Giuseppe Pambieri: "Metto in scena un Pirandello che pochi conoscono."

Giuseppe Pambieri: "Metto in scena un Pirandello che pochi conoscono."

LF ha incontrato uno degli attori italiani più versatili del nostro teatro in occasione della messa in scena di Centomila, Uno, Nessuno, che avrà luogo il 31 Gennaio ed il 1 Febbraio presso l'EcoTeatro di Milano. Uno spaccato di vita dedicato ad un inedito Pirandello.

La mia professione, come già espresso altre volte, mi da l'occasione di incontrare tante persone, artisti, musicisti e quant'altro... divertendomi pure, e credo che non ci sia cosa più bella che vivere in leggerezza il proprio lavoro! Del resto come diceva Confucio "Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita".

Beh per me è proprio così! Perchè ho fatto questa premessa? Perchè oggi ho avuto il privilegio e l'onore di intervistare un grande attore di teatro, versatile, eclettico e magistrale interprete, sia drammatico che leggero: Giuseppe Pambieri. La cosa ancora più stupefacente è che io seguo questo artista sin da quando ero ragazzina, quando mia madre mi portava sovente a teatro (cosa che ancora continuiamo a fare), e lo apprezzavo in vari tipi di pieces, sia impegnate che di satira, spesso assieme alla moglie Lia Tanzi, bravissima anche lei... Da ragazza quindi, mai avrei potuto neanche immaginare di accostarmi a tante personalità, un privilegio per pochi!

Giuseppe Pambieri non ha certo bisogno di essere presentato, noto a tutti il suo successo sin da giovanissimo, con Giorgio Strehler, Franco Zeffirelli, solo per citarne alcuni, e quello televisivo con lo sceneggiato Le sorelle Materassi per la regia di Mario Ferrero. 

Al momento, Pambieri, sta portando in scena un monologo Centomila, Uno, Nessuno, contenente degli estratti presi dalle maggiori opere di Luigi Pirandello, Non si sa come, Sei personaggi in cerca d’autore, I Giganti della Montagna e L‘uomo dal fiore in bocca, per la regia di Giuseppe Argirò.

Il monologo andrà in scena all'EcoTeatro di Milano il 31 Gennaio ed il 1 Febbraio prossimi. 

Sarà un Pirandello inedito, uno spaccato di vita che non si impara tra i banchi di scuola, e che quindi, pochi conoscono. E’ un viaggio ironico e appassionato nel multiforme universo dello scrittore siciliano, un ritratto inedito disegnato attraverso le figure più significative della sua vita, le sue opere, il suo pensiero; una riflessione scanzonata e umoristica sull’uomo del Novecento, a cui solo la scena può dare voce. “Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano”. Così Pirandello descrive l’inizio del suo “involontario soggiorno sulla terra”. L’uomo nato dal Caos si consegna al mito e guarda vivere i suoi personaggi che riannodano i fili segreti e misteriosi della sua biografia. L’autore agrigentino la vita l’ha scritta e l’ha vissuta, identificandosi in ognuna delle sue creature. Lo spettacolo, quindi, affidato alle profonde risonanze di Giuseppe Pambieri, racconta gli aspetti meno visitati dell’esistenza di Pirandello: dal rapporto con la domestica Maria Stella che nutrì l’immaginazione religiosa dell’autore e il suo mondo magico popolare, tanto da guadagnarsi una citazione nella prefazione dei Sei personaggi, alla figura del precettore, custode del suo apprendistato culturale, dai tumultuosi anni giovanili e dal rapporto conflittuale con il padre, al soggiorno tedesco e agli amori, specchio di un immaginario erotico ossessivo e di una personalità complessa e tormentata. La drammaturgia rivela l’uomo Pirandello con le parole dei suoi personaggi, attraversando narrativa, poesia e teatro.
I temi dell’amore, della follia, della morte, del tragico, emergono dall’inconscio dei diversi protagonisti e trovano spazio in una realtà sempre attuale.
La scena così come la vita non conclude e Pirandello ne è la metafora più viva, come testimoniano I giganti della montagna e l’incontro fra Ilse e Cotrone vicino all’olivo saraceno, dove tutto ebbe inizio, ma non una fine.

 

Ci parli di questo “Centomila, Uno, Nessuno” e della inversione del titolo.

Questo è un monologo contenente quattro pezzi, realizzato circa 8 anni fa, insieme a Giuseppe Argirò che ne ha curato la riduzione. E’ molto interessante, perchè verte su uno spaccato della vita di Pirandello che pochi conoscono. Questi quattro monologhi sono tratti da Non si sa come, da Sei personaggi in cerca d’autore, da Cotrone de I Giganti della Montagna, e L‘uomo dal fiore in bocca. E’ uno spettacolo che funziona molto bene, ha avuto grandi riscontri. Come accennato, sono solo in scena... si racconta del rapporto con la moglie di Pirandello che venne chiusa in manicomio, con questi semi di follia che serpeggiavano in famiglia, il rapporto conflittuale con il padre, garibaldino, uomo di forza, pieno di energia, vitalissimo, al contrario di lui, molto minuto e depresso, e poi ancora, Maria Stella, la governante di casa Pirandello che insegnò tutto a lui, perché i genitori erano assenti. Tutte queste storie che a scuola non si imparano, aiutano a comprendere il mondo pirandelliano, con il finale di Cotrone che esprime un Pirandello più mistico, molto particolare, che parla di una visione animista…

 

Pirandello, oltretutto, è quanto mai attuale, ma in questo pezzo che porta in scena a cosa si vuole dare maggior risalto delle tematiche pirandelliane?

