LF ha incontrato il Maestro Fabio Armiliato, uno dei maggiori esponenti di spicco del panorama internazionale della Lirica, in occasione dell'uscita del libro autobiografico, "Una vita in canto (L'Alchimia della voce)", che sta presentando in giro per l'Italia.
Ricordo ancora, - e stiamo parlando di più di 50 anni or sono - la mia mamma che mi condusse per la prima volta (avevo appena 6 anni!!!) al Teatro dell'Opera di Roma. Lei da appassionata frequentatrice e sostenitrice di tutte le svariate forme espressive del teatro, con un occhio maggiore alla lirica ed al balletto classico, volle tentare questo "esperimento". Quella sera davano Lo Schiaccianoci di Čajkovskij, una delle composizioni più eseguite e rappresentate... per me, dall'alto del nostro palco, fu amore a prima vista (o ascolto). Dico solo che da quel lontano 1971 lo avrò rivisto una decina di volte! Da quella sera il teatro, il balletto e, soprattutto l'Opera, non hanno avuto più segreti per me.
Da appassionata melomane quale sono, non potevo che sentirmi onorata, ed anche un tantino emozionata, nel poter intervistare il Maestro Fabio Armiliato, che ha reso il bel canto una poesia sublime, una elevazione dell'espressività vocale in ogni sua tonalità.
Fabio Armiliato, tenore ed anche attore internazionale, difatti, è uno dei più importanti artisti della scena lirica internazionale, acclamato dal pubblico grazie all’impressionante registro acuto ed alla sua innata musicalità, senza dimenticare le capacità drammatiche dell’artista e il grande carisma che infonde ai personaggi che interpreta.
Nasce a Genova e si diploma al Conservatorio Niccolò Paganini dove debutta giovanissimo nel Simon Boccanegra di Verdi, cominciando così una veloce carriera che lo porta ad interpretare i ruoli primari nei teatri più prestigiosi del mondo: il Metropolitan Opera House di New York, il Teatro alla Scala di Milano, L’Opéra de Paris, l’Opera di San Francisco, il Teatro Real di Madrid e la Wiener Staatsoper, per citarne solo alcuni.
Emozionanti le sue interpretazioni nel ruolo di Mario Cavaradossi in Tosca, per il quale è considerato interprete di assoluto riferimento, acclamato nel ruolo all’Arena di Verona, al Teatro Real di Madrid, alla Fenice di Venezia, in una tournée in Giappone con il Teatro dell’Opera di Roma, al Teatro alla Scala di Milano (diretto da Lorin Maazel) e alla Royal Opera House di Londra con la direzione di Antonio Pappano. Tra i tanti successi degli ultimi anni ricordiamo lo strepitoso debutto ne La forza del destino all’Opéra di Montecarlo, La Fanciulla del West a Roma (autore di uno storico bis dell’aria Ch’ella mi creda) e in Tosca alle Terme di Caracalla a Roma, festeggiando, nell’occasione, il ventennale del suo debutto ed il suo sodalizio artistico con il compianto soprano Daniela Dessì, con cui formarono insieme un coppia formidabile, tanto da essere proclamata come “La coppia d’oro dell’opera”.
Nella stagione 2009-2010 ha inaugurato con Turandot il rinato Teatro Petruzzelli di Bari e debuttato, ottenendo uno straordinario consenso di pubblico e critica, il ruolo di Rodolfo in Luisa Miller al teatro Opernhaus di Zurigo. E’ stato poi protagonista al Festival Puccini di Torre del Lago con una nuova produzione de La Fanciulla del West creata appositamente per festeggiarne il centenario dell’opera stessa.
