L’attrice romana è da tempo, ormai, assorbita dal teatro con grandi testi, tuttavia, sia nel cinema che nella televisione dei grandi sceneggiati, è stata una presenza costante per fascino, fotogenia e per un grande professionismo.
Il suo viso angelico dal fascino pittorico, classico e nel contempo adolescenziale, ricordava le Icone di Roger Vadim come Chaterine Deneuve o Brigitte Bardot.
L’aspetto di fascinoso angelo biondo ma ambiguo di Lorenza Guerrieri è stato molto richiesto dal cinema thriller anni '70 e molti suoi film gialli hanno fatto epoca, divenendo dei veri e propri stracult.
Nella sua vita ha lavorato e incrociato grandi interpreti, da Philippe Noiret a Vincent Price, da Max Von Sydow a Macio Capatonda, da Carlo Lizzani a Nanni Loy. La nostra interprete non ha nemmeno disdegnato il cinema di genere o la grande commedia classica accompagnandosi a big come il folle Adriano Celentano o il poliedrico Paolo Villaggio.
Dall’intervista esce il ritratto complesso di una eterna ragazza del '68, elegante, forte, colta, intellettuale, attratta nel profondo dalla recitazione ma senza troppe ambizioni divistiche o indugi sul suo innegabile fascino.
La sua rivelazione su Miss Italia è illuminante, di un’anima da artista vera e trasparente qual è Lorenza Guerrieri, sulla sua ideologia di vita, distante da strategie per rapide passerelle futili prive di veri ideali artistici.
Studio, gavetta, oltre al talento e, ovviamente, una forte fotogenia, creano un‘ attrice riconosciuta, che continua a recitare ancora oggi, e che vuole continuare un percorso alla ricerca di testi interessanti.
Ma cosa non immagina il pubblico di Lorenza Guerrieri?
Nessuno lo sa ma sono stata la prima Miss Italia a rinunciare al titolo nel '67, mi misi a piangere, sapevo che in famiglia mi avrebbero fatto grane, dunque, Mirigliani, il politico Leone e la Sylva Koscina, ovviamente mi vollero dare almeno il titolo di Miss Cinema per fotogenia.
Mio padre lavorava nel cinema ed era contrario, mi vedeva solo come segretaria in produzione o insegnante. Pensa che andavo a studiare recitazione in un corso della scuola dicendo che andavo a prendere ripetizioni di latino (ride n.d.r.). Io volevo fare teatro poi il cinema è venuto dopo.
Pensa che il nonno era un montatore, aveva lavorato con la Fert la famosa produzione cinematografica francese con sede a Torino che collaborava coi fratelli Lumière, e dunque si traferì a Torino.
Ma che ragazza era ?
Una brava ragazza per quanto riguarda educazione e valori, ma anche ribelle, non mi piaceva la mia vita e l'ho cambiata. Dopo le scuole di recitazione, ho debuttato al Piccolo Eliseo, credo con i Gemelli Veneziani, in un piccolo ruolo ... ricordo che attraversavo un grande corridoio vestita da scena e ammiravo già Alberto Lionello.
Qui mi notarono alcuni agenti, - allora erano importanti e decretavano molte carriere - e mi dissero "prova a far cinema". Passai attraverso Donatella Mauro che era un nome come agente, poi ne cambiai molti.
Guardando la sua filmografia, mi ha colpito la partecipazione, ancora giovanissima, al film del grande Carlo Lizzani Requiescat, addirittura con Pasolini come attore, ricorda qualcosa di questo mito di cinema e letteratura?
Lo ammiravo ma da lontano, pensa che non mi son mai nemmeno avvicinata. Con Lizzani capii tantissime cose osservandone la meticolosità e la preparazione attoriale che voleva dai suoi attori e che impostava. Rimasi amica di questo regista.
Poi un film con Cucciolla e Laura Antonelli agli inizi, La rivoluzione sessuale sulle teorie di W. Reich, film controverso diremmo. Cosa ricorda di questa icona sfortunata del cinema?
Ma l’avevo vista in foto nelle agenzie e ne avevo parlato anche ad altri agenti, glielo confessai ... Mi disse ”ma che sei scema?".
Lei sapeva di essere bella ma credeva di non avere talento. Era una persona particolare, all’epoca poi non era esplosa e non è andata bene. Lei mi ringraziò quando la chiamai negli anni seguenti all’arresto per un'intervista, ringraziò, ma non se la sentiva di parlare del passato, si ricordava dei trascorsi e fu gentile. La sua storia è stata amara nel finale.
La si vede in piccole ma folgoranti parti in dei film d’autore controversi come Femina Ridens di Schivazappa, ha dei ricordi ? Schivazappa ? la Lassander ? Lo scomparso Leroy ?
Solo di Schivazappa, un intellettuale sicuramente, ricordo che un critico andò in visibilio per la mia piccola prestazione: “è nata una stella” disse. La Dagmar Lassander non è il genere di persona a cui mi avvicino, se non sento qualcosa a livello di sensibilità, sto sulle mie. Leroy l’ho forse incontrato, ma non lo ricordo.
Fu anche la prima attrice italiana a posare per Playboy nel '67 e dopo dieci anni fece un altro bellissimo servizio fotografico, stranamente qui celebrò il suo fascino, perché ?
A me piaceva creare, lottavo per dare delle mie idee come essere svestita e vestirmi via via da uomo, cose creative ... ma quando ho sentito una mia collega dirmi malamente “ma perché non ti fai pagare per queste foto?” beh sono rimasta così male che da allora non le ho più fatte le foto; questa sono io per capirci.
Ci parla del grande set del film “Rosolino Paternò” di Nanni Loy?
Beh un grande affresco, lavoro forte sul mondo militare. Con Nanni un ottimo rapporto, una grande umanità. Mi diceva “hai bisogno di soldi? Ti faccio fare una posa in più”. Di Peter Falk non ho ricordi ma di Martin Landau sì, che si faceva appendere con delle fasce e dei ganci alla parete per riposarsi, restando vestito da scena. Che attore pazzesco, simpatico, folle, studiava tutte le mosse, era una lezione di vita, guardarlo, un maestro.
Nanni mi consigliava sul cinema “all’inizio accetta tutto, poi quando arriva il momento che in ufficio ti mettono una sedia sotto il culo e ti cominciano a fare ossequi, beh allora li comincia a scegliere”.
Ma ha lavorato con Maselli, un altro regista mito in Lettera aperta ad un giornale della sera, film forte ... Chi era Maselli?
Beh con Maselli un poco ci siamo frequentati, e devo dire che mi piaceva la sua testa anche se a volte non capivo tutto, era una persona che elucubrava molte cose, all’inizio oscure. Il film era un buon film politico con metafore. Nanni e Maselli mi consigliavano sul cinema, ero molto giovane.
Ha lavorato nel cinema francese con Jean Pierre Blac in La tardona con Annie Girardot e Noiret e una giovanissima Maria Schneider. Che set era?
La Girardot era carina e una buona attrice. Noiret mi invitava a cena tutte le sere e io gli davo buca tutte le sere e uscivo a ballare con Maria Schneider. La figlia di un pazzo come Daniel Gelin ... era una creatura libera e ribelle ma bellissima e simpatica. Aveva una schiera di attrici famosissime che la cercavano per attenzioni particolari. Noiret mi disse a fine film “questo è il primo e l’ultimo film che fai in Francia” (ride n.d.r.).
Le ha partecipato al film stracult di Pannaciò Il sesso della strega, film citato da Giusti, spesso con Gianni Dei, era una nipotina in cerca di eredità ... ricorda qualcosa di quel set veramente un po' cupo e paranormale?
Assolutamente no, anche Giusti insisteva a dire che era uno stracult ma non ricordo nulla. Gianni Dei si, perché eravamo amici, mi presentò anche il compagno. All’epoca era un ragazzo schietto. Ultimamente vive in simbiosi con Mara Venier. Pensi che conobbi Rock Hudson a metà sessanta al ristorante Il Bolognese, era il mio mito da ragazza, avevo anche le sue foto, un amico produttore me lo presentò. Era gentile e devo dire, bellissimo, ma aveva addosso pantaloni di lino bianchi trasparenti da cui si vedevano delle piccole mutande rosse. Questo particolare mi turbò. Ero giovane tante cose non le capivo.
Un altro suo set stracult è Frankstein all’italiana con Maccione, Mazzamauro, Ninetto Davoli, divertentissimo. Ci dice qualcosa?
Beh c’era anche Gianrico Tedeschi, legai con la Anna Mazzamauro che trovavo una grande attrice, con Jenny Tamburi ero amica, facemmo per un periodo le agenti insieme e crivevamo testi anche. Con Davoli, che era pure solare, devo dire, stranamente ho legato poco anche se lo ha incontrato mia figlia di recente ed è stato molto carino con lei.
Di Aldo Maccione cosa ricorda?
Simpatico ma un po' arrogantello come i suoi personaggi.
Parliamo di televisione, lei ha partecipato a tantissimi sceneggiati di gran successo da La Trappola, a Paganini, Il Santo, La Ragnatela, Incantesimo e tanti, tantissimi altri. In uno sceneggiato ha eccelso: Michele Strogoff in cui incantò tutti e fu il primo nudo della Tv, ce ne parla?
Guardi avevo casse di imballaggio di lettere, casse... Lettere col francobollo dentro per rispondere, ne ho spedite un po’, poi ho detto basta. Il protagonista che incontrai in Italia per un altro set, Bud Buster, mi disse "vieni in Germania, li sei famosissima oramai" ma io come tutte le mie cose, lo mandai a farsi fottere in quella occasione e non ci sono andata.
Un altro suo film importante è La locandiera con Adriano Celentano e Paolo Villaggio e, inoltre, Milena Vukotic, Claudia Mori, Gianni Cavina, di Paolo Cavara. Con due big come Villaggio e Celentano si è divertita ?
Devo dire che loro due stavano molto per i fatti loro, Paolo Cavara mi volle ad ogni costo in questo set e ricordo una cosa di questo grande set, che Claudia Mori il primo giorno venne nel camerino dove stavamo io e Milena Vukotic e ci disse "mi dovete scusare se non sono una grande attrice come voi, ma vi prometto che ce la metterò tutta” beh da una primadonna dello spettacolo, questa cosa mi pare da ricordare come gesto.
Lei ha lavorato con un regista mito degli sceneggiati giallo thriller targati Rai, Daniele D’Anza, ci dice qualcosa di questo grande regista?
La sua cultura, come spiegava attraverso delle immagini, era unica, poi era anche un burlone che faceva il pizzicotto alla sarta, era un uomo sfaccettato, con lui ricordo che ero a Venezia per lavoro, ho vissuto il terrore per una scossa di terremoto nel Friuli, fuggimmo sotto una architrave. In Friuli ruppi le scatole in teatro per il freddo e per un costume (cosa non da me davvero) me lo ricordo con grande pentimento e vergogna, c’era stato il terremoto e questo non me lo perdono ancora, non mi sono piaciuta.
Vorrei chiederle anche di Mario Caiano con cui ha girato La vita in briciole per la Rai, che uomo era questo Cineasta attivo nel cinema in moltissimi generi?
Un amico, era capace di comunicarti tante cose per farti capire e riusciva alla fine a ottenere tutto quello che voleva da te come attore. Uomo molto preparato e giudizioso e non aveva quelle follie che spesso hanno i registi, era innanzi tutto preparazione.
Come si è trovata con Giacomo Battiato come regista che l’ha diretta in Una vita scellerata con Max Von Sydow e Ben Kinsley?
Un grande regista anche se è uno modesto. I suoi lavori sono eccelsi ma costano. I suoi scenografi han preso a volte degli Oscar, insomma vuole il meglio e “non son bruscolini dentro al cartoccio” come costi intendo.
Lei di recente è tornata in vari thriller come guest star con Salvia in Il sottile facino del peccato nella stupenda Puglia, ricorda?
Certo, ho collaborato al cast con Marco Salvia e devo dire ricordo le amiche Milena Miconi, la mia grande amica Laura Trochel, i trulli, la Puglia ... è stato un set in famiglia, mi son sentita a casa.
Addirittura ha lavorato con Maccio Capatonda in Omicidio all’Italiana. Le è piaciuto il lavoro?
Assolutamente e lo ringrazio, mi son divertita, avevo una piccola parte, facevo la contessa ... mi ricordo la panciera che era piena di pugnali conficcati. Poi Sabrina Ferilli che non conoscevo e mi è venuta incontro affettuosa con baci e abbracci, li sentivo spontanei, veri, solari. Non vedo nessuna altra nei suoi ruoli, è veramente una grande come la Sandrelli.
Poi è stata diretta in un bellissismo film da Marco Bocci A Tor della Monaca non piove mai col povero Libero Di Rienzo, sulle periferie romane. Ci da un ricordo?
Marco Bocci è stato un grande nel costruire scenari e personaggi, magistrale nel trovare queste facce e nel descrivere gli ambienti cosi pasoliniani, è stata una fantastica avventura. Libero era mia figlio nel film, ogni mattina gli dicevo “dai un bacetto a mamma“ dava il bacino e scappava, era davvero molto introverso. Ottimo attore devo dire.
Lei ha fatto anni e anni di teatro cosa ricorda con più affetto spaziando tra le opere e i colleghi ?
In teatro Ciao Rudy di Garinei e Giovannini o il Caligola di Aldo Trionfo. Tra i colleghi ricordo Alberto Lionello, Marzia Ubaldi, Aldo Reggiani e poi Laura Trochel che per me era una sorella, ho la casa piena di sue foto, era una donna unica ma che non credeva in se stessa, una donna e artista che non posso dimenticare.
Ricordo ancora Paola Borboni mentre facevamo Ciao Rudy e mi chiamò in camerino dove la trovai nuda che si cuciva la panciera che mi disse “Caara, quando avrai il camerino da protagonista non lo cedere mai nemmeno alle vecchie, fai finta di non capire”.
Di recente La Ciociara con la Costantini che è stato un lavoro che mi è piaciuto tantissimo.
Adesso andrò in scena con La vita che ti diedi di Luigi Pirandello con Caterina Costantini al Teatro Planet di Roma per tutto Giugno.


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