Un po’ tutto, anche perché i monologhi che faccio sono tratti dai suoi pezzi più importanti. Quindi emerge il suo mondo, sia artistico che il senso della sua vita. Era un uomo tutto sommato non felicissimo. Ma c’è anche la parentesi in Germania dove scopre un mondo in cui le donne sono più disponibili, dove ha questo rapporto con Ellen Schulz-Lander, che poi però quando deciderà di partire, mollerà e andrà via. Lui era così, ha tenuto invece fede al matrimonio, nonostante la follia della moglie, mantenendolo fino alla fine.

 

Lei appunto porta in scena un Pirandello inedito, qualche anno fa portò in scena anche un Leopardi inedito.

Sì, sempre scritto da Argirò, anche quello un monologo molto bello e commovente! Sappiamo bene che Leopardi è morto giovanissimo, è particolare soprattutto l’ultima parte della sua vita trascorsa a Napoli.

 

Si sta dedicando anche ad altre pieces teatrali?

Al momento stiamo portando in scena Gin Game con Pamela Villoresi, un vecchio classico! Ci furono edizioni con Paolo Stoppa, Valeria Valeri, Paolo Ferrari, Valeria Moriconi... stiamo andando benissimo e lo proporremo anche la prossima stagione… ancora avremo 10 piazze in giro per l’Italia.

 

Lei è uno degli attori più versatili delle scene teatrali, quali pezzi ricorda con più piacere tra quelli da lei interpretati?

Sono davvero tanti! Intanto Re Lear dove avevo un ruolo da cattivo, quello di Edmund. È stato fondamentale, con Gabriele Lavia, poi all’inizio della mia carriera debuttai a 23 anni a Vicenza ne Le Mosche di Sartre accanto a Valeria Moriconi e Renzo Montagnani, facendo il protagonista. Fu un inizio folgorante, quindi lo ricordo con grande piacere. Poi il rapporto con mia moglie, Lia Tanzi, abbiamo fatto tantissimo, La Bisbetica domata che è stato un punto di forza della nostra coppia artistica, e tantissimi altri spettacoli, del resto sono 60 anni di carriera! Andò molto bene anche La coscienza di Zeno, con la regia di Scaparro, ho lavorato con Zeffirelli ne La città morta, accanto alla Ferrati, e poi la televisione… mi piace passare dal drammatico al leggero… altrimenti non mi diverto. Se dovessi fare soltanto un genere, il dramma, mi sentirei incompiuto.

 

Ce n’è stato, invece, qualcuno che ha ritenuto più complicato da interpretare?

Diciamo che tutti gli spettacoli hanno i loro punti complicati. La memoria… Gin Game ad esempio ha avuto un iter faticoso di memoria, perché facciamo queste partite, e ogni partita ha un risvolto, ce ne sono ben 19 e ogni volta ci sono finali diversi… Il rischio è di passare da un quadro ad un altro o saltare dei pezzi, quindi davvero un grande sforzo di memoria. Io poi, ancora non uso l’auricolare come molti miei colleghi, perché voglio essere io, presente a me stesso, e agire... Semmai, al limite, si inventa qualcosa e si va avanti. Comunque spettacoli complicati ce ne sono stati, accade sempre, ma li abbiamo superati… sono passato da Simon con Cena a sorpresa con mia moglie al Manzoni a Milano, o con Rumors, grazie al quale siamo stati i primi in Italia a mettere in scena una satira, anche quello molto divertente.

 

Mi sembra di capire quindi, che le è più congeniale il teatro della televisione.

Mah, insomma, non disdegno la televisione, ho fatto 10 anni di Incantesimo, oltre ai grandi sceneggiati come Le sorelle Materassi, negli anni '70, e quelli sono serviti molto, in contemporanea ho fatto anche trash movie che poi sono diventati dei cult, come Squadra antifurto, con Thomas Milian, La Liceale... Ultimamente ho partecipato a Cosa sarà dove interpretavo il papà di Kim Rossi Stewart per la regia di Francesco Bruni. E’ andato molto bene, un film interessante. Insomma spazio… Ovviamente il teatro è prioritario, quello non l’ho mai lasciato.

 

Concludendo?

Dico sempre Viva il teatro! Siamo in un momento di crisi tremenda, ma del resto c'è sempre stata! Il teatro è elitario, poi il Covid ha dato la botta finale. Comunque si sta riprendendo… ieri sera abbiamo fatto il pienone, quindi, a parte la qualità dello spettacolo, e gli attori c’è anche voglia di andare a teatro.

 


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