Dopo l’atteso e trionfale debutto in Otello all’Opera Royal di Liegi ripetuto in seguito anche a Valladolid in Spagna, è stato insignito del “Premio Internazionale Tito Schipa”, nella splendida cornice della città di Ostuni e proclamato cittadino Onorario della città di Recanati nel nome del grande Beniamino Gigli. Nell’anno 2019 ha cantato con grande successo in “Adriana Lecouvreur” al Teatro Filarmonico e “Carmen” all’Arena di Verona, “Pagliacci” a Parma ed all’Opera Romana di Craiova(Romania) Madama Butterfly a Catanzaro, Carmen a Seoul ed ancora al Adriana Lecouvreur al Carlo Felice di Genova, teatro della sua città natale.
Negli anni seguenti, oltre ad essere presente nei più importanti teatri mondiali, in produzioni d’opera e concerti, inizia un’importante attività di insegnamento e masterclass. Nel 2017 viene proclamato Ambasciatore di Genova nel Mondo e nel 2018 viene insignito dell’onorificenza del Cavalierato di Malta.
Spesso protagonista di diversi programmi televisivi dedicati alla divulgazione dell’arte e della musica e di alcune importante pubblicità televisive e radiofoniche in Italia ed all’estero oltre che di numerose registrazioni discografiche, si distingue anche per la sua attività sportiva e benefica legata alla Nazionale italiana Cantanti.
Fabio Armiliato ha anche debuttato come attore cinematografico e protagonista nel film di Woody Allen dal titolo “To Rome with Love” recitando affianco dello stesso regista ed altri prestigiosi attori quali Penelope Cruz, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Ellen Paige, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Antonio Albanese,Alessandra Mastronardi e Riccardo Scamarcio.
Negli ultimi anni ha ideato il progetto musicale “RecitaL CanTANGO” che lo vede protagonista in uno spettacolo dedicato all’arte del Tango che ha portato e continua a portare con grandissimo successo in tutto il mondo.
Nel suo percorso artistico sono state molte le occasioni in cui si è trovato ad esibirsi insieme a tanti artisti non solo della lirica ma anche del pop mondiale prendendo parte fra l’altro a 3 edizioni del tradizionale “Concerto di Natale” in Vaticano dove al cospetto del Papa, ha avuto modo di trovarsi insieme sul palco con artisti del calibro di Lionel Ritchie, Patti Smith,Elisa e molti altri in diretta mondiale.
Questa sua continua voglia di esplorare ed avvicinarsi anche ad altri territori musicali ha fatto in modo nell’anno 2020 che nascessero diverse importanti e prestigiose collaborazioni che lo hanno portato ad interpretare la canzone “Genova Vita”, vero e proprio accorato omaggio ed inno alla sua città ed ancora alla più recente e riuscitissima collaborazione con Manuela Villa, figlia del grande Claudio, duettando con lei nel bellissimo brano “Sei nell’aria” per il nuovo CD dell’artista romana.
Maestro Armiliato, benvenuto! Iniziamo con il parlare del suo libro “Una vita in canto”, da poco pubblicato, con cui sta girando l’Italia per la presentazione.
Ho iniziato a scrivere questo libro una decina di anni fa, in un momento in cui vivevo un periodo di riflessione e che mi serviva per ricapitolare tutto quello che avevo fatto. Quindi dopo, dal 2016, quando sono stato colpito dalla disgrazia di perdere la mia compagna Daniela Dessì, questa cosa si è concretizzata maggiormente, perché mi sono un pochino isolato. Ho voluto mettere su carta tutte le sensazioni che ho provato. Tante persone, durante le interviste, mi chiedevano sempre di episodi della mia vita che erano abbastanza popolari, come ad esempio, nel 1995 allo Sferisterio Macerata, al termine dell’opera Tosca, quando venivo fucilato in scena, rimasi ferito alla gamba, andò su tutti i giornali. Ho anche interpretato il film del regista Woody Allen To Rome with Love, uno dei capisaldi della mia carriera, perché quando è uscito, nel 2012, mi ha dato la popolarità che oggi, purtroppo, con il mondo dell’opera non si riesce più ad ottenere. Ho anche altri episodi che racconto, come quello nel 2001, in cui sono stato, ahimè, testimone assieme a Daniela, della scomparsa del Maestro Sinopoli, davanti ai miei occhi, durante la rappresentazione di Aida… Quindi, tutti questi episodi, li ho voluti scrivere per far sì che le persone li possano approfondire maggiormente. In Agosto farò 40 anni di carriera e avendo rappresentato spettacoli in tutti i teatri del mondo, ho tanti aneddoti da raccontare che spero possano essere utili soprattutto ai giovani cantanti per trovare punti di riferimento tratti dalla mia vita, i personaggi verso cui mi sono rapportato, grandi maestri, grandi interpreti, direttori, registi ... ho avuto la fortuna di fare e continuare, una carriera ad altissimi livelli … La cosa bella è poterla raccontare e vederla pubblicata! L’ho chiamata “Una vita in canto” ma si sarebbe benissimo potuta chiamare anche “Un incanto di vita”, perché la mia, che è una professione privilegiata, è un incanto che mi consente di poter interpretare i capolavori della musica.
