Un vecchio cineasta del brivido sul viale del tramonto, una donna affascinante e spietata, un religioso vanesio in crisi esistenziale ... Cosa accomuna queste persone che si trovano nella austera Torino?
Antonello Altamura ha creato un thriller che ci porta tra le piazze che tanto amava De Chirico tra i parchi e le vie che videro passeggiare per anni filosofi come Erasmo da Rotterdam.
Antonello Altamura sostenuto dalla Company Ciak e dalla Torino film Commission, ci parla di questo Thriller psicologico in cui gli addetti ai lavori hanno trovato delle assonanze col cinema noir del passato.
Misteri, eleganza, ambienti foschi, bramosia di denaro e fama, queste anime si muovono nel film come marionette di un teatro barocco, personaggi foschi e inquieti in cerca di un nuovo futuro, ma tutte con un passato da distruggere...
Intervistiamo Antonello Altamura, scrittore pluri premiato, che è passato alla regia per un ‘opera da lui stesso scritta.
Antonello, tu sei un' antica conoscenza della nostra redazione, nonchè collaboratore della stessa, ma sempre con un occhio ai personaggi del cinema, anche del passato ... come è avvenuto il passaggio dietro la macchina da presa?
Mah, devo dire, paradossale! Un grosso personaggio del cinema mi ha fatto scrivere e riscrivere il copione di un film che diceva di amare molto e poi non me l’ha preso, perché gli è entrato un copione a cui si era interessata la Rai. Memore di questa “fregatura” ho detto ”d’ora in poi scrivo e se posso non aspetto più altre persone”. Questo è un film molto personale, parla di crisi interiori, misteri dell’anima, ambientato nella città in cui vivo. Torino talvolta mi fa ridere per i manierismi (che poi amo), però a volte mi inquieta ancora, pare di non riuscire mai a conoscere davvero la gente e le situazioni che si incontrano.
Ma è davvero inquietante e misteriosa Torino o è una necessità filmica?
Devo dire che a Roma si respira un’ aria più calorosa. Torino ha comunque una classe sua e i Torinesi, un modo di fare totalmente diverso dall’italiano medio. Tra i palazzi barocchi, che a molti turisti ricordano Parigi, trova spazio da sempre una grande immigrazione del mondo arabo.
Ciò arricchisce l’ambiente, Torino è una antica Europa ma con tocchi medio orientali, cosa che puoi trovare nei mercati e proprio in certi quartieri. Io ho girato molto in centro storico, dove ci sono comunque tracce culturali molto forti col mondo filosofico e religioso come la Mole, questa incredibile ex torre ebraica che devo dire mi ispira mistero da sempre.
Ma The Big Mother è un film dove ci sono attrici del cinema come Marina Suma e Sydne Rome... come mai questa scelta su due sex symbol del passato?
Perché le ho sempre considerate due attrici ottime. Marina Suma, poi, ha uno zoccolo duro di ammiratori, avendo lavorato tanto e in tanti film di successo, ma io l’ammiravo come attrice per alcuni film thriller più di nicchia, dove avevo notato la sua drammaticità e una fotogenia che era davvero fortissima.
Direi che è l’ultima Icona di un cinema di gran successo popolare che ancora oggi piace tantissimo ma, nel contempo, Marina lavora con registi giovani e opere prime, insomma è sempre una bomba di fascino e bravura. Sarà Cristina Blanchard, una donna del mistero pronta a tutto, che non ha certo paura del patriarcato.
Sydne Rome che ruolo interpreta?
Beh non si può dire tutto….. diciamo che nel film è un' altra donna che ama imporsi, dietro i suoi occhioni da bambola.
La signora Rome la conobbi anni fa per delle interviste e mi colpì per la grande prontezza culturale e per la sua vita da Star in tutto il mondo, lei ha conosciuto e lavorato con leggende, da Mastroianni a Marlene Dietrich da Alain Delon a David Bowie. Ha girato decine di film, poi ha fatto televisione in tutta Europa, scritto libri, insegnato ginnastica insomma è un mito. Poi, questo personaggio l’ha costruito ispirandosi ad una donna altrettanto famosa che le aveva rotto le scatole in passato e lo ha preparato in maniera pazzesca a livello interiore, è arrivata con una valigia di feticci preparati per il personaggio, forte della sua grande scuola americana.
Ma nelle foto di scena vediamo un sacerdote con un volto conosciuto. Ci spieghi ?
Il religioso è l’attore Vincenzo Bocciarelli, pupillo di Sthreler e Albertazzi, oggi direttore dei Teatri di Siena.
Avevo in mente due attori che avevano molti thriller alle spalle, ma credo sia stata la scelta migliore, perché Reneè è un uomo dalle mille facce, dunque a modo suo, un uomo di teatro e Vincenzo ha fatto tantissime prestazioni memorabili per il Teatro (oltre a cinema e televisione di qualità).
Credo proprio che la pietra angolare del film sia il personaggio del religioso, interpretato da Vincenzo Bocciarelli, perché dentro ha tutto un mondo, si parla di un uomo messo a nudo che a volte ha difficoltà a prendere decisioni senza voltarsi indietro. Esplorare la vita di un uomo di chiesa oltre le convenzioni, è importante, come abbiamo fatto in questo film.
A me è sempre piaciuto conoscere persone molto differenti dalla massa ma conoscerne l’anima davvero, anche per andarmene inorridito a volte.
Poi la spiritualità è rivelazione, ci può far capire chi siamo davvero e chi vogliamo vicino come anima, è una lotta a volte, altre, una resa, ma comunque ci rivela chi siamo, dunque è un viaggio.
Ti sei interessato molto nei tuoi libri ad Hitchcock, oggi hai diretto un thriller ma c’è qualche citazione del Maestro?
Forse inconsciamente qualcosa c’è, io non lo noto, devo dire. Credo che un Maestro del genere, già evocarlo, voglia dire dissacrarlo, è troppo grande.
Credo di avere uno stile un poco psicologico come regista, per esempio, credo che nei costumi ci sia una parte di me che ama la verità e una parte, il palese posticcio, perché rende tutto più fotogenico.
Gli attori li prediligo con volti mediterranei o infantili, forse perché amo molto il cinema medio orientale.
Fare un film è raccontare una storia che il pubblico deve sentire, non prediligo troppo i film a sfondo sociale, fatti per avere terreno facile, amo le storie bizzarre, verità nascoste, come se il cinema avesse il dovere di farci vedere qualcosa che non vediamo tutti i giorni dal balcone o sul pianerottolo. Poi i registi che stimo sono tanti... Losey, Freda, ma anche William Castle e Robert Aldrich.
Amo il cinema di innovatori italiani di ieri, Roberto Rossellini e di oggi, come Roberta Torre o Mimmo Calopresti, ma anche tutta l’opera di Liliana Cavani.
Ma fare cinema è difficile e faticoso in questo periodo di Grandi Major e di cinema sul web ?
Assolutamente si, questo film ha avuto due stop, ma io non mi son mai perso d’animo.
I produttori vogliono solo certezze, perché le sale sono sempre vuote, e difficilmente investono nel nuovo. Il discorso è lungo, ma la cultura deve aiutare il cinema, premiando dei copioni validi che celebrino il nostro Paese. La settima arte regala alla gente evasione e nel contempo cultura, dunque è fondamentale. In Italia il cinema non deve essere il circolo di venti persone già celebri che son vicine alle 5 case di produzione e che si passano i ruoli, perché così si estinguono anche i generi.
Noi avevamo tutti i generi: gli horror, western, thriller, erotico, guerra, commedie, peplum, storico, comico, musicarello, un mercato che era fiorente ed esportato in tutto il mondo.
Oggi nei film, a parte i big come Garrone, Sorrentino, Guadagnino, che spaziano molto, i film sono tutti molto simili come tematica e genere. Questo vuol dire anche uccidere l’immaginario del pubblico che si sclerotizza in un genere solo, o massimo due, come il cinema a sfondo sociale o il mafia movie, che ormai impazza.
Dove vedremo The Big Mother ?
Io punto sull’estero dove i nostri film piacciono sempre molto, ma tra Ottobre e Dicembre ci saranno dei passaggi ad alcuni celebri festival in Italia, come a Roma e Siena, per farlo conoscere, spero che Torino mi risponda in maniera calorosa e spero anche un poco nelle istituzioni. Poi passeremo nelle sale.
Cosa vuoi dire ancora di questo film ?
Vorrei dire che la tematica del film può toccare tutti, e tutti nascondiamo qualcosa alla mamma.
Vorrei inoltre ringraziare Francesco Lucci Chiarissi della Ciak Company e sopratutto il grande Nicolò Fumero, direttore della fotografia, un artista con già una notevole carriera e di una preparazione tecnica pazzesca. Ringrazio Fulvio Trivero per l’apporto al doppiaggio e tutti gli attori, la Torino Film Commission per la grande professionalità. E non dimentichiamo Aldo Dovo, l’attore più maturo del film, che ci regala visivamente la sensazione dell’esistenza che scorre tra ansie e gioie continue, anche quando da protagonisti si diventa spettatori del grande gioco che è la vita.
Foto: Carlo Bellincampi


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