Riccardo A. Mangiacapra, autore accorto e profondo.

Riccardo A. Mangiacapra, autore accorto e profondo.

In tutti i personaggi c’è una parte di me e anche delle mie esperienze, sia quelle vissute in prima persona che quelle lette o raccontate.

 

Si intitola La Linea Gialla, un romanzo molto intenso scritto da Riccardo A. Mangiacapra. Ambientato a Roma, che vedremo fortemente vivere tra le pagine, poco dopo l'arrivo della pandemia, ci regala ritratti meravigliosi di tanti personaggi, fra tutti lo splendido Enrico. Di questo e molto altro ancora abbiamo discusso con l'autore.

 

Riccardo, che effetto ti ha fatto rivivere nel tuo romanzo La linea Gialla gli effetti devastanti del post pandemia?

Sicuramente la pandemia è stato uno dei momenti più tristi degli ultimi anni, basti pensare alle morti dentro le RSA, alle immagini dei camion militari che portavano via i nostri cari senza nemmeno la possibilità di dedicargli un ultimo pensiero.

Non dimenticando che per la prima volta dal dopoguerra, sono state applicate norme che ci riportavano a vite passate dai nostri nonni, parole come coprifuoco, distanziamento, divieto di assembramento, lasciapassare, sono entrati nel gergo comune, nei giornali, nelle televisioni.

L’essere stati privati delle libertà personali ci ha portato in una dimensione di sconforto che ha colpito specialmente alcuni settori della nostra popolazione.

Sicuramente i giovani che hanno studiato e dato esami davanti a docenti che vedevano davanti al computer ma anche tanti imprenditori che hanno dovuto chiudere aziende o attività, perché in parte abbandonati a sé stessi, senza la certezza di quello sarebbe accaduto in futuro.

 

Enrico, uno dei protagonisti di questo racconto corale è un uomo dal cuore grande, nonché profondamente altruista. Tuttavia si ha la sensazione che tema, in qualche maniera, l'amore. O forse ha solo confuso questo sentimento con l'innamoramento?

Non era mia intenzione descriverlo in questo modo, volevo che Enrico rappresentasse il disagio di vivere, però andando avanti nello scrivere una parte di me è entrata nel personaggio.

Senza parlare di fatti personali, penso che Enrico non si sia mai illuso che quello con Simona fosse amore, era il ricordo di una giovinezza forse passata troppo di fretta, ma dove sentimenti come l’amicizia e l’amore si confondevano come due ballerini di latino, dove a tratti prevale l’amicizia ma basta un cambio di passo che arriva la passione e, con lei, l’Amore.

 

C'è spazio per molte figure femminili decisamente diverse tra di loro, anche se ciò che le accomuna è l'urgenza di essere amate. La sensazione è che talora lo comprendano quando, forse, è troppo tardi. Il tempo è dunque il loro peggiore nemico?

Penso che più si va avanti con gli anni e più si identifica l’Amore con una figura della nostra vita passata o presente, probabilmente quando non si riesce a farlo si è alla ricerca, alle volte inconscia, di questa figura.

C’è in ogni caso una difficoltà a vivere il presente e si è portati a desiderare sempre di più e poi ci si accorge troppo tardi di quello che abbiamo perso per strada.

Personalmente penso che invece bisognerebbe vivere il presente ed ascoltare i sentimenti nel modo più naturale possibile.

 

L'amicizia è tirata sovente in ballo. Basti pensare al rapporto speciale tra il già citato Enrico e Simona, oltre che quella del primo con Valeria. O ancora tra la giovane Giulia e la bionda Margherita. Oggi esiste davvero questo sentimento?

In tutti i personaggi c’è una parte di me e anche delle mie esperienze, sia quelle vissute in prima persona che quelle lette o raccontate.

Posso affermare che non solo esiste questo sentimento ma sono i sentimenti che durano più a lungo, perché privi di sovrastrutture.

Tutti noi abbiamo una persona che ci fa stare bene solo passandoci del tempo insieme, con cui ci sentiamo complici, a cui affidare i nostri pensieri più reconditi, insomma tutti ricordano Thelma e Louise e meno Bonnie e Clyde.

 

Tantissimi sussurrano che sia facile confonderla con l'amore, perché in qualche maniera comprende l'attrazione mentale, nonché una certa dose di empatia. Ti è mai capitato di confonderli?

Penso che ho amato solo donne che erano mie amiche, questo chiaramente vale solo per me, ma non mi sono mai innamorato di donne con cui non avevo un attrazione mentale e una condivisione di pensieri.

Questo non vuol dire che mi innamoro di tutte le mie amiche o amici, vuol dire che questo è il mio modo di conoscere le persone e di entrare in empatia con loro, poi alla fine un tramonto, uno sguardo negli occhi dell’altro, ti fanno capire che desideri passare il maggior tempo della tua vita con lui o lei.

 

Sii sincero, esiste davvero quella tra uomo e donna?

Vivo questo sentimento sulla mia pelle, non ho mai fatto una distinzione di sesso tra i miei amici o amiche, provo sentimenti sinceri forse un poco adolescenziali verso i miei amici in generale.

Penso che in questo abbia contribuito essere cresciuto in provincia, dove si ci conosce tutti e dove è facile condividere esperienze ma anche gioie e dolori.

Non è un caso che dopo aver vissuto più di trent’anni nella capitale, le persone che frequento più assiduamente sono quelle che conosco da sempre.

 

Antonello Venditti in un suo storico successo sosteneva che per dimenticare un amore finito “ci vorrebbe un amico”. Tu hai mai incontrato uno come Enrico?

Sicuramente sono stato un Enrico. Come dicevo prima, essere cresciuto in provincia mi ha certamente influenzato positivamente nel sentimento dell’amicizia.

Sarei capace di stare giorni interi a parlare con quelli che ritengo siano i miei “Enrico” o “Valeria”, capisco che è inusuale, in una società che tende a dividere e a guardare solo i propri interessi.

Diciamo che difficilmente potrei prendere le decisioni di Enrico senza confrontarmi con le persone a cui voglio bene.

 

Se oggi avessi l'opportunità di avere il tuo personaggio in carne ed ossa innanzi a te, per che cosa ti sentiresti di ringraziarlo e perché?

Più che ringraziare un personaggio chiederei scusa a “Regina”.

Regina è l’essenza dell’amore suo malgrado.

Una donna che dà senza chiedere, estremamente sincera, pronta a farsi da parte ad ascoltare e, se vogliamo, anche a soffrire in silenzio.

Attorno a lei, solo uomini pieni di contraddizioni, che pensano di plasmarla secondo le loro esigenze, che se dicono di amarla non l’amano fino in fondo, oppure, peggio, nascondono i sentimenti, perché incapaci di ammetterlo.

Probabilmente l’unico che la ama davvero è l’autore del romanzo.

 


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