La mia tetralogia rivela molte sfumature poco conosciute e avvenimenti nascosti della personalità e della vita di ciascuno.
Sono dei veri e propri percorsi d'anima, quelli che ci propone nelle sue opere l'eccellente Daniela Musini. Dopo essersi dedicata per anni alla trilogia tutta al femminile composta dalle opere Le Magnifiche, Le Indomabili e Le Incantatrici, ha deciso anche di occuparsi dell'universo maschile con Vite Incendiarie.
Daniela, dopo esserti dedicata per tanti anni con svariate ed eccellenti pubblicazioni, alla vita di tante donne, hai deciso poi di parlare anche di alcuni grandi uomini. Da che cosa è stata dettata questa scelta? Hai mai pensato, durante la sua stesura, che potesse essere un azzardo?
Dopo la trilogia tutta al femminile targata Piemme (Le Magnifiche, Le Indomabili e Le Incantatrici) dedicata a 33+33+33+33 donne straordinarie, carismatiche e talentuose, ho voluto esplorare, nel mio ultimo libro, Vite Incendiarie (sempre edito da Piemme), anche l’universo maschile.
Più che un azzardo, una sfida. Ecco allora personaggi geniali nell’ambito del cinema (come Hitchcock, Marlon Brando, Rodolfo Valentino), dell’arte e della narrativa (Picasso, Antonio Ligabue, Salgari, d’Annunzio, Edgar Allan Poe), della storia (Cesare Borgia, Rasputin, Ludwig II di Baviera), della musica (Kurt Cobain), solo per fare alcuni nomi, ma non ho dimenticato anche donne splendide, iconiche e trasgressive. Tre per tutte: Peggy Guggenheim, Judy Garland e Alda Merini.
Quanto è stato complicato entrare nel cuore, nella mente e nell'anima di personaggi maschili?
Arduo, più che complicato. Mi è venuto in soccorso il mio trentennale percorso teatrale. Sono anche attrice e autrice teatrale e quindi, vestire i panni altrui, farsi avvolgere da altre personalità, altri percorsi esistenziali, altre inquietudini dell’anima, è per me, oserei dire, naturale, sicuramente emozionante e coinvolgente.
Come sempre, li ho raccontati affidandomi alla veridicità storica, ma “reinterprentandoli” in modo creativo e teatrale, appunto.
Te li sei immaginati su un palcoscenico?
Assolutamente sì. Scrivo di loro immaginandoli sul palco e osservandoli come fa un regista, anche da “dietro le quinte”, illuminandoli con luci abbacinanti, o facendoli emergere dalla penombra, scarnificando il personaggio per far emergere la “persona”, le fragilità, le inquietudini, i lati più segreti e nascosti. Sono tutti “titani” famosi, celebri, iconici, ma la loro esistenza è stata contorta, spesso drammatica, a volte ambigua: un percorso verso il successo e l’immortalità lastricato di turbamenti, sconvolgimenti e accadimenti sorprendenti.
Tu, come hai già giustamente detto, sei sia attrice che autrice teatrale. Che cosa ami particolarmente di quel mondo?
Ho alle spalle 30 anni di attività teatrale in Italia e nel mondo (da San Pietroburgo a Kyoto, da L’Havana a Istanbul, da Varsavia a Philadelphia e Pittsburgh ecc), interpretando soprattutto due grandi figure di donne che ho raccontato, tra l’altro, nel primo libro della mia trilogia, Le Magnifiche. 33 donne che hanno fatto la storia d’Italia: Maria Callas ed Eleonora Duse, musa imaginifica di D’Annunzio (uno dei 21 protagonisti di Vite Incendiarie).
È proprio dando anima, voce e corpo a queste due straordinarie creature, mettendo in luce sul palco la loro essenza più vera e struggente, che ho avuto l’idea di far rivivere nelle pagine di un libro altre donne emblematiche e rappresentative ciascuna del loro tempo (ogni libro della trilogia parte dall’antica Roma e arriva ai nostri giorni): un viaggio nel tempo, un percorso dell’anima e una galleria di fiammeggianti passioni d’amore, così poi com’è anche in Vite Incendiarie.
E del Cinema? Hai visionato con cura anche delle pellicole cinematografiche per scrivere i tuoi libri?
Certamente! Nel mio ultimo libro ci sono molte icone di Hollywood e le ho “studiate” anche attraverso i loro film, ma per ciascuna delle 120 biografie che ho scritto finora (4 libri in 5 anni è, e spero di non sembrare autocelebrativa, un’impresa non da poco) c’è dietro uno studio e una ricerca di fonti varie inimmaginabili. È stata un’avventura meravigliosa per me, che amo la storia, le arti e l’introspezione psicologica, entrare in contatto con questi personaggi e scoprire tanti aspetti che difficilmente si leggono sui libri di storia. Proprio per questo la mia tetralogia rivela molte sfumature poco conosciute e avvenimenti nascosti della personalità e della vita di ciascuno di essi.
Tu sei anche una musicista. Quale colonna sonora consiglieresti per leggere la tua più recente opera e perchè?
“Quadri di un’esposizione” di Mussorgsky, una suite meravigliosa per pianoforte orchestrata poi da Ravel, ispirata dalla visione, da parte del musicista russo, di una galleria di dipinti del pittore Victor Hartmann e dai diversi stati d’animo di fronte a quelle opere d’arte.
Anche le mie biografie, in fondo, possono essere classificate sia come monologhi teatrali, ma anche come dei quadri narrativi. Qualcuno, bontà sua, le ha definite “tridimensionali”, a tutto tondo, perché di ciascuna figura ho cercato di esplorarne tutti gli aspetti, anche quelli più complessi, scabrosi e contraddittori, restituendoli al lettore con grande onestà intellettuale, senza edulcorazioni, infingimenti e, soprattutto, senza giudizi.


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