Fausto Fincato e Sandro Pertini
Fincato: "Con la pipa non si è mai soli".

Fincato: "Con la pipa non si è mai soli".

LF ha incontrato Emiliano Fincato (erede del fondatore Fausto a cui appartiene la citazione del titolo) nell'omonima Tabaccheria nel cuore di Roma, che ci ha aperto il mondo del fumo lento ed un vero e proprio museo al primo piano per gli intenditori ed estimatori del genere.

 

La pipa mi evoca ricordi lontani e sereni... Quel piacevolissimo aroma dolciastro che si sprigiona nell'aria, un odore armonico che mi riporta alle fumate del mio adorato nonno che di questo oggetto pregevole aveva fatto il suo marchio inconfondibile. 

Quindi il mio entusiasmo è stato doppio quando, grazie ai Negozi Storici di Eccellenza di Roma, ho avuto il privilegio di poter intervistare Emiliano Fincato, dell'omonima Tabaccheria Fincato, sita in Via della Colonna Antonina 34 a Roma, punto di riferimento per gli appassionati di fumo lento. Visitare la tabaccheria Fincato significa intraprendere un viaggio nel mondo della pipa e del sigaro. 

Già varcando la soglia, mi si è aperto un mondo! Non sono una grande intenditrice di fumo, ma apprezzo molto la cultura di base e le tradizioni di qualunque abitudine od usi esistano. Chiamarla Tabaccheria, a mio avviso, è riduttivo. Fincato possiede, al piano terra, la vendita di sigarette, sigari e tabacco, con qualche oggetto in esposizione, ma il bello arriva quando si sale al primo piano, dove si ammira una sorta di museo della pipa, pipe di radica delle migliori marche, pipe di schiuma di produzione attuale e d’epoca, sigari cubani, miscele di tabacco, accendini, tagliasigari, scatole umidificatrici, distillati ed un accogliente salotto in cui, tra i tanti personaggi che hanno popolato Fincato, su una comodissima poltrona, soleva sedersi l'allora Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini. La sottoscritta ha avuto il piacere di accomodarsi proprio sulla suddetta poltrona nel corso dell'intervista. 

Emilia Fincato aprì la tabaccheria nel 1932. Al piano terra sigarette sciolte, trinciati e Toscani. Al primo piano la sartoria del marito Carmelo. I nipoti Fausto Fincato e Bruno Baggio iniziarono a gestirla negli anni ’60, fino a trasformarla in uno dei punti di riferimento per gli appassionati di pipa di Roma. Nel 1971 la sartoria divenne il salotto dove, appunto, clienti come Sandro Pertini potevano fumare in libertà, dove giovani appassionati frequentavano corsi per imparare a fumare e conoscere la pipa. Nel 2001 Fincato inaugurò “La Casa del Habano”, la prima in Italia, spazio dedicato agli Habanos di Cuba.

Emiliano Fincato, terza generazione, dagli anni ’90 collabora con il padre Fausto alla gestione dell’azienda. Fincato, da sempre, è esperienza, mestiere, competenza assoluta, passione per la tabaccheria ed i suoi strumenti.

Prima di passare la parola ad Emiliano Fincato voglio concludere affermando che non ho mai fumato, ma se dovessi scegliere, o consigliare, punterei proprio sulla pipa, per il semplice fatto che va fumata con tirate lente, ritmate, e mai profonde. Più che un vizio, fumare la pipa è un vero e proprio rituale, con tanto di codice e manuale d’istruzioni.
Un po’ come l’inglesissimo tè delle cinque.

 

Iniziamo con il raccontare di come e quando avete iniziato a lavorare nel mondo della pipa, che ha tradizioni molto antiche.

Il negozio ha aperto, con la licenza alla famiglia Fincato, nel 1932. Chi ha iniziato il viaggio all’interno della pipa è stato mio padre, Fausto Fincato, negli anni ’60, una volta deciso che questo sarebbe stato il suo futuro, - cresciuto dentro la tabaccheria - ha dato seguito alla sua passione per la pipa, facendone un mestiere dagli esordi nel 1960.

 

Da cosa ha preso avvio la vostra ispirazione: dallo studio di modelli antichi di pipa o altro?

Nasce tutto dalla passione di mio padre per la pipa. I modelli erano comunque già tanti, la pipa ha oltre 200 anni di storia, di conseguenza, non mancavano fonti di ispirazione. I modelli disponibili, tra quelli realizzati a macchina e quelli realizzati in maniera artigianale, venivano lavorati su un pezzo unico a mano… Quindi la modellistica era già tanta. Comunque dal 1960 in poi, non sono mancati nuovi artigiani che continuano tuttora ad esserci, giovani imprenditori appassionati della pipa che iniziano e portano avanti la tradizione italiana, che è una delle più importanti al mondo, sia a livello industriale che artigianale, senza dubbio un’eccellenza.

 

Lei personalmente, che tipo di pipa predilige? E ce n’è una in particolare che è un’icona di stile?

Personalmente prediligo le pipe dritte, piccole, leggere, anche abbastanza lunghe, se ne capita una che mi piace, comunque trovo interessanti le forme leggere, pratiche da usare ma anche aeree, delicate... mi trasmettono un’idea di eleganza e leggerezza che, ripeto, mi attrae. E’ molto personale questo, a mio avviso non c’è una regola di base, la scelta della forma è molto personale e ci si può sbizzarrire. Io vado in quella direzione, pipa dritta e piccola, anche come fornello, non mi interessano quelli grandi, mi sento a disagio… li posso apprezzare come oggetti, meravigliosi, ma come fumatore no, prediligo le forme cosiddette classiche.