Il suo è un vero e proprio viaggio attraverso la lirica ed il mondo…
Infatti! E’ a cavallo di due secoli, perché io, essendo nato negli anni ’50, ho potuto vedere i cambiamenti che ci sono stati dagli anni ’50 fino al duemila e poi dal duemila fino ad oggi, mutamenti che sono stati molto importanti.
Mi pare di ricordare che suo fratello è direttore d’orchestra, le è capitato, presumo, di essere diretto da lui. Cosa si prova in questi casi?
Noi siamo cresciuti in una famiglia che ama la musica, ma non di musicisti… Una cosa particolare quindi, che ne siano usciti due personaggi di rilievo nel mondo del canto – nel mio caso – e della direzione d’orchestra, in quello di mio fratello. Siamo cresciuti giocando con la musica, che è la cosa più bella, facendo della qualità un gioco di crescita… io sono più grande di mio fratello di 8 anni e quindi quando studiavo canto, gli mettevo davanti al naso gli spartiti … in questo modo lui, ascoltando la voce, ha iniziato ad accompagnare il canto divenendo un grande maestro, soprattutto per l’Opera.
Lei ha dato vita, appunto, alla Fondazione Daniela Dessì, in ricordo della sua compagna… credo di ricordare che vi esibivate quasi sempre in coppia…
Abbiamo fatto quasi 360 recite insieme in meno di 15 anni, solo di Tosca abbiamo cantato 100 recite… con lei abbiamo creato un punto di riferimento per questa opera molto importante.
La Fondazione l’ho creata con un chiaro messaggio che spiego bene nel libro. Quando Daniela ha avuto questa sentenza, purtroppo senza possibilità di appello, terribile, - probabilmente è mancato un certo tipo di prevenzione - il messaggio che volevo arrivasse forte e chiaro è proprio quello della prevenzione, allargato alla musica ed alla cultura, che prevengono il malessere vero che conduce a tante malattie… per poter dare spunto alle persone! Prevenzione attraverso la cultura, la musica, il benessere… quello che provoca benessere fa stare bene… la prevenzione si crea anche prevenendo la depressione, una delle malattie più gravi del nostro tempo, dovuta anche ad una certa noia, alla mancanza di valori…
Com’è arrivata la lirica nella sua vita?
La passione me l’ha trasmessa il mio papà, grande amante dell’Opera Lirica e della voce di Beniamino Gigli e di tutti i tenori… Mi ha trasmesso questo amore per la voce di tenore. E' stato abbastanza semplice, perché ho sempre pensato che avrei cantato fin dai tempi dell’asilo, lo scrissi anche nei primi anni della scuola… ho cantato da solo alla fine dei saggi che si facevano a fine anno, poi è chiaro che uno ancora non può sapere se è dotato davvero della voce, ma io ho sempre pensato che la passione può scardinare tutto e può far scalare montagne altissime … attraverso la passione e la voglia di imparare, sono arrivato ad ottenere risultati lusinghieri che mi hanno portato ad essere considerato uno dei migliori interpreti di opera di oggi. Questo mi rende molto orgoglioso, ci ho lavorato tanto e devo ringraziare la mia famiglia che ha fatto quel lavoro di cura del talento che andrebbe fatto sempre.
