Mariano Sabatini: "Tengo molto che i miei romanzi non si riducano ad un “chi ha ucciso chi”. "

Mariano Sabatini: "Tengo molto che i miei romanzi non si riducano ad un “chi ha ucciso chi”. "

LF ha intervistato il giornalista e scrittore Mariano Sabatini in occasione dell'uscita del suo thriller "Mutevoli nascondigli", edito da Indomitus Publishing,  l’attesissimo terzo capitolo della serie con protagonista Leo Malinverno.

Mariano Sabatini è un autore di talento, oltre ad essere un affermato giornalista. E' da poco uscito in libreria con il terzo capitolo di una trilogia che vede come protagonista l'affascinante giornalista investigativo Leo Malinverno. Il libro in questione si intitola "Mutevoli Nascondigli", preceduto da "Primo venne Caino" e "L'inganno dell'Ippocastano" prima ancora.

Da grande estimatrice di thriller, ho letto avidamente Mutevoli Nascondigli, un volume che cattura, tiene inchiodati, anche di notte (momento in cui mi dedico alla lettura), quasi ipnotizza. Non pensiate di trovare solo scene pacate e poco colorite, - del resto un thriller tutto deve essere, tranne che tranquillo - in questo romanzo sono ben vividi tutti gli elementi che fanno di questo libro un Signor Thriller.

Mariano Sabatini, che non dà nulla per scontato nelle sue storie, ha uno stile accattivante, oltremodo enigmatico nella trama, con personaggi variegati dal punto di vista psicologico, comportamentale e di ceto sociale. La città in cui si svolge la trama è Roma, che con i suoi lati oscuri che talvolta la soggiogano, ben si presta allo snodo delle narrazioni.

Nel cuore di una Roma oscura e corrotta, Leo Malinverno, audace giornalista investigativo, è pronto a sfidare di nuovo l’abisso. Il Tatuatore è tornato. Sfuggito alla giustizia, questa volta non esita e non sbaglia mira: un attacco brutale riduce Malinverno in fin di vita.

Ma il male non attende. Mentre il giornalista lotta per rimettersi in piedi, un nuovo orrore squarcia la capitale: la decapitazione del celebre scrittore Petronio Grigo, maestro dei bestseller e divo mediatico, ma anche burattinaio invisibile di intrighi malavitosi. E non è che l’inizio: una catena di omicidi si dipana, rivelando ipocrisie letali, invidie, violenze e inganni sepolti nei mutevoli nascondigli dell’animo umano, dove il confine tra vittima e carnefice si dissolve.

Tra dolori lancinanti, ferite dell’anima, nostalgie che divorano e assenze che urlano, Malinverno dovrà fronteggiare anche i demoni del suo ambiente: slealtà professionali e rivalità con giovani colleghi affamati di scoop. Riuscirà a riaccendere il fuoco interiore per smascherare la rete di corruzione in cui rischia di smarrirsi?

Questa in larga misura la trama che, ovviamente, non intendo svelare di più.

Mariano Sabatini ne emerge come uno scrittore di thriller tra i migliori che abbiamo, sia per il suo stile, che trovo molto originale e dinamico, che per le idee che traspone su PC... del resto, anche questa intervista risulta, a mio avviso, diversa da tutte le altre... !

 

Mariano le do il mio benvenuto in LF MAGAZINE. Ci racconta qualcosa del "terzo capitolo" di una serie di successo che ha per protagonista, ancora una volta, Leo Malinverno.

La notizia è che è vivo, chi leggerà capirà. È vivo e lotta insieme a noi, lui poi invecchia meno rapidamente di me. Ha ancora intorno ai quaranta, sono trascorsi pochi mesi per lui dalla lotta con il Tatuatore in “Primo venne Caino”, mentre io sono più maturo – diciamo così – di ben otto anni. Stavolta deve indagare sulla morte dello scrittore, autore di best seller, Petronio Grigo, uno che ha tutt’altri interessi rispetto alla scrittura. E questa cosa la paga con la testa, nel vero senso della parola.

 

Un thriller mozzafiato, coinvolgente e scioccante che si dipana in una Roma piuttosto cupa e celata... La scelta del titolo rimanda a qualcosa in particolare?

Su questa cosa del fiato mozzato, dovremmo intenderci. Nel romanzo di mozzato c’è ben altro… e poi non vorrei mai che i lettori ci rimanessero secchi dimenticandosi di respirare mentre girano le pagine. A parte gli scherzi, ci tengo che i miei romanzi non si riducano a “chi ha ucciso chi”. Il titolo infatti rimanda ai reconditi anfratti dell’animo umano e si rifà a una frase di Carlo Levi. Sia Malinverno, nel suo lavoro di giornalista investigativo, sia le vittime dovranno misurarsi con i chiaroscuri del proprio profondo.

 

In Mutevoli Nascondigli c'è il protagonista maschile importante, appunto, Malinverno: vuole descriverlo un pochino?

È un giovane uomo affascinante, come avrei voluto essere io. Dopo il primo romanzo mi sono chiesto come potesse essere e ho deciso che potesse avere le fattezze di Luca Argentero, con quel suo sorriso sghembo, i ricci. Ora però sta invecchiando anche lui. Se non si sbrigano a fare la serie dai miei romanzi si dovrà optare su Gianmarco Saurino. Malinverno è leale, appassionato, charmant, gran lettore, ascolta buona musica, gli piace cucinare e ama le donne… più che altro le desidera fisicamente, quanto a impegnarsi in un rapporto ha molto da imparare.

 

In molti casi i thriller, come i noir o i gialli, angosciano per i loro lati oscuri e misteriosi. Nonostante ciò, suscitano grande interesse e hanno una folta schiera di lettori. Secondo lei, perché?

La vita forse è meno angosciante? Almeno in questa narrativa, spesso, i colpevoli vengono assicurati alla giustizia o fanno la fine che meritano. Forse è questo che piace? È una delle ipotesi. La narrazione nasce da un inciampo, da un’attrizione, da un conflitto. La morte e l’indagine rappresentano l’acme di tutto ciò.

 

Spesso i protagonisti dei thriller hanno alle spalle situazioni personali e familiari problematiche, si portano addosso ferite difficilmente rimarginabili. Questo per renderli più reali, vivi e umani?

Ma questa è la natura del romanzo stesso. Non c’è racconto senza crisi. Che storia è se va tutto sempre bene? Persino la vita, se troppo piatta, annoia. I romanzi sono la vita senza le parti noiose.

 

In un momento storico in cui violenze e guerre sono all’ordine del giorno, crede che questo genere letterario possa avere anche una funzione di critica sociale, di analisi della società e di denuncia delle problematiche?

Ma certamente, il crime offre tante opportunità di indagine, non solo sulle tracce degli assassini per fiction. Una volta si diceva che il noir raccontasse il territorio, ma non c’è territorio più affascinante di quello interiore.

 

Lei è giornalista ed è stato autore di importanti trasmissioni Rai, ma quando ha iniziato a scrivere thriller e in quali circostanze?

In Tv il mio pigmalione fu Luciano Rispoli. Per i romanzi devo tutto all’amica Elda Lanza, la prima presentatrice della Tv. Mi fece leggere il suo “Niente lacrime per la signorina Olga” in dattiloscritto, lo trovai bellissimo e lo proposi a Valentina Paggi di Salani, la quale ne parlò a Maria Grazia Mazzitelli, direttrice editoriale. Quel romanzo ebbe svariate edizioni e credo abbia venduto ben più di ventimila copie. Da quello ebbe inizio la serie dei casi dell’avvocato Max Gilardi che Elda mi faceva leggere in anteprima. Nel dire a lei cosa funzionava e cosa no, mi è venuta voglia di scrivere un noir anche a me. A quel punto trovai naturale sottoporlo a Salani… Ora però sono felice che l’intera trilogia del mio Malinverno sia proposta da Indomitus Publishing di Davide Radice. Editore moderno, intelligente, veloce.

 

Quali sono state le sfide più grandi che ha incontrato nel trasformare l’idea originale in un thriller avvincente?

Io sono uno scrittore lento, problematico, dubbioso. Il mio amico Divier Nelli, scrittore fantastico ma anche editor impareggiabile, dice che è il solo modo per migliorarsi. Allora vuol dire che io miglioro sempre, se devo dare ascolto alle tante insicurezze che devo fronteggiare al pc.

 

Mariano Sabatini ha delle paure, e se sì, quali?

Tante, quelle di tutti credo. Questo mondo ci condanna alla fatica di sopravvivere, poi ho timori per le mie figlie. Ho l’assillo del dolore fisico: morire scoccia a tutti, ma la differenza la fa come si muore. Se potessi decidere non vorrei accorgermi che accade. Inoltre sono un fautore del suicidio assistito, dovremmo essere liberi di mettere la parola fine quando non ne possiamo più.

 

Quali sono gli autori del genere thriller/giallo che legge di preferenza? 

Ne ho letti tanti, ora che sono nella sala macchine del genere, leggo di preferenza romanzi più intimistici, anche se la definizione non rende. Di recente ho amato “I figli di Wanda” del venerabile Vincenzo Pardini, pubblicato da Oligo, racconti meravigliosi ambientati nella sua Lucchesia. Protagonisti animali, lupi, muli, montoni… è bravissimo nel rivelare attraverso le bestie la parte peggiore degli uomini. Mi è piaciuto “Grande” di Ivan Cotroneo, appena uscito per La nave di Teseo. Il racconto impietoso del rapporto tra un figlio e la madre malata di demenza senile. Inoltre leggo molti testi divulgativi di psicologia.

 

Progetti futuri?

Vado dove mi portano la scrittura, la parola, la lingua italiana. Nel 2027 uscirà un romanzo che mi ha impegnato molto e che ha per protagonista una donna. Sarà pubblicato da un altro prestigioso editore.

 

Concludendo?

È già finita… come dicono in Tv. Cosa dobbiamo concludere? Il finale di un romanzo è altrettanto difficile quanto l’incipit e altrettanto importante. Optiamo per un finale aperto! Tutto può ancora succedere.

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Mariano Sabatini è nato nel 1971 a Roma, dove vive. Ha scritto per i maggiori quotidiani, periodici e per il web, ha firmato programmi televisivi di successo (tra i quali “Tappeto volante”, “Parola mia” e “Uno Mattina”) per la RAI e altri network nazionali privati. Ideatore e conduttore di rubriche radiofoniche, continua a frequentare la TV come commentatore e scrive racconti per riviste popolari. Ha partecipato a diverse antologie e proposto una novella per bambini dal titolo “Una cagnolina non vola mica” (Chiaredizioni, 2021). Dopo diversi libri saggistici, con “L’inganno dell’ippocastano” (2016), suo primo romanzo, ha vinto il premio Flaiano e il Romiti; “Primo venne Caino” (2018) si è aggiudicato tra gli altri il Giallo Ceresio e Pemio Città di Como. Entrambi sono tradotti all’estero.

 


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