggifestone” di un affresco staccato, soggetti, entrambi, replicati in diverse opere del discepolo.

Seguono poi, una selezione delle opere di Raffaellino provenienti da piccoli centri e chiese periferiche, situate tra le Marche e la Toscana, dove difficilmente possono essere ammirate, come ripete Sgarbi, proprio perché lontane dagli usuali percorsi turistici. Tra queste, di notevole importanza è una “Madonna con il Bambino e San Giovannino” in cui, oltre all’influenza della pittura di Raffaello, si trovano evidenti richiami, nelle architetture che ne fanno da sfondo, ai lavori di Giulio Romano, che fu il vero erede di Raffaello ma che, naturalmente, influenzò anche tutti i pittori che lavoravano alla sua scuola.

Ecco, poi, l’altare della “Assunzione di Maria” in cui è evidente il richiamo alla “Trasfigurazione” di Raffaello nella configurazione geometrica cielo-terra e cerchio-quadrato a cui seguono la “Madonna col velo”, capolavoro sia nella composizione che nel ritmo dinamico, e una “Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e San Giovannino”. Alquanto più lontane dalle influenze del maestro, comunque sempre presenti, sono le successive opere della “Madonna con il Bambino ed i Santi” realizzate per la Chiesa dei Servi a Sant’Angelo in Vado e in quella conservata a Cagli.

Ma nonostante il gran numero di lavori che Raffaellino completò nel territorio umbro-marchigiano, l’autore non riuscì mai a divenire famoso, per cui ben venga questa mostra che ha il merito di rilanciare questo pittore verso gli onori che merita.

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