Lei ha un ruolo preferito da interpretare e uno che sognerebbe di interpretare?
Queste sono domande bellissime, perché, come dico sempre, io mi innamoro ogni volta dell’ultimo personaggio o del prossimo che devo cantare, così ci metto tutta la mia anima! Certo, se parliamo di ruoli che mi sono sentito molto attaccati addosso, uno è Andrea Chénier, perché l’ho imparato dalla voce di Beniamino Gigli, quello che ho cantato di più, Mario Cavaradossi in Tosca, che mi ha identificato di più nel pubblico, perché l’ho interpretato in moltissime recite ... un ruolo che conto di riprendere a breve, perché è un desiderio che ha espresso anche il mio papà di recente - “ti voglio sentire ancora cantare Tosca in teatro” - e questo mi da un ulteriore incentivo per continuare ed essere protagonista. Credo che in questo momento i giovani hanno bisogno di un punto di riferimento con cui rapportarsi ed io ho il dovere di farlo!
Uno che vorrei interpretare? Ho un’opera che amo tantissimo La Dama di picche di Petr Ilic Cajkovskij, un ruolo molto difficile, perché è considerato l’Otello russo, quindi richiede molta preparazione anche dal punto di vista attoriale, lo sto studiando, ce l’ho sempre lì sottomano… è un ruolo che mi piacerebbe fare, perché è un’opera straordinaria con un libretto fantastico e con la musica di Cajkovskij ci sono cresciuto.
Cosa significa per lei fare Arte nell’Opera?
Fare arte nell’Opera, secondo me, significa integrare due aspetti inscindibili. Quando si fa Opera si fa Arte e quando si fa Arte si deve pensare sempre anche un po’ a cantare… Quando c’è uno strumentista, ad esempio, che non riesce ad esprimersi attraverso lo strumento, il suo maestro gli dice, fallo cantare … l’opera ed il canto, - ora il bel canto italiano è anche patrimonio immateriale dell’umanità - credo siano una compenetrazione assoluta, l’Opera noi ce l’abbiamo nel DNA, ha cinque secoli di vita e fare Arte attraverso l’Opera è una delle massime espressioni del teatro sicuramente, ma anche delle possibilità umane di espressione, perché ricordiamoci che i temi delle opere liriche sono quasi tutte tratte da drammi di Shakespeare che incarnano valori universali ... Questi vanno presi in considerazione e coltivati, rispettati e portati avanti per le prossime generazioni. Quindi Arte e Opera sono una compenetrazione inscindibile.
C’è qualcosa di cui va particolarmente fiero tra tutte le cose che ha fatto?
Io sono particolarmente fiero del fatto di aver sempre avuto coerenza. La coerenza mi ha sempre pagato, anche nei momenti difficili, anche quando tanti non avrebbero scommesso sulla mia carriera… non mi sono mai piegato a nessun compromesso ed ho sempre cercato di andare avanti a testa alta. Sono uno spirito libero, mi sento libero come libera è l’arte, e l’espressività della libertà nell’arte è una cosa che a me ha fatto sempre piacere. Anche per questo mi sono trovato totalmente in sintonia con Daniela Dessì, perché anche lei aveva il mio stesso sentimento, - “non voglio mai scendere a nessun compromesso per non contaminare l’aristocrazia del mio lavoro, della mia arte: l’opera lirica” – una frase bellissima che non significa sentirsi diversi, ma è qualcosa di particolare che ti fa essere diverso agli occhi degli altri, perché sei un portatore sano di benessere. Quando le persone a fine recita si sentono più sollevate dopo aver ascoltato l’opera, è una grande soddisfazione! La voce umana al massimo dell'espressività, tocca le corde dell’essere umano. Dovremmo cantare di più, perché se lo facessimo, saremmo tutti più in sintonia tra noi.