 

Che tipo di radica utilizzate qui per le vostre pipe e quale metodo e tempo di stagionatura per esse ritiene più valida?

La radica è quella dell’ Erica Arborea che è un arbusto che cresce, - quello utilizzato negli ultimi due secoli – nell’area Mediterranea. Il legno, in particolare il ciocco di radica che viene utilizzato per realizzare le pipe, – la parola è abbastanza spaventosa, è una sorta di tumore dell’apparato radicale dell’arbusto – si forma sotto il terreno, e ogni ciocco da cui viene realizzata la pipa, è unico, assorbe le caratteristiche del terreno e conferisce sempre risultati unici. Quando si parla delle caratteristiche di un marchio, della qualità della fumata, non si sbaglia quando si dice che ogni pipa è unica. Questo legno, a nostro avviso, è inimitabile, principale, l’unico che ci interessa. Anche per la resistenza al calore e le qualità estetiche che, a seconda dei gradi, delle classificazioni, lo rendono molto bello e prezioso.

Per quanto riguarda la lavorazione, ci sono diverse fasi e deve essere svolta in maniera corretta. La stagionatura minima ideale, si aggira attorno ai dieci anni. La radica deve invecchiare, si deve asciugare. E’ chiaro che negli ultimi tempi, a seguito anche di una carenza della materia prima, delle difficoltà per reperirla, la mancanza di manodopera, questi tempi si sono ristretti e ci si accontenta di stagionature inferiori, si spera non al di sotto dei tre anni. Questo poi resta un po’ un mistero nelle mani di chi raccoglie, stocca la radica e la vende. 

 

Voi quante pipe producete, più o meno, all’anno?

Dipende dalle annate, dall’ispirazione e da tanti fattori. Possiamo arrivare a produrre 300/400 pipe all’anno, a seconda dei periodi.

 

Ho l’onore, durante questa intervista, di sedere sulla poltrona che fu di Sandro Pertini… e da qui sono passati tanti personaggi conosciuti… Ha un aneddoto da raccontarci a riguardo?

Eh sì (ride n.d.r.)… se parliamo di Pertini, mi viene sicuramente in mente un aneddoto che è già stato raccontato molte volte, ma sempre divertente: un giorno il Presidente si era affiancato accanto a mio padre al bancone e stava vendendo una pipa ad una signora che non lo riconobbe! Dopo un po’, la signora tornò da mio padre e disse “mi scusi, ma quel signore che mi ha venduto la pipa, mi sembrava un volto familiare, possibile che si trattasse del presidente Pertini?” Ovviamente la risposta fu sì. Questa cosa è davvero simpatica e rivela molto del carattere e della personalità del Presidente, una figura che io ricordo estremamente positiva e forte. E’ stato spesso qui da noi, avevamo un rapporto di stima, di amicizia, di simpatia. Di tutto questo, un po’ è arrivato anche a me.

 

Voi qui avete anche un settore dedicato all’ Habano, che se non ricordo male, viene realizzato interamente a mano.

I sigari cubani sono un prodotto straordinario, appunto, realizzato a mano a Cuba, il sigaro che noi riteniamo essere il migliore al mondo… Abbiamo avuto l’onore di aprire la prima Casa dell’Habano in Italia nel 2000, e di ospitare per primi, in maniera importante, i sigari cubani in Italia. Infatti abbiamo una sala riservata alla vendita dei sigari cubani e uno spazio dedicato alla loro conservazione.

 

Ho notato inoltre, che ci sono distillati vari da abbinare al fumo…

Sì, esatto, si abbinano. Il nostro è più un gioco per suggerire abbinamenti ai fumatori che amano affiancare la fumata bevendo un Cognac, un Whisky, un Rhum, un Gin, uno Champagne… si può fare molto in questo senso. Senza dubbio, bere e fumare vanno a braccetto da tanto tempo.

 

Che tipo di clientela avete voi? E’ un settore di élite?

A me non piace definire elitario nè il settore della pipa nè il sigaro… inevitabilmente richiama quella che viene definita una élite, però l’élite è definita tale per questioni legate a capacità economica, potere, che sia politico od economico, ma non necessariamente morale… Noi accogliamo tutti, mi piace sottolineare questo aspetto di apertura totale, a chiunque, ai giovani, agli anziani, indipendentemente da qualsiasi aspetto sociale ed economico, noi apriamo le porte a tutti e siamo qui per aiutare e seguire chiunque, ovviamente anche le fumatrici, che ci sono, ma più nascoste, a volte inevitabilmente… Purtroppo la nostra cultura ancora risente di retaggi un po’ maschilisti, quindi le fumatrici non si espongono quanto gli uomini, però ci sono, fumatrici di pipa e di sigaro. Noi siamo qui per tutti.

 

Concludendo?

Speriamo di poter continuare a svolgere in modo sereno il nostro lavoro, di portare avanti la nostra attività. I tempi che viviamo trasmettono tensione e forte precarietà, l’impressione è che si viva alla giornata, e questo non aiuta molto. La nostra attività vive anche di turismo, perché la nostra posizione qui in centro, a questo ci porta. Quello che sta accadendo, ha destabilizzato un pochino il normale corso delle cose, quindi siamo dipendenti dagli avvenimenti che accadono nel mondo… L’ augurio è quello di andare avanti e lavorare serenamente.

 

 

 


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