Ph. Collettivo Margot
Elena Bresciani, dal Belcanto a Battiato: il cammino di una voce in ricerca.

Elena Bresciani, dal Belcanto a Battiato: il cammino di una voce in ricerca.

Continuano, uno dopo l’altro, gli impegni artistici del mezzosoprano Elena Bresciani, artista eclettica da 27 anni al servizio della Musica.

Cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, autore di testi per musica in SIAE, direttore di coro, mentore ed acquerellista italiana, è anche divulgatrice musicale in Radio e su testate Giornalistiche con numerose pubblicazioni scientifiche alle spalle.

 

Elena, partiamo dall’appuntamento del primo di Marzo scorso che ti ha visto debuttare nel ruolo di Sara nell’opera in tre atti di Gaetano Donizetti Roberto Devereux (Produzione Ab Harmoniae Onlus, Direzione Artistica Denia Mazzola Gavazzeni) a Bergamo. Per te è stato un po’ come tornare a casa?

Sì, cantare Donizetti, autore bergamasco come me, con una artista bergamasca come Denia, nella città dove mi sono diplomata in Conservatorio, addirittura nella sala da concerto dove ho preso il mio diploma, per me è casa. Cantare il Belcanto insegna e fa riposare la voce, la coccola, la accudisce e si studia molto per eseguire ruoli così, anche questo “artisticamente” è casa.

 

Mettiamo in parallelo il ruolo di Sara di Nottingham e il ruolo di Ulrica che affronterai ad Aprile… come ti prepari tecnicamente per due artisti differenti quali Donizetti e Verdi?

La Sara donizettiana è un ruolo acuto da soprano secondo, Ulrica è un ruolo da mezzosoprano drammatico verdiano quasi contraltile.

Devo ringraziare il mio strumento che per la sua elasticità naturale mi ha consentito di affrontare negli anni quasi 90 differenti ruoli (operistici - cameristici - sinfonici).

Per Donizetti ho lavorato in estensione all’acuto, perché la voce deve fare acuti estremi come i Do bemolle ed in alleggerimento vocale, perché stilisticamente Sara non è drammatica, ha un certo lirismo morbido e patetico.

Per Ulrica il discorso è diverso; enorme lavoro sui passaggi di registro dal petto al misto ed acuti svettanti come sciabolate; è il mio quattordicesimo ruolo verdiano, ho vinto nel corso degli anni premi come “voce verdiana” ed essendo un autore a me particolarmente congeniale lo affronto con una apparente disinvoltura. In realtà, mi preparo moltissimo. Cantare Verdi significa fraseggio scolpito, passaggi di registro solidi altrimenti ci si gioca la voce, non lascio mai che la mia passionalità drammatica sovrasti la tecnica, mi sorveglio, mi trattengo, non canto impavida, penso, altrimenti un ruolo come Ulrica non si può eseguire, ci si spezza in due la voce. Di sicuro a vent’anni non lo avrei mai accettato, non ne avevo l’esperienza tecnica e interpretativa. Dopo questo ruolo mi piacerebbe tornare a Maddalena nel Rigoletto verdiano, perché la rileggerei in modo diverso e confesso che vorrei anche cimentarmi nella Zia Principessa della Suor Angelica di Puccini, perché saprei come giocarmi il centro grave. 

Non ho mai capito con così chiarezza, la tecnica contraltile come quest’anno che ho cantato uno dopo l’altro tre ruoli contraltili impervi: Dama Pluche ne’ La Rosiera di Gnecchi, tecnicamente pesante come Strauss; Madame De Croissy nei Dialogues di Poulenc ed infine, questa Ulrica. 

 

Il tuo percorso artistico ha forti affinità anche con un altro artista: Franco Battiato. So che stai approfondendone lo studio. Puoi anticiparci qualcosa?

Ricerca musicale e spirituale sono state il centro del lavoro del Maestro Battiato ed io sono in linea con questa idea: la mia ricerca artistica non può mai prescindere dalla ricerca spirituale. Sto studiando ogni suo scritto, pratico costantemente meditazione e contemplazione, questo produce mutamenti continui nella mia persona e nella mia arte. Spero di poter eseguire la sua Messa Arcaica prima o poi…

Battiato ha - inoltre - messo al centro del suo lavoro l’essere umano, la ricerca, la cura dell’altro, ha cercato di dire con semplicità il metafisico; per me è un faro, cerco di seguire questa sua traccia e incarnarla nel mio percorso artistico. 

 

Veniamo alla tua scuola e ai talenti che sforna: il 19 Marzo vede l’uscita di un brano della tua allieva Alessia Passera, di cui sei coautrice. Di cosa parla e come è stato il lavoro di docente e autrice insieme?

Abbiamo pianto molto insieme.

Alessia ha deciso di raccontare la sua storia: la morte del suo papà affrontata alla giovane età di tredici anni. Ha chiesto il mio contributo come autore del testo, perché era troppo addentro alla narrazione per affrontare questo tema da sola ed io ne sono stata onorata. Alessia è una ragazza/artista molto sensibile ed intelligente.

Ho usato la lingua italiana con determinate finalità, rende poetico il tema, alleggerirlo senza sminuirlo, rendere un dolore personale più universale, comprensibile a tutti, drammatizzando il meno possibile.

Ricordo, assenza, dolore e amore si intrecciano.

Ho scritto anche l’armonia del brano al pianoforte, che il produttore ha poi leggermente rimaneggiato solo nel ritornello. Anche la parte melodica è di Alessia, l’ho solo aiutata ad improvvisare sull’armonia per costruire i temi melodici.

Poi - naturalmente - abbiamo costruito il colore vocale e l’interpretazione adatti ad esaltare testo e musica.

 

Per concludere, so che sono in programma dei momenti di masterclass, uno previsto per fine mese che vedrà in studio Antonio Tortolano per parlare di marketing musicale e uno a luglio. Quanto sono importanti queste occasioni di formazione e aggiornamento?

Antonio Tortolano è un professionista di altissimo livello ed è una gioia ospitarlo in studio. Allievo di Maurizio Costanzo, in televisione si occupa di scouting, casting e scrittura per produzioni Rai, Mediaset e Sky. Negli anni ha lavorato in programmi come Amici, Striscia La Notizia, Avanti un altro, X Factor, The Voice of Italy, The Voice Senior, 100% Italia, The Voice Kids. Sarà una occasione molto importante per gli allievi aspiranti professionisti.

Le Masterclass di Luglio, invece, saranno tenute da me in Umbria a Roccaporena di Cascia grazie all’invito di Andrea Ceccomori, direttore artistico di “Assisi Suono Sacro”. Una masterclass sarà dedicata alla tecnica del canto lirico, pop, musical. L’altra masterclass riguarderà il mio progetto di ricerca Vibralchimie. Intitolato “La voce che cura” si occuperà delle connessioni fra voce, campane tibetane e di cristallo con finalità di rilassamento e benessere per l’essere umano. Sono dunque invitate a questa seconda masterclass tutte le persone interessate ai temi del benessere.

Intervista realizzata dalla giornalista Francesca Ghezzani

 


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