Lei si è esibito maggiormente all’estero. Ha notato differenze tra pubblico straniero e pubblico italiano?
Questa non è stata una scelta obbligata, dettata dalla volontà, è stata piuttosto legata al lavoro in se ... Quando ho iniziato, non riuscivo a trovare la mia strada in Italia ma ho avuto delle opportunità all’estero, ho debuttato in America al New York City Opera, un teatro in cui pochi italiani hanno cantato, vicino al Metropolitan, ed un manager, che allora non mi conosceva, mi ha sentito e proposto di lavorare con lui. Abbiamo fatto un percorso grazie al quale siamo ancora legatissimi, quasi come fratelli, Robert Lombardo ed io, lo racconto anche nel libro ... con lui ho costruito una carriera, maggiormente all’estero, perché lì mi chiamavano prima, si facevano contratti anche con due anni di anticipo, quindi quando mi chiedevano di esibirmi in Italia, ero già impegnato e stavo andando a livelli altissimi. Poi, con Daniela Dessì nel 2000, quando ci siamo messi insieme, ho deciso di tornare maggiormente in Italia e sviluppare una carriera più europea che comunque non ho mai tralasciato, perché avevo debuttato al Covent Garden, al Wiener Staatsoper di Vienna. Con lei abbiamo deciso di portare alla ribalta coppie importanti del mondo dell’opera come Paolo e Francesca, Tosca e Cavaradossi, Aida e Radames, Otello e Desdemona, Adriana e il Principe di Sassonia, a queste coppie, che sono nell’immaginario comune, abbiamo potuto dare un valore aggiunto scaturito dalla nostra complicità sulla scena e nella vita, abbiamo costruito, così, una bella fetta di tre lustri nel mondo dell’opera, dal 2000 al 2015, lasciando a testimoni documenti video e registrazioni audio.
Lei ha mai pensato, se non lo ha già fatto, di insegnare la sua Arte ai giovani?
Lo sto facendo molto… Oggi sono appena arrivato da Sarzana, dove, la settimana prossima, comincerò una masterclass di sette giorni su La Bohème ed il 28 faremo una recita con i ragazzi selezionati tramite audizione. Ho diversi allievi che stanno facendo una bella carriera. Non sono ancora dedito all’insegnamento 365 giorni all’anno, perché ho ancora tantissime cose da fare. Ora sto andando in giro a presentare il libro, perché voglio che renda consapevoli di quanto sia importante il mondo musicale, quello dell’opera e dello studio della voce nella nostra cultura e anche nella nostra educazione, perché imparare a cantare è un’educazione di vita! E dà un senso a tutto! Mi piacerebbe andare in tutti i conservatori a parlare di queste cose…
Mi sono ritrovato ad avere un mondo ricchissimo di opportunità quando ho cominciato a cantare, mentre oggi mi trovo a dover lottare per i giovani, per aiutarli a trovare la loro strada ed avere delle opportunità, questa è una cosa da segnalare! Cerco di attuarlo portandolo all’attenzione delle istituzioni e di chi dovrebbe essere responsabile del futuro dei giovani attraverso la valorizzazione del talento, che è una delle cose che dovrebbe essere normale, ma che oggi sembra sia quasi un’impresa fare. Tutti sono bruciati in brevissimo tempo, non si ha attenzione al talento. Ho scritto tanto a riguardo e magari non tutti saranno d’accordo, ma proprio questo è importante per me, creare un tessuto di confronto che in questo momento ci serve molto.
E’ prevista una presentazione a Roma?
Ho un appuntamento con delle persone che mi hanno già chiesto di poterlo presentare a Roma, una di queste è la vedova del nipote di Beniamino Gigli jr., con cui siamo stati molto legati… sono cittadino onorario di Recanati per questo motivo, e quindi staremo a vedere…
Concludendo?
La ringrazio per le bellissime domande che mi ha rivolto! E' bello quando si può parlare di queste cose e c’è un interlocutore interessato e competente!


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