Oltre il confine del Sé: La "Terra di Nessuno" di Luisa Signorelli.

Oltre il confine del Sé: La "Terra di Nessuno" di Luisa Signorelli.

Potenza del gesto ed armonia estetica animano la nuova opera della coreografa e danzatrice Luisa Signorelli:  il focus è l’eterno gioco della umana trasformazione interiore, la cui posta finale è sempre e comunque il trionfo della libertà, anche quella di poter affermare la propria verità. 
 
Una soglia invisibile, ma palpabile. La nuova creazione di Luisa Signorelli, intitolata "Terra di Nessuno" e portata in scena dalla sua compagnia Ballet-ex, non è solo uno spettacolo di danza, ma un viaggio introspettivo universale. Un plauso ai danzatori, la cui preparazione tecnica ed artistica rende possibile questo viaggio: Federico Marafina, Alessandro Pastore, Giuseppe Ranieri, Luisa Signorelli, Klaudio Ujka ed Armand Zazani.
 
La coreografia si apre con una frase sibillina, quasi una sfida: "Che il gioco abbia inizio". 
Questa dichiarazione iniziale non è casuale; suggerisce immediatamente che la vita, con le sue decisioni più radicali, è un complesso sistema di convenzioni pronte ad essere riscritte. Il focus della Signorelli è l'esperienza umana del transito: quel limbo temporale e psicologico, la "terra di nessuno", in cui siamo costretti a sostare quando le grandi scelte di cambiamento ci impongono di lasciare il comfort del noto per abbracciare l'incertezza del futuro. Questa produzione promette, e mantiene, di tradurre in movimento la complessità di questa zona franca, rendendola una vera esperienza emotiva per lo spettatore.
 
Il cuore pulsante di "Terra di Nessuno" è la rappresentazione fisica e metafisica del punto di svolta. Luisa Signorelli ed i cinque danzatori di Ballet-ex esplorano la tensione bipolare che definisce questo spazio. Da un lato, il passato si manifesta come una forza centripeta, un richiamo potente fatto di echi, abitudini consolidate e la confortevolezza del conosciuto. Il movimento in questa fase è spesso ciclico, ritmico, quasi ipnotico, a simboleggiare l'inerzia che tenta di trattenere l'individuo. Dall'altro lato, l'immediato avvenire si prospetta come uno spazio aperto, carico di promesse e speranze, ma minacciato dalle incognite e dai timori di insuccesso.
 
Luisa Signorelli riesce a rendere visibile il conflitto interiore: vediamo i corpi dei danzatori letteralmente divisi tra due poli, con gesti che esprimono al contempo la nostalgia e la spinta in avanti, le cadute e le elevazioni. Il genio della coreografia risiede proprio nel non risolvere frettolosamente questa dicotomia, ma nell'articolare la tentazione del ritorno. C'è un momento di vulnerabilità, una pausa quasi statica, in cui l'irresistibile richiamo del passato sembra avere la meglio, prima che la necessità del progresso riprenda il sopravvento.
 
Se il tema è filosofico, il linguaggio è puramente corporeo. La magia della vera danza risiede proprio in questa capacità di convertire il concetto astratto in immagini in movimento dirompenti. La coreografa dimostra padronanza nel plasmare la bellezza dei gesti: le sequenze si snodano con una fluidità e un'armonia che non sono solo estetiche, ma profondamente narrative.
 
Il corpo di ballo, composto da cinque danzatori oltre alla stessa coreografa, opera come un unico organismo, ora frammentato nelle singole paure, ora ricomposto in un'unica massa propulsiva. L'uso della musica diventa il veicolo primario di questo discorso universale, elevando l'articolazione dei movimenti a una vera e propria sintassi emotiva. Non c'è bisogno di testo o didascalia: l'esperienza della transizione, dell'abbandono e della riscoperta di sé, viene trasmessa con una chiarezza emotiva che trascende il linguaggio verbale, toccando le corde della memoria e dell'identità di ogni spettatore.
 
Il culmine emotivo della coreografia è il momento in cui la forza della vita prevale sulla paralisi dell'incertezza. È qui che la "Terra di Nessuno" smette di essere un luogo di stallo per diventare un luogo di nascita. Attraversare quel confine porta alla realizzazione del diritto di libertà: la libertà di stabilire la propria verità attraverso le scelte che si compiono.
 
Questo non è un finale consolatorio nel senso tradizionale; è una celebrazione della consapevolezza. La coreografia riconosce apertamente che nessuno saprà mai la verità con certezza, ma la bellezza risiede proprio nell'esercizio della propria autonomia nel definirla. Il "gioco" iniziale si rivela essere un'assunzione di responsabilità, un atto di creazione del proprio destino. I danzatori, liberati dalle catene invisibili del passato, esprimono un movimento finale che è insieme potentemente energico e serenamente consapevole. È un momento di pura e bellissima affermazione di sé.
 
"Terra di Nessuno" è molto più di un'esibizione; è una convocazione. Il pubblico, eterogeneo per provenienza ed età, è chiamato non solo a vedere la danza, ma a vivere una vera esperienza artistica di empatia e riconoscimento.
 
Tornando a casa, lo spettatore non porta con sé solo il ricordo di movimenti eleganti, ma un bagaglio di emozioni che, come semi, continueranno a germogliare. La bellezza creata sul palco da Luisa Signorelli ed i suoi danzatori non è un fine a sé stante, ma un mezzo per la conoscenza. La "Terra di Nessuno" di ciascuno di noi, illuminata dall'arte, si rivela così non un luogo da temere, ma la fucina in cui forgiamo la nostra identità in divenire e il nostro futuro.
 
Paola Sarto
Foto: Massimo Danza
 
In scena:
- 13 dicembre 2025 Teatro Orione Roma
- 14 marzo 2026 Teatro Don Bosco Caserta
- 21 marzo 2026 Teatro Orione Roma
- 11 aprile 2026 Teatro Herberia Rubiera
- 18 aprile 2026 Teatro Orione Roma
- 16 maggio 2026 Teatro Giuseppetti Tivoli
- 8 giugno 2026 Teatro Olimpico Roma
 
Lo spettacolo è anche su youtube:
per info sulla compagnia: https://www.balletex.com/ 